La straordinaria storia di Nora Dumas, fotografa dei contadini e del mondo rurale

Di Daniela Ambrosio
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Photo credit: Ergy Landau - Wikimedia Commons
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Coraggiose, glamorous, osannate, sconosciute, avventurose. Sempre vigili e pronte a cogliere l’attimo più fuggevole, oppure estremamente riflessive, alla ricerca dell’inquadratura perfetta. Sono le donne fotografe, coloro che sono riuscite, attraverso l’obbiettivo, ad abbattere i pregiudizi di una pratica considerata “maschile”. Ma non solo: hanno lavorato in situazioni di pericolo, mettendo spesso a rischio la loro stessa vita. Si tratta di donne che hanno contribuito a cambiare i costumi, a far uscire le donne dalla loro posizione di "angeli del focolare", per conquistare, finalmente anche se faticosamente, il loro posto nel mondo.

Esistono vite che, semplicemente, sono più leggendarie delle altre. Come la vita di Nora Dumas, nata in Ungheria alla fine dell'Ottocento come Kelenföldi Telkes Nóra. Nora è stata una delle prime fotografe a interessarsi al mondo contadino, ritraendo la vita rurale della Francia degli anni Venti, ma non solo. Fotografò nudi, realizzò ritratti, si occupò di moda. Colta, versatile, visse sempre in fuga. Dalla sua Budapest, prima, quando ancora molto giovane decide di partire per Parigi. Qui, viene considerata nemica della Francia in quanto ungherese, arrestata e rinchiusa in un campo di prigionia per tre anni. Fu durante questi duri anni che probabilmente imparò a vedere il mondo con altri occhi: quelli della sofferenza e della prigionia. Una volta liberata, riparò negli Stati Uniti, dove incontrò (e sposò) il grande amore della sua vita: l'architetto di origini svizzere Adrien-Émile Dumas.

La parentesi americana fu tuttavia molto breve e, non appena potè, Nora ritornò a Parigi. Erano gli anni Venti, anni di grande fermento culturale per la Ville Lumière: la giovane, ancora indecisa sulla strada da intraprendere nella sua vita, senza pensarci acquistò una Rolleiflex. Da quel momento la fotografia entrò nella sua vita: sapeva di essere una principiante, per questo si fece assumere nello studio della sua connazionale Ergy Landau. Ergy era già una professionista: si era formata a Vienna e Berlino, era stata allieva di László Moholy-Nagy e si era fatta conoscere al grande pubblico grazie a un ritratto dello scrittore tedesco Thomas Mann. Grazie a lei, Nora acquistò una grande consapevolezza del medium fotografico, che la portò a visitare le campagne francesi per raccontare la vita povera e fatta di stenti dei contadini all'indomani della prima guerra mondiale.

I ritratti di queste donne e di questi uomini sono toccanti: in loro c'è tutta la fatica di un'esistenza ai margini, la speranza di una vita migliore. La foto di un cavallo da tiro - un animale da lavoro che svolge compiti difficili come l'aratura e altri lavori agricoli - divenne emblematica del suo lavoro di quegli anni: come l'uomo, il cavallo è sopraffatto dalla fatica, impotente, legato. Non può fare altro che chinare il capo al cospetto del suo padrone. Dopo l'esperienza nelle campagne, Nora seppe dedicarsi ad altri generi, come ad esempio i ritratti di adulti e bambini, ma anche nudi.

Famosissimi quelli dell'iconica modella ucraina Assia, musa di moltissimi artisti dell'epoca. La capacità di Nora di essere versatile e di rendere intenso ogni suo scatto, le fece guadagnare molta fama tra i suoi contemporanei: gli anni trascorsi alla Rapho - un'agenzia fondata dall'ungherese Charles Rado che accoglieva amici e rifugiati suoi connazionali - furono per Nora anni di grandi successi. I suoi scatti apparvero su riviste celebri e in esposizioni in Francia e all'estero. L'atmosfera popolare degli anni Trenta l'ha portata ad esplorare il mondo contadino con grande sensibilità, contribuendo così a creare una preziosa collezione di documentari. Quella giovane donna che era partita dall'Ungheria con grandi speranze - e grandi ferite - ce l'aveva fatta.