La storia, tra luci e ombre, di Aung San Suu Kyi di nuovo sotto arresto dopo il colpo di stato in Myanmar

Di Elisabetta Moro
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Photo credit: YE AUNG THU - Getty Images
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"Ti chiedo soltanto una cosa, che se mai il mio popolo avrà bisogno di me, tu mi aiuterai a compiere il mio dovere nei suoi confronti". È il 1972 e Aung San Suu Kyi vive a Oxford dove sta per sposarsi con Michael Aris, uno storico ed esperto di buddhismo tibetano, a cui scrive queste righe. Ormai sono anni che è lontana da Yangon, da quando suo padre Aung San, eroe nazionale birmano, oltre che uno dei personaggi più famosi della storia del paese, è stato assassinato e sua madre si è trasferita in India. Nel 1962, poi, l’esercito birmano ha instaurato una dittatura militare con un colpo di stato e da allora Suu Kyi è rientrata solo saltuariamente nel Paese frequentando le scuole a Nuova Delhi e poi laureandosi a Oxford. Ma Suu Kyi non ha mai smesso di credere nell'eredità politica lasciatale dal padre e, quando è arrivato il momento, ha dedicato la sua vita alla transizione democratica del Myanmar. 15 anni di arresti domiciliari, poi l'elezione in Parlamento con l'opposizione e infine gli ultimi 5 anni in cui Suu Kyi ha ricoperto la carica di consigliere di stato, governando di fatto il Paese. Una vita politica fatta di luci e ombre: il premio Nobel per la Pace nel 1991 e le recenti accuse di aver nascosto e difeso il genocidio della minoranza musulmana dei rohingya. Lunedì Aung San Suu Kyi è stata nuovamente arrestata nel corso di un colpo di stato da parte dell’esercito. Vale la pena fermarsi a capire cosa sta succedendo in Myanmar ripercorrendo la storia di questa figura complessa.

Photo credit: STR - Getty Images
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Suu Kyi è stata tra i dissidenti politici più famosi e celebrati al mondo. Negli anni tra il 1989 e il 2010 quando era prigioniera nella sua villa di Yangon era vista dal mondo occidentale come la combattente e attivista politica che rappresentava la speranza di un futuro democratico per il Myanmar. Leader della Lega nazionale per la democrazia, si ispirava alle teorie nonviolente di Mahatma Gandhi e al movimento per i diritti civili di Martin Luther King negli Stati Uniti per chiedere la democrazia in un Paese segnato dall'alternarsi di dittature militari.

Photo credit: Peter Charlesworth - Getty Images
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Una volta rilasciata nel 2010, è stata eletta parlamentare nel 2012, poi ha vinto in modo schiacciante le elezioni legislative del 2015, ma non ha potuto accedere alla presidenza a causa di una riforma costituzionale che rendeva la carica inaccessibile a chiunque avesse sposato un cittadino straniero. Così ha di fatto governato il Paese in modo ufficioso come consigliera di stato. Eppure le grandi speranze di cambiamento legate alla sua figura sono state in gran parte deluse. La Costituzione del Paese prevede che l'esercito abbia un ruolo ancora prominente nel governo basti pensare che all’esercito spetta un quarto di tutti i seggi parlamentari. Di fatto Suu Kyi si è trovata a dover condividere il potere con i militari, cercando di mediare.

Photo credit: YE AUNG THU - Getty Images
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In questi cinque anni la situazione nel Paese non è migliorata, anzi, come riporta Il Post, secondo alcuni esperti la stampa è diventata meno libera, diversi giornalisti sono stati arrestati per aver criticato l’esercito o per aver raccontato cosa stava succedendo nelle aree segnate dai conflitti etnici. A questo si aggiunge la persecuzione della minoranza musulmana dei rohingya, compiuta dai militari a partire dal 2017. Suu Kyi ha ignorato il problema e poi, quando è stata costretta a prendere una posizione, ha di fatto appoggiato l'esercito e si è si presentata all’Aia davanti alla Corte internazionale di giustizia, per difendere il suo Paese dalle accuse di genocidio, descrivendolo come un "conflitto armato interno". Questo ha portato diversi governi e organizzazioni internazionali a prendere le distanze da Suu Kyi e si è parlato anche di ritirare il Premio Nobel.

Photo credit: KOEN VAN WEEL - Getty Images
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Oggi la situazione in Myanmar appare confusa: il generale Min Aung Hlaing, sostiene che nelle elezioni tenute lo scorso 8 novembre ci siano stati brogli e irregolarità e perciò l’esercito ha preso il potere. Aung San Suu Kyi è di nuovo sotto arresto anche se il popolo birmano è dalla sua parte, dalla parte di una donna che, con il suo impegno politico, ha - nel bene e nel male - segnato la storia del Paese e lottato strenuamente perché la bandiera della democrazia potesse sventolare sul Myanmar.

Photo credit: THET AUNG - Getty Images
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