La storia di Tiziana Ferrario, prima donna in Italia a condurre l'edizione serale del TG1

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Photo credit: Rosdiana Ciaravolo - Getty Images
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Tiziana Ferrario è una donna con un primato, e come tale quando la si racconta si tede a partire da lì, da quel traguardo che una volta raggiunto ha segnato un cambio di passo, una svolta, un nuovo inizio. Ferrario, infatti, è stata la prima giornalista in Italia a condurre l'edizione serale del TG1. Succedeva nel 1982, quando a fare concorrenza alla rete ammiraglia della Rai c'era poco e niente, e lei, di quel gigante della comunicazione, era una delle principali anchorwomen. Ma Tiziana Ferrario, milanese di nascita, romana d'adozione, non s'è mai sentita risolta dalla pura vita di redazione, e dal pregio di essere uno dei volti più noti dell'informazione italiana: una delle sue tante, ma più viscerali, passioni, infatti, è stata la politica estera, che l'ha portata a diventare inviata in situazioni estreme di crisi umanitarie e internazionali, dall'Afghanistan, al Medio Oriente, all'Iraq, al Sud Est Asiatico, all'Africa tra il nord Uganda e il Darfur. Per questo motivo è stata nominata Cavaliere dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana nel 2003 dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, per il suo impegno civile come giornalista inviata in aree di guerra.

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E proprio sull'Afghanistan ha scritto nel 2006 Il vento di Kabul. Cronache afghane, che è la cronaca schietta di un paese allora in ginocchio (e che oggi è di nuovo smosso da un'aria pesantissima che sa pericolosamente di passato) con territori distrutti che necessitavano di aiuti, tra gli occhi delle donne afghane non più nascosti dai burqua, i piedini dei bambini nel fango di un terreno che non riesce più a dare frutti, la richiesta degli uomini di non essere lasciati nell’abbandono. E proprio dalla necessità di far conoscere in più di 2 min circa (tempo medio della durata di un servizio televisivo per il TG), la condizione delle popolazioni afghane, è nato il libro, il primo di una nutrita serie, che dalla politica internazionale è passato per la complessità degli Usa di Trump per arrivare al femminismo, ma da una prospettiva forse poco considerata, eppure cruciale, che è quella dei maschi. Sugli States nel 2017 ha pubblicato Orgoglio e pregiudizi, che ha preso spunto dalla sconfitta di Hillary Clinton e dall’elezione di Trump per tracciare un quadro davvero poco edificante della situazione femminile nel nostro paese e della rivoluzione in atto negli Usa. “Negli Usa le donne hanno cominciato a muoversi e a ribellarsi e da quando sono scese in piazza contro Trump a gennaio 2017 non si sono più fermate. Qui in Italia invece le donne sono in una condizione di arretratezza. Troppo poche ancora quelle che lavorano e manca la voglia di combattere. In America- scriveva nel 2017 - ora circola questo invito: 'hai marciato? Ora candidati'. Molte donne si preparano a scendere in politica. Mi piacerebbe succedesse anche qui”. E quel cambiamento che, da buona reporter, aveva annusato, è diventato realtà con le ultime elezioni che hanno dato agli USA la loro prima vicepresidente donna Kamala Harris.

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A settembre 2020 è uscito il suo ultimo libro, dal titolo piuttosto esplicito Uomini: è ora di giocare senza falli, nel quale l'ex corrispondete di guerra si chiede se oggi esistano davvero uomini nuovi. "La risposta - ha spiegato - è sì e io li ho raccontati. Non è stato facile trovarli, ma ci ho provato e posso confermare che esistono anche in Italia, uno tra i paesi più patriarcali dell’Occidente. Ho pensato fosse giunto il momento di dare voce agli uomini non maschilisti, di sentire le loro opinioni e di cogliere le differenze che stanno agitando l’universo maschile. Quanti ancora sono invece prigionieri inconsapevoli e felici in quel modello? In queste pagine ho cercato di raccontare i maschi che credono in un’alleanza con le donne e rifiutano comportamenti maschilisti, mi sono fatta spiegare il loro cammino di impegno verso un’idea di società più paritaria, dove le responsabilità sono condivise e la voglia di paternità non conosce imbarazzi. La nostra società è in trasformazione, alle bambine è stato spiegato che non devono porre limiti alle loro passioni, ma siamo sicuri che stiamo facendo abbastanza per i bambini? Il rischio è che i maschi vengano plasmati secondo un’idea vecchia di virilità incompatibile con il cammino intrapreso dalle ragazze. Ma questo modello nasconde anche tante insidie e alcuni giovani se ne sono accorti e stanno girando le spalle a quell’idea di uomo che si sono visti cucire addosso sin da piccoli".

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Nel 2018 ha lasciato la Rai, dopo quasi 40 anni di reciproco amore, interrotti solo dal brutto caso di Augusto Minzolini che, diventato nel 2010 direttore del Tg più seguito d'Italia, la rimosse dalla conduzione. Fu, tuttavia, reintegrata pochi mesi dopo, per decisione del tribunale di Roma. Il giudice non solo ordinò alla Rai di reintegrare la giornalista nelle mansioni di conduttrice del Tg1 delle 20 e di inviata speciale per grandi eventi, ma ravvisò anche "una grave lesione della sua professionalità per motivi di discriminazione politica a seguito dell'opposizione della stessa giornalista alla linea editoriale del direttore Augusto Minzolini", che venne condannato a Roma a 4 mesi di reclusione per abuso d'ufficio. Una pagina triste, perché tale ne fu il suo artefice, ma che non ha lasciato aloni, com'era d'obbligo, in una carriera esemplare, che ripercorrerà durante Le Ragazze, in quella che sarà sempre casa sua, la Rai,

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