La storia di Stella Creasy, deputata britannica al lavoro con il bebè in fascia per protesta

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Photo credit: Nicola Tree - Getty Images
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"La maternità non è un benefit, ma un diritto". Sembra strano doverlo ribadire ancora oggi eppure quando settimana scorsa Stella Creasy, deputata laburista britannica e neo-mamma, si è trovata nelle condizioni di prendere parte a una seduta parlamentare con il proprio bebè di un mese di vita stretto al petto, la sensazione era che fosse necessario ricordarlo di fronte a uno stupito parterre di soli uomini. "So che alcuni in questo posto non sono fan delle madri nella madre di tutti i parlamenti – ha detto con una certa ironia Creasy rivolgendosi direttamente al leader della Camera dei comuni Jacob Rees-Mogg –, ma sono sicura che lei non è tra loro, e quindi vuole incontrare una delegazione interpartitica per vedere come possiamo assicurarci che tutti in questo Parlamento rispettino la legge sulla maternità e sul congedo parentale?".

Photo credit: House of Commons - PA Images - Getty Images
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Un copione già scritto per Creasy, che nel 2019, alla sua prima maternità, aveva ingaggiato una dura battaglia per ottenere lo stesso trattamento della procuratrice generale Suella Braverman, esponente del governo di Boris Johnson, per la quale Westmister aveva approvato una legge lampo che consentiva ai componenti dell'esecutivo di potere usufruire del congedo di maternità. Prima che il pancione della Braverman interrogasse il Parlamento britannico sull'opportunità di consentire alle deputate neo-mamme di continuare a lavorare, nessuno a Downing Street si era mai posto il problema di modificare un provvedimento degli Anni 70 in base al quale ministri o esponenti del governo non potevano lasciare temporaneamente il proprio lavoro per andare in maternità, ma erano costretti a dimettersi da parlamentari.

Photo credit: Ben Pruchnie - Getty Images
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Dopo il caso di Suella Braverman la norma è stata subito modificata, ma ancora una volta a farne le spese sono state le donne perché la legge introdotta prevede un congedo di maternità di sei mesi per i ministri, ma non per i cosiddetti backbencher, ossia i semplici parlamentari. Da qui le proteste di Stella Creasy e di altre colleghe che chiedono pari diritti per tutte le deputate. Chi non fa parte dell'esecutivo infatti ha diritto al congedo retribuito, ma durante la propria assenza non può esercitare tutti i diritti e doveri di un parlamentare, come per esempio votare sui disegni di legge o in commissione. Per questo stesso motivo Creasy è stata una pioniera perché, dopo la prima gravidanza due anni fa, è riuscita a farsi sostituire in qualche circostanza da una sorta di “deputato provvisorio” scelto temporaneamente in sua vece. Una soluzione assolutamente inedita e informale nel Parlamento britannico, che la deputata vorrebbe diventasse legge per tutte.

Photo credit: Nicola Tree - Getty Images
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“Non è possibile che la maternità venga considerata un optional come un'auto aziendale, anzi come un benefit, mentre dovrebbe invece essere un diritto basilare! Si tratta di discriminazione nei miei confronti e in generale nei confronti delle donne”. Aveva detto tempo fa Creasy, che settimana scorsa è tornata sul tema per lamentare una disparità di trattamento per le neo-mamme parlamentari che vogliono tornare al lavoro rispetto a qualsiasi altra dipendente del Regno Unito. Dal canto suo, come riporta Metro Uk, Rees-Mogg, oltre a pronunciare parole di apprezzamento per il figlio della deputata per il suo "comportamento impeccabile", ha precisato che "le regole attuali sono perfettamente ragionevoli e del tutto in linea con la legge". "Abbiamo diritti diversi e privilegi diversi contro i dipendenti. Si tratta di un ruolo diverso e quindi il diritto del lavoro si applica a noi in modo diverso". E ha concluso: "In realtà abbiamo molti più privilegi della maggior parte delle persone occupate, non a causa di chi siamo individualmente, ma a causa della nostra responsabilità collettiva di rappresentare il popolo di questa nazione". Ed ecco che ancora una volta si confondono i diritti con i privilegi.

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