La storia di Wendy Carlos, l'artista trans che rivoluzionò la musica elettronica e la storia della comunità LGBTQ+

Di Elena Fausta Gadeschi
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Photo credit: Len DeLessio - Getty Images
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From ELLE

Quando la musicista Wendy Carlos compose e pubblicò Switched-On Bach, prodotto dall’amica Rachel Elkind era il 1968, in Europa soffiava il vento della protesta studentesca, la Cecoslovacchia viveva la sua breve Primavera praghese, Martin Luther King veniva assassinato, Andy Warhol rischiava di morire per un colpo di arma da fuoco della femminista radicale Valerie Solinas, e intanto si preparava il terreno per le rivolte di Stonewall del 1969, alle quali si fa risalire la nascita del movimento di liberazione LGBTQ+.

In un mondo così in fermento, soggetto a innumerevoli sollecitazioni, anche la compositrice Wendy Carlos, a suo modo, fu una rivoluzionaria. E non solo perché, appassionata di musica classica ed elettronica, fu tra le prime a intuire le potenzialità del sintetizzatore, arrivando a produrre per il grande schermo alcune delle più note e suggestive colonne sonore, ma anche perché fu una delle prime musiciste trans della storia e, grazie al suo coraggioso coming out nel 1979, contribuì, a suo modo, alla causa per i diritti della comunità LGBTQ+.

Ma chi era Wendy Carlos?

Nata a Rhode Island il 14 novembre del 1939 con il nome di Walter Carlos, la sua educazione musicale iniziò a sei anni con il pianoforte. Studiò musica e fisica alla Brown University e si diplomò come compositrice al centro di musica elettronica della Columbia University, sotto l'insegnamento di Vladimir Ussachevsky e Otto Luening, due pionieri della musica elettronica.

Trasferitasi a Manhattan nel 1962, lavorò in uno studio di registrazione dove poco più tardi incontrò Robert Moog, ingegnere che nel 1963 inventò uno dei primi sintetizzatori musicali a tastiera, noto appunto come Moog, che Wendy Carlos avrebbe utilizzato per tutte le sue composizioni e i celebri arrangiamenti di musica classica.

Quando nel 1968 l’artista esordì con l’album Switched on Bach, presentando le più famose fughe e movimenti scritti da Bach e riadattati tramite il sintetizzatore elettronico, i puristi inorridirono, ma il disco catturò i gusti del pubblico e nel 1969 vinse tre Grammy, tra cui quello per il miglior album di musica classica, divenendo il primo disco di musica elettronica ad aver raggiunto il grande pubblico.

Photo credit: Bettmann - Getty Images
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Il successo musicale non poteva tuttavia bastare a Wendy, che viveva una situazione di grande disagio e inadeguatezza sul piano personale, non riuscendo a riconoscersi nel proprio corpo. Decise così di intraprendere proprio in quegli anni la terapia ormonale, desiderosa di trasformarsi nella vera Wendy che aveva sempre sentito di essere. Al tempo però, nonostante gli interventi di riassegnazione chirurgica del sesso venissero praticati già da anni, la condizione trans era estremamente stigmatizzata e fare coming out significava esporsi al pericolo di essere attaccate e prese di mira, a volte anche in modo violento, sia dai conservatori che dalle femministe trans-escludenti. Decisa a mantenere il riserbo, Wendy pubblicò Switched-On Bach e molti altri suoi album con il suo deadname, Walter Carlos, continuando a presentarsi in pubblico vestita da uomo fino alla fine degli anni Settanta, mentre nel privato si esprimeva come donna.

Gli anni della collaborazione con Stanley Kubrick

La vera svolta nella sua carriera avvenne nel 1971 quando volò a Londra per incontrare Stanley Kubrick, che dopo il rifiuto di Ennio Morricone, cercava un compositore per Arancia meccanica. Nessuno a parte la sua produttrice Rachel Elkind sapeva della sua transizione, così l’artista si presentò sul set in ambiti maschili e con tanto di barba finta anche se, come ricorderà poi la musicista, Kubrick era talmente concentrato sul proprio lavoro che non si accorse minimamente del travestimento né si sarebbe accorto poi della transizione. Essendo entrambi dei perfezionisti e avendo un carattere difficile, gli scontri fra i due non furono rari, ma il sodalizio, per quanto breve, fu felice.

Per Kubrick la musicista compose infatti non solo la colonna sonora di Arancia meccanica, per la quale ideò una versione elettronica delle musiche di Ludwig van Beethoven, ma anche le tracce musicali di un altro capolavoro cinematografico come Shining, uscito nelle sale nel 1980.

Photo credit: Sunset Boulevard - Getty Images
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Il rivoluzionario coming out di Wendy Carlos come donna trans

È proprio a cavallo delle due collaborazioni che si colloca però l’evento di maggiore risonanza per la storia personale della musicista. Dopo essersi allontanata dalle scene per quattro anni, dedicandosi al suo hobby preferito, la fotografia di eclissi, e aver viaggiato per tutto il mondo, l’artista tornò sotto i riflettori nel 1979, scegliendo di fare coming out come trans dalle colonne di Playboy. Come lei stessa ammise, scelse questa rivista perché “si è sempre occupata di liberazione e io sono ansiosa di liberarmi”. Nonostante le domande talvolta imbarazzanti dell’intervistatore, Wendy fu brava nel rispondere con grande chiarezza e preparazione: “Vorrei che la parola ‘transessuale’ non fosse la più utilizzata. ‘Transgender’ fornisce una descrizione migliore, perché la sessualità in sé e per sé è solo uno dei fattori nello spettro dei sentimenti e dei bisogni che mi hanno spinta a compiere questo passo. […] È importante differenziare tra la preferenza sessuale, che può essere eterosessuale, bisessuale o omosessuale, e la transessualità, che riguarda invece l’identificazione in un genere”. Carlos spiegò di essere rimasta nel closet per molti anni per paura di non essere più presa sul serio come musicista e di essere percepita come “cattiva in termini morali e malata in quelli medici” (solo nel 1990 l'Oms derubricò l'omosessualità dall'elenco delle malattie mentali). E ora che la sua transizione era avvenuta, il suo auspicio era quello di poter “fare i conti con tutti gli altri aspetti della vita che hanno a che vedere con la felicità di un individuo: vivere un’esistenza produttiva, dedicare tempo alle persone, provare passione e compassione, avere tempo per creare e dare forma a quello sfaccettato diamante che può essere la vita”.

Dalla fine degli anni ’70 Carlos cominciò così a firmare i restanti sette album della sua carriera con il nome d’elezione Wendy, e a presentarsi come donna, senza peraltro suscitare particolare clamore tra il suo pubblico, che semplicemente si dimostrò indifferente alla cosa, come lei stessa dichiarò nel 1985 a People.

Photo credit: Len DeLessio - Getty Images
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Nel 1980 Stanley Kubrick la ricontattò per lavorare alla colonna sonora del suo nuovo film Shining. In particolare Wendy compose The Shining (Main Title) che accompagna i titoli di apertura del film ed è tratto dal Quinto Movimento della Sinfonia Fantastica di Hector Berlioz – un canto funebre chiamato Il Sogno del Sabba delle Streghe – e Rocky Mountains, la musica che accoglie la famiglia Torrance all'Overlook Hotel.

Dopo l’uscita del film la compositrice, esasperata dal perfezionismo del regista, giurò tuttavia che non avrebbe mai più lavorato con lui, preferendogli altre collaborazioni. Nel 1982 fu chiamata a comporre un’altra colonna sonora, quella del film di fantascienza Tron per la Disney, e successivamente delle musiche originali per la filarmonica di Londra, sempre combinandole con i synth, sia analogici che digitali.

Nel 2005 Switched-On Bach è stato aggiunto alla Library of Congress come documento di rilevanza storica. Nella scheda di motivazione, il musicologo Louis Niebur ha scritto: “Lei, più di chiunque altro, è responsabile per aver abituato il pubblico americano al suono del sintetizzatore, dimostrando agli amanti della musica che l’elettronica non appartiene solo ai film dell’orrore o di fantascienza, ma che anch’essa può trasmettere un senso di modernità e bellezza”.

Sparita dalle scene da molti anni, dal 2007 Wendy Carlos non rilascia più interviste: il Guardian ricorda una sua sola fugace apparizione online la scorsa estate in cui metteva in guardia il suo pubblico da una biografia non autorizzata su di lei, pubblicata da Amanda Sewell.

Con Wendy Carlos, anche la sua musica è diventata sempre più difficile da trovare, nonostante il suo grande valore storico e artistico. Resta però la testimonianza di una donna che per molti aspetti precorse i tempi, non volendo essere giudicata per la sua identità di genere e chiedendo soltanto una cosa: “Lasciatemi vivere la mia dannata vita e io vi lascerò vivere la vostra”.