La strategia doppia del Viminale per le piazze calde di domani

Federica Fantozzi
·Giornalista
·4 minuto per la lettura
(EDITOR'S NOTE: Image was converted to black and white) Citizens together with shopkeepers protest in Piazza Plebiscito against the anti-Covid restrictions imposed by the Italian Government of Giuseppe Conte and the Regional Council of Governor Vincenzo De Luca, to limit the spread of the Covid-19 virus, in Naples, Italy, on 26 October 2020. After the last Dpcm of Giuseppe Conte's Italian Government, which establishes the closure of various commercial activities (gyms, cinemas, theatres, amusement arcades, wellness centres) and the closure at 6pm for restaurants, pubs and coffebars, until November 24th, bringing a series of protests and disapproval in many Italian squares by citizens and traders due to the loss of job opportunities. (Photo by Manuel Dorati/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via Getty Images)
(EDITOR'S NOTE: Image was converted to black and white) Citizens together with shopkeepers protest in Piazza Plebiscito against the anti-Covid restrictions imposed by the Italian Government of Giuseppe Conte and the Regional Council of Governor Vincenzo De Luca, to limit the spread of the Covid-19 virus, in Naples, Italy, on 26 October 2020. After the last Dpcm of Giuseppe Conte's Italian Government, which establishes the closure of various commercial activities (gyms, cinemas, theatres, amusement arcades, wellness centres) and the closure at 6pm for restaurants, pubs and coffebars, until November 24th, bringing a series of protests and disapproval in many Italian squares by citizens and traders due to the loss of job opportunities. (Photo by Manuel Dorati/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via Getty Images)

Le tensioni sociali dovute agli effetti economici del coronavirus, già paventate sin dall’inizio estate dalla ministra Luciana Lamorgese, sono arrivate. Anche il “rischio emulazione” percepito forte e chiaro dal Viminale subito dopo l’avanguardia degli scontri di Napoli, non è più una prospettiva astratta. Catania, Roma, Pescara, Trieste, Milano, Cremona, Torino: da sud a nord l’Italia della seconda ondata di pandemia si scopre una polveriera. Dove, alle legittime proteste di categorie colpite dalla chiusura delle attività, si mescola materiale altamente infiammabile: ultrà, estremisti di destra, centri sociali, No Tav, anarchici, fino a ceffi legati a camorra e mafia. Nei cortei pacifici del “popolo delle partite Iva” si incuneano frange violente che incendiano le manifestazioni. Petardi, Molotov, sassaiole, monopattini bruciati, vetrine sfondate. Con il paradosso di ladruncoli che saccheggiano i negozi già provati dalla situazione contro cui ci si rivolta. Un grosso problema, dato che le manifestazioni dei comparti colpiti non si fermano: domani, in 24 città italiane, sarà la volta dei ristoratori organizzati dalla Fipe.

E il rischio maggiore, di cui Lamorgese è consapevole, è quello di un’escalation. Domani peggio di oggi che è stato peggio di ieri. Da qui la doppia strategia che il Viminale sta affinando: separare le categorie che legittimamente esprimono il proprio malcontento, secondo i dettami di uno Stato democratico e seguendo le regole, dalle frange violente degli estremismi di destra e di sinistra e, in alcuni casi, della criminalità organizzata (come a Napoli). La ministra e i suoi uomini si muovono lungo due linee. Da un lato, chiedono alle categorie che scendono in piazza di “prendere le distanze nettamente e pubblicamente dai facinorosi, di isolarli e segnalarli alle forze dell’ordine”. Perché: “Nessuno può voltarsi dall’altra parte in una situazione simile”. Dall’altro lato, il Viminale promette ai cittadini che “le forze dell’ordine agiranno con la massima fermezza e il massimo rigore”. Vale a dire che i violenti saranno denunciati e perseguiti senza tolleranza.

Tutti sono consapevoli che questa pericolosa commistione va stoppata il prima possibile. Prima che deflagri. Il capogruppo Dem al Senato Andrea Marcucci chiede già che la ministra dell’Interno venga a riferire su come garantire lo svolgimento delle manifestazioni senza danneggiamenti. La rete delle prefetture è stata allertata, non da adesso. Il capo della polizia Franco Gabrielli ha messo tutti in allerta. E’ chiaro però che la risposta, oltre che di ordine pubblico, dovrà essere politica ed economica. Molto conterà la capacità del governo di rassicurare imprenditori, commercianti, ristoratori, tassisti, che gli indennizzi saranno cospicui e rapidi nell’erogazione. Cioè, che non si ripeteranno i ritardi burocratici della scorsa primavera.

Domani sarà il giorno in cui protesteranno i ristoratori della Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi): manifestazioni simboliche in 24 città (tutti i capoluoghi) con tovaglie apparecchiate sui marciapiedi accompagnate dallo slogan “Siamo a terra”. Il grido di dolore di un comparto che teme a fine anno di perdere 50mila aziende e 30mila posti di lavoro. “Condanniamo ovviamente ogni violenza – chiarisce Luciano Sbraga dell’ufficio studi Fipe – La nostra protesta sarà simbolica, pacifica e silenziosa”. A Roma saranno in piazza della Rotonda, accanto al Pantheon: “Ci stiamo organizzando per gestire il flusso delle persone. Siamo tranquilli ma attenti, non prevediamo problemi”. Grazie anche alle forze dell’ordine: “Siamo autorizzati. Abbiamo comunicato tutto al prefetto, confidiamo che abbiano il polso della situazione”.

Intanto, il capo di gabinetto del Viminale Bruno Frattasi ha emesso una circolare ai prefetti per dettagliare le nuove restrizioni contenute nell’ultimo Dpcm. Ma anche per chiarire che il mancato rispetto delle “raccomandazioni” (cioè non le norme, bensì i suggerimenti, come quello di non invitare amici a casa o di limitare gli spostamenti non necessari) non è suscettibile di sanzioni né condizionato ad autocertificazione. Una precisazione dovuta, ma anche rapida perché destinata a evitare ulteriori inasprimenti del clima.

A preoccupare le forze dell’ordine e l’intelligence è un dato: la saldatura di gruppi normalmente molto diversi tra loro per natura e obiettivi. Lo dice in chiaro il Coisp: “Non sembra esserci un’unica regia ma, a seconda dei territori, composizioni diverse di gruppi che si saldano per creare caos e disordini” spiega il segretario del sindacato di polizia Domenico Pianese. “Mentre dietro le proteste di Napoli vi era una chiara regia della criminalità organizzata che si è infiltrata nel corteo, a Roma hanno avuto peso maggiore i gruppi di estrema destra. A Torino sono confluiti i No Tav, a Milano gli ultras erano a capo della violenza”. Unico l’obiettivo: “Sfruttare la paura e la disperazione dei cittadini per creare incidenti e aggredire le forze di polizia”. Un copione da fermare prima possibile.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.