La straordinaria storia di Antonia Brico, la prima donna direttrice di orchestra

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Photo credit: Wikimedia Commons
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"Peccato che sia nata cinquant'anni prima": era questo uno dei commenti in cui si imbatteva spesso Antonia Brico, la prima donna direttore d'orchestra della storia. Forse fa sorridere oggi porsi domande sulla correttezza lessicale del genere - maestro o maestra d'orchestra? - perché l'eredità che ci ha lasciato questa donna, così come il suo percorso, estremamente accidentato e pieno di ostacoli, è senza pari. Nata a a Rotterdam nel 1902, Antonia era figlia di una madre single, che si ritrovò per strada dopo aver scoperto di essere incinta. Per questo fu data in adozione a una famiglia che le cambiò addirittura il nome: diventerà Wilhelmina Wolthuis e sarà una bambina poco amata, cresciuta in un ambiente poco amorevole e ostile. Il suo disagio si esprimeva in vari modi, tra cui il comunissimo vizio di mangiarsi le unghie, così fu consigliato alla famiglia adottiva di farle prendere lezioni di piano. La musica le entrò subito dentro, ma il suo sogno non era quello di diventare una pianista. Il suo sogno era di salire sul podio, dirigere un'orchestra. Nel frattempo, la famiglia si era trasferita in America, e quando la giovane Wilhelmina seppe la verità sulla sua storia - ovvero che era stata adottata e che aveva addirittura un altro nome - lasciò la famiglia e riprese il suo nome di battesimo. Fu un moto d'orgoglio, ma anche il bisogno, l'urgenza di affermare sé stessa. Lei era Antonia, amava la musica e aveva grandi sogni.

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Riuscì, tra mille difficoltà, a iscriversi all'università, coltivando parallelamente la passione per la musica e suonando la sera nei locali per pagarsi gli studi. Era una pianista esperta e quando incontrò Paul Steindorf, divenne la sua assistente alla San Francisco Opera. Nel destino di Antonia però, c'era l'Europa: vi ritornò nel 1926, si trasferì in Germania e ottenne il master class in direzione d'orchestra: il suo sogno si stava avverando. I sogni però non sono mai semplici come appaiono, e il cammino di Antonia era tutto in salita. All'epoca una donna direttrice d'orchestra era una cosa impensabile, e poco contavano le sue competenze e il suo talento. Contava però la sua ostinazione e la ferrea volontà di superare tutti i pregiudizi. Quando debuttò come direttrice della prestigiosa Berliner Philharmoniker non fu accolta come si dovrebbe accogliere una giovane e talentuosa professionista. Addirittura, un baritono si rifiutò di farsi dirigere da lei, perché donna. Era giovane, affascinante, ispirata. Era una donna che voleva abbattere i confini di genere, e ci riuscì. Quando, dopo il suo debutto, fu lodata su tutti i maggiori quotidiani dell'epoca, Antonia capì che era riuscita nel suo intento: era riuscita a farsi apprezzare come direttrice di orchestra, al di là del suo essere donna.

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Antonia era talento allo stato puro. Seguirono i successi, in Europa e negli Stati Uniti. Di lei scrissero:"Con solo tre prove, Miss Brico fa suonare l'orchestra come non ha mai suonato prima". Ciononostante, come spesso accade, incontrò lungo il cammino molte persone che tentarono di sbarrarle la strada. Antonia però era più forte di ogni pregiudizio, determinata più che mai a vedere riconoscere la sua bravura e, soprattutto, a fare il mestiere per cui era nata. Fu così che fondò la prima orchestra femminile al mondo, la New York Women's Symphony Orchestra, che poi divenne semplicemente la Brico Symphony Orchestra, in suo omaggio. Sempre disponibile con i suoi musicisti, si lanciava con entusiasmo in esperienze nuove, capace di passare con disinvoltura dai grandi palcoscenici alle realtà meno conosciute. Prima donna sul podio, Antonia ha aperto la strada ad altre donne (purtroppo ancora non tantissime) fino a quel momento estromesse da una professione considerata adatta ai soli uomini. Di certo la sua vita - personale e professionale - non è stata facile, ma la sua eredità è ancora oggi fondamentale, per tutte le donne. Grazie, Antonia.

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