La Svizzera dice sì ai matrimoni gay, e vi spieghiamo perché è una svolta storica

Di Carlotta Sisti
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Photo credit: Pekic - Getty Images
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From ELLE

Della Svizzera vi abbiamo quasi sempre parlato per le scelte progressiste e attente che ha messo in campo nei confronti delle donne, per le quali, tre anni fa, si era escogitato un modo molto semplice ma al contempo efficace per denunciare molestie in club e discoteche, e per gli esseri umani in generale, ai quali nel paese elvetico è permesso il suicidio assistito. Ed ancora, vi abbiamo raccontato di come, nel 2018, il suo parlamento abbia reso l'omofobia un vero e proprio reato, e di come, ad inizio 2020, il popolo svizzero abbia ribadito il suo plauso a questo provvedimento con un referendum che ha visto il sì vincere con una maggioranza di oltre il 63%.

C'era, tuttavia, qualcosa di ancora irrisolto, in fatto di diritti civili, ed era il matrimonio per le coppie dello stesso sesso. Ebbene, oggi la Svizzera, o meglio la sua Assemblea federale, ha compiuto anche questo passo in avanti, approvando un disegno di legge proprio per permettere i matrimoni gay. Poco dopo, dunque, la sentenza storica dell'Irlanda del Nord, che, grazie, va detto, al Regno Unito che ha preso in mano una situazione stagnate, ha legalizzato sia aborto che matrimonio egualitario, anche i cugini svizzeri ci hanno superato e lasciato ultimi, insieme a Grecia e Lichtestein in fatto di diritti per la comunità LGBTQI+.

Così, in un'Europa spaccata, che viaggia su binari paralleli, con un'Ungheria di Orban sempre più retrograda che, dopo aver bocciato la convenzione di Istanbul sulla violenza contro le donne, in questi giorni ha, com'era facile prevedere, cancellato i matrimoni gay, e con una Polonia incendiata dalle proteste dopo aver reso illegale l'aborto, ecco la Svizzera fare l'esatto opposto, andandosi ad allineare con le posizioni della maggior parte degli Stati dell'Unione. Unione che, per altro, ha il primato della prima nazione al mondo a permettere i matrimoni gay, e cioè i Paesi Bassi. E già nel 2007, cinque paesi europei, Paesi Bassi, Spagna, Norvegia, Svezia e Islanda, accordavano non solo l'unione civile ai partner dello stesso sesso, ma anche tutti i diritti parentali, ossia l'adozione, l'accesso alla procreazione assistita e il riconoscimento di entrambi i genitori dello stesso sesso alla nascita. La legge svizzera approvata oggi, e per la quale soprattutto il partito dei Verdi s'è battuto per anni, consente il matrimonio a omosessuali e lesbiche, ma non solo: consente anche a quest'ultime di avere accesso alle banche del seme, per poter diventare genitori. E proprio questo è stato uno dei punti più controversi e dibattuti del testo, tanto che, come per la legge contro l'omofobia, è probabile che si vada a un referendum, voluto dall'Unione Democratica Federale, un piccolo partito conservatore, che ha già detto che raccoglierà le 50mila firme necessarie per procedere.

"Se indiranno un referendum- ha tuttavia annunciato nei giorni scorsi Matthias Erhardt, vicepresidente del Comitato nazionale istituito per il referendum- siamo pronti. Abbiamo il sostegno dell'82% della popolazione e grazie alla forza di mobilitazione della comunità Lgbt, delle nostre organizzazioni partner e dei partiti politici che ci sostengono, con la campagna referendaria saremo in grado di aumentare ulteriormente l'accettazione delle persone Lgbt nella società". Insomma, il Paese elvetico pare ben intenzionato a colmare il gap degli ultimi anni, che l'ha visto scendere al 27° posto nella classifica ILGA-Europa relativa alla parità dei diritti LGBTQI+. Ed anche se, come abbiamo detto all'inizio, lo scorso 9 febbraio aveva adottato una legge che protegge la comunità omosessuale e bisessuale dalla discriminazione e dalle incitazioni all'odio, questa revisione legislativa aveva permesso alla Svizzera di salire solo al 23° posto, con un tasso di parità del 36%, ben al di sotto della media europea del 48%. E se questi sono i numeri svizzeri, non osiamo immaginare quali possano essere i nostri. E il problema è che da noi non c'è nemmeno l'ombra di una proposta di legge, su questi punti, all'orizzonte.