La storia tragica dell'Apollo 1

Di Redazione
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Photo credit: MPI - Getty Images
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Il programma Apollo, quello con cui la NASA, e quindi gli Stati Uniti, portarono il primo uomo sulla Luna nel luglio del 1969, cominciò male. Anzi, malissimo. Due anni prima dell'Apollo 11, che tutti noi conosciamo per la storica frase di Neil Armstrong pronunciata mettendo piede sul suolo lunare, il "grande passo per l'umanità", ci fu l'Apollo 1. Durante un'esercitazione l'equipaggio di quella prima missione, composto dai tre piloti Virgil Grissom, Ed White e Roger Chaffee, rimase vittima di un terribile incendio.

La tragedia ha un aspetto bizzarro e crudele, si sarebbe potuta evitare, ma non furono prese le dovute precauzioni perché, secondo i tecnici, non essendo presente del carburante il rischio di un incendio era bassissimo. Purtroppo le cose andarono molto diversamente: un contatto elettrico causò delle scintille, il materiale interno al modulo in cui si trovavano gli astronauti era composto per la maggior parte da nylon e materiali plastici altamente infiammabili, e così, quando il personale di soccorso riuscì finalmente ad aprire lo sportellone trovò i tre astronauti carbonizzati. Il test fallito era molto importante: serviva a provare l'efficacia del lancio prima della partenza prevista per il 21 febbraio, ma anche per mettere a punto il funzionamento di un razzo, il Saturn IB.

Photo credit: Bettmann - Getty Images
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La storia dell'Apollo 1 cominciò con un altro nome, "Apollo" era soltanto il modo con cui gli stessi astronauti avevano soprannominato la missione, che però, ufficialmente, aveva il nome in codice AS-204. La NASA, dopo l'incidente prese due decisioni diventate poi storiche: la prima fu di istituire una giornata annuale per il ricordo del sacrificio dei tre uomini, il 27 gennaio è "il Giorno del ricordo". La seconda decisione fu quella di rendere "Apollo" il nome ufficiale della missione, un passo storico che riaccese la fiducia e la coesione tra chi lavorava al programma spaziale statunitense. Dopo la tragedia, infatti, gli scettici si convinsero, sia dentro la NASA che nel Congresso americano, che non valeva la pena andare avanti per la difficoltà della missione e i suoi enormi costi sulle finanze pubbliche. Si trattava di un'intera operazione dedicata alla possibilità di far andare l'uomo oltre i confini terrestri, qualcosa di ambizioso e che, nell'opinione di molti, era un misto tra un azzardo e un'eccessiva fiducia nella tecnologia. Per via di questi ripensamenti per oltre un anno la NASA non ritentò di mandare l'uomo nello spazio.

La missione Apollo aveva un'enorme importanza e non era solo quella economica e tecnologica, c'era anche la politica. La sfida spaziale fu infatti uno dei pilastri della Guerra Fredda, lo scontro tra superpotenze tra est del mondo, con l'Unione Sovietica a capitanare il blocco orientale, e l'ovest, con gli Stati Uniti a capo di quello occidentale. La missione Apollo prese il via, di fatto, da una volontà del presidente Kennedy, che disse proprio di voler "raggiungere e sorpassare" l'URSS nella corsa allo spazio. I sovietici, infatti, inizialmente erano molto avanti in questo neonato campo tecnologico, furono loro a mandare in orbita il primo satellite, lo Sputnik, e il primo astronauta al mondo, Jurij Gagarin. Il fatto poi che Kennedy fosse stato ucciso in un attentato, rendeva ancora più problematico abbandonare le sue promesse, e forse anche per questo la NASA e il governo statunitense non abbandonarono la missione, arrivando a una grande vittoria simbolica nel 1969, con il primo uomo sulla Luna.