La storia di Gertrude Käsebier, pioniera della fotografia al femminile (e fotografa dei nativi americani)

Di Daniela Ambrosio
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Photo credit: Library of Congress
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From ELLE

Coraggiose, glamorous, osannate, sconosciute, avventurose. Sempre vigili e pronte a cogliere l’attimo più fuggevole, oppure estremamente riflessive, alla ricerca dell’inquadratura perfetta. Sono le donne fotografe, coloro che sono riuscite, attraverso l’obbiettivo, ad abbattere i pregiudizi di una pratica considerata “maschile”. Ma non solo: hanno lavorato in situazioni di pericolo, mettendo spesso a rischio la loro stessa vita. Si tratta di donne che hanno contribuito a cambiare i costumi, a far uscire le donne dalla loro posizione di "angeli del focolare", per conquistare, finalmente anche se faticosamente, il loro posto nel mondo.

In una delle poche fotografie che la ritraggono, Gertrude Käsebier si presenta in posa, il mento sollevato con fierezza, un sorriso appena abbozzato sotto un pesante cappello piumato. Indossa abiti ancora ottocenteschi, pomposi, poco pratici; le mani sono ricoperte da candidi guanti, come dettava la moda del tempo. È una donna di due secoli fa, eppure c'è qualcosa di moderno nel suo sguardo, una luce che riesce ad andare oltre quelli che erano i cliché di un secolo che stava per finire. Il suo sguardo, come il suo obbiettivo, pare donare poesia e modernità su qualsiasi cosa esso si posi: Gertrude Käsebier è una donna di un altro secolo, eppure ci sembra vicina. Pioniera tra le donne fotografe, è conosciuta ai più per i suoi scatti dei nativi americani e per le sue tenere immagini di donne, ritratte nei momenti più intimi della maternità. Nata nell'Iowa nel 1852, Gertrude Stanton era figlia di un cercatore d'oro che aveva fatto fortuna in Colorado. Dopo la morte del padre la famiglia si spostò a New York, dove la madre aprì una pensione per sostenere la famiglia, ormai quasi caduta in rovina. A 22 anni, la giovane Gertrude si sposò con un uomo d'affari, da cui avrà tre figli. Sarà un matrimonio d'inferno: la coppia si scontrava su tutto e, poiché il divorzio era ancora un tabù, vissero per anni separati in casa. Ciononostante, fu proprio il marito di Gertrude a sostenere la sua passione per la fotografia, giunta in età piuttosto insolita: i suoi primi scatti furono infatti realizzati quando aveva 37 anni, un'età "avanzata" per l'epoca. La Käsebier, incurante delle resistenze del marito, si trasferì a New York dal New Jersey e cominciò a studiare arte e design.

Photo credit: Wikimedia Commons
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L'ambiente universitario la stimolò molto: oltre alla passione per la fotografia, entrò in contatto anche con le idee di Arthur Wesley Dow e del pedagogo Friedrich Fröbel, i cui concetti innovativi sull'idea di maternità ebbero molta influenza sulla fotografa, che sceglierà proprio le donne come soggetti per i suoi primi scatti. Il forte legame tra madre e figlio, il contatto fisico dell'allattamento, l'intimità di un periodo delicato come quello della maternità furono infatti di grande ispirazione per la Käsebier, che a quel punto era letteralmente ossessionata dalla fotografia. Decise così di trascorrere un periodo in Europa per perfezionare la sua tecnica e diventare così una fotografa professionista: studiò in Germania e in Francia, lasciando che fossero i suoceri ad accudire i suoi figli. Quando ritornò in America, il suo sogno era ormai vicinissimo alla realtà: espose al Boston Camera Club - un'importante associazione fotografica - ben 150 fotografie. Fu un successo senza precedenti: nessun fotografo aveva esposto finora una tale mole di immagini, figurarsi una donna.

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Era l'occasione che Gertrude aspettava da anni: l'occasione di mostrare finalmente il suo lavoro e, sopratutto, incoraggiare le donne a intraprendere la carriera di fotografe, un mestiere finora quasi esclusivamente maschile. Furono queste le testuali parole che la fotografa disse in occasione della sua prima intervista: "Consiglio vivamente alle donne con un gusto artistico di allenarsi nel campo ancora poco battuto della fotografia moderna. Sembra essere particolarmente adatto a loro, e i pochi che vi sono entrati stanno incontrando un successo gratificante e redditizio". Come a dire che, fin dai suoi esordi, la fotografia poteva riservare grandi soddisfazioni alle donne che la abbracciavano. Affascinata dal mondo dei pellirosse, Gertrude nel 1898 scrisse di suo pugno una lettera al mitico Buffalo Bill per chiedergli il permesso di fotografare i membri della tribù Sioux che viaggiavano con lui nei suoi vari spettacoli circensi per l'America.

Photo credit: Wikimedia Commons
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Nacquero così i suoi ritratti più belli: quelli che ritraevano i membri più importanti dei nativi americani. I suoi ritratti non furono mai impiegati per scopi commerciali e la fotografa fu sempre molto rispettosa nei confronti di questa popolazione, che viene ritratta in tutta la sua fierezza e in tutto il suo orgoglio. La particolarità dei ritratti di Gertrude è la grande importanza che viene data alla persona ritratta: la posa e gli abiti, la scenografia e le luci sono solo elementi di contorno. La fotografa era interessata principalmente al soggetto e alla sua personalità, contrariamente a quello che faceva la fotografia dell'epoca. Tuttavia, l'aspetto commerciale per Gertrude era fondamentale: dopo la morte del marito era stata infatti costretta a sostenere economicamente la sua famiglia. In quegli anni, e fino alla fine della sua vita, la fotografa incoraggiò altre donne a intraprendere la carriera fotografica: questa donna dell'Ottocento aveva spalancato le porte della fotografia alle donne dei secoli a venire.