La storia di Lukaku e il voodoo è razzista eccome, e viene da lontano (purtroppo)

Di Redazioni
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Photo credit: Nicolò Campo - Getty Images
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From Esquire

Scene bruttissime ieri sera in Coppa Italia tra Ibrahimovic e Lukaku. A fine primo tempo il centravanti del Milan e quello dell'Inter vengono a contatto, fanno testa contro testa (lo svedese forse più aggressivamente del belga): Ibarhimovic ha detto a Lukaky qualcosa che lo ha mandato su tutte le furie.

Nel secondo tempo Ibra nervosissimo di fa espellere per somma di ammonizioni, ma oggi l'attenzione è tutta sulle parole rivolte all'avversario di origine congolese durante lo scontro, con tanto di ascolto e riascolto dell'audio alla moviola. Gli ha detto "monkey", cioè "scimmia"? No, giurano Ibrahimovic e il Milan, è tutto un equivoco basato sulla prima lettera della parola: lo ha chiamato "donkey", cioè "asino". Un epiteto zoologico forse ancor meno lusinghiero ma - questo è naturalmente il punto più importante - privo di particolari connotazioni razziali.

Prendiamola per buona e soffermiamoci sull'altra provocazione: Ibrahimovic avrebbe detto a Lukaku anche qualcosa tipo: "vai a fare il voodoo". Ma anche in questo caso non ci sarebbe un intento razzista perché, spiega qualche spericolato sito italiano, il voodoo sarebbe notoriamente diffuso "nella famiglia di Lukaku". Ok, fermi tutti, è davvero così?

Photo credit: Emilio Andreoli - Inter - Getty Images
Photo credit: Emilio Andreoli - Inter - Getty Images

No, e l'origine della leggenda metropolitana è a portata di Google per chiunque voglia informarsi: nel 2017 Lukaku giocava nell'Everton ed era uno dei centravanti più corteggiati del calcio mondiale. Aveva ricevuto un'offerta del suo ex club, il Chelsea, ma il proprietario dell'Everton Farhad Moshiri voleva ad ogni costo trattenerlo. Per un po' sembrò che fosse sul punto di fargli firmare un nuovo contratto, ma alla fine Lukaku rifiutò e decise di andarsene (la trattativa col Chelsea poi non andò a buon fine, per cui si trasferì al Manchester United).

Moshiri, irritato o forse addirittura furioso, raccontò allora ai soci di minoranza del club che Lukaku aveva accettato il rinnovo, e il suo agente era già nella sede dell'Everton per la firma, ma a quel punto Lukaku aveva ricevuto un messaggio dalla madre, convinta da un "rito voodoo" che Romelu dovesse andare al Chelsea. Per questo il giocatore aveva cambiato idea.

Il problema è che non solo Lukaku ha smentito la versione di Moshiri, ma addirittura attraverso il suo staff ha minacciato azioni legali: "il giocatore prende le distanze da queste idee e da queste dichiarazioni, ora valuterà quali azioni giudiziarie possano essere prese in relazione ad esse. Romelu è molto cattolico e il voodoo non fa parte della sua vita o delle sue convinzioni. Semplicemente non aveva fiducia nell'Everton e non aveva fiducia nel progetto di Moshiri. Ecco perché non voleva firmare a nessuna condizione. Voleva fare il passo successivo nella sua carriera".

Insomma, Lukaku ha fatto una semplice scelta di carriera, come centinaia dei suoi colleghi, ma qualcuno viste le sue origini ha pensato di vendicarsi attribuendola al "voodoo". Probabilmente Ibrahimovic non conosce tutta la storia e ha solo pensato di scagliare contro il collega una malignità qualsiasi, senza riflettere sulle implicazioni, ma è davvero difficile sostenere che nell'associazione tra Lukaku e il voodoo non ci sia niente di razzista.