La vera storia di Nintendo, il colosso nato da un gioco di carte amato dalla Yakuza

Di Carlotta Marelli
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Photo credit: Science & Society Picture Library - Getty Images
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La storia di Nintendo, oggi potenza mondiale nel mondo dei videogiochi, è anche la storia di un percorso improbabile, una storia e di perserveranza e anche di tentativi falliti che, alla fine, ha dato i natali alla Nintendo che conosciamo oggi. A manovrare le fila di questa storia, dal 1949 al 2002, è stato Hiroshi Yamauchi, l’uomo che ha trasformato la società di carte da gioco del suo bisnonno in un marchio internazionale.

Photo credit: Courtesy Nintendo
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Nato a Kyoto nel 1927, Hiroshi Yamauchi è stato abbandonato dal padre e cresciuto dai nonni produttori di carte hanafuda, un gioco giapponese nato alla fine dell’Ottocento le cui carte erano stampate con bellissime immagini floreali colorate.

Un tempo appannaggio dell’élite, l’hanafuda è poi diventato un popolare gioco d’azzardo, molto amato dai gangster giapponesi della Yakuza (pare che il nome di questa mafia giapponese derivi dai numeri ya-ku-za, 8, 9 e 3, un punteggio nullo nel gioco di carte Oicho-Kabu).

Il giovane Yamauchi entrò in Nintendo (il nome Nin-ten-do significa più o meno “lasciare la sorte al cielo”) nel 1949, dopo un ictus del nonno, ed espanse la produzione fino a diventare il principale produttore di carte da gioco del paese grazie (anche) alla partnership con Walt Disney per la creazione di carte da gioco su licenza con Topolino & Co., ottenendo un successo tanto grande da convincere il proprietario a quotare Nintendo alla borsa di Osaka e di Kyoto nel 1962.

Intercettando poi nelle carte un business in declino Yamauchi si concentrò su altri settori: servizi di taxi, ramen noodles, love hotel… infilando un insuccesso dopo l’altro finché negli anni ’80 decise di intentare la strada dei videogiochi. Per questo nel 1977 assunse il designer di videogame Shigeru Miyamoto: il suo Donkey Kong e l'originale Mario Bros. divennero dei successi globali e diedero origine al business dei videogame domestici di Nintendo.

Photo credit: Courtesy Nintendo
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Il Nintendo Entertainment System, una console rilasciata per la prima volta in Giappone nel 1983 con il nome di Famicom (foto di apertura), vendette oltre 60 milioni di unità grazie a un marketing accorto, una grande attenzione alla qualità del prodotto e una raccolta di giochi basati su personaggi improbabili ma accattivanti che presto divennero nomi familiari.

Successivamente arrivarono le console Nintendo 64 e Nintendo Game Cube e, nel 1989, il Game Boy, un punto di svolta per l’azienda e per i gamer di tutto il mondo che, per la prima volta, portare i loro giochi ovunque e giocarci a piacimento, o almeno fino a quando non esaurivano le batterie AA.

Photo credit: Courtesy Nintendo
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Il sistema a 8 bit del Game Boy oggi sembra datato, con il suo schermo piccolo e la grafica a matrice di punti in bianco e nero (che in realtà erano quattro tonalità di grigio-verde) ma era durevole e poco costoso perché, a differenza di tutti i concorrenti, non bruciava le batterie.

Rimasto in produzione per 16 anni ininterrottamente, il Game Boy ha venduto quasi 120 milioni di pezzi in tutto il mondo.

Insieme al Game Boy, nelle case del mondo arriva Tetris, fino ad allora un videogioco di modesto successo importato dall'Unione Sovietica, che consisteva nell’impilare delle tessere di forme diverse che scendevano lungo lo schermo. Incluso tra le cartucce vendute con il sistema Game Boy, è diventato uno dei videogiochi più popolari di sempre, vendendo alla fine circa 35 milioni di unità.

A differenziare Nintendo dagli altri produttori di elettronica di consumo in Giappone era anche la strategia aziendale scelta da Yamauchi che, fin dall'inizio, ha affidato la produzione delle macchine per videogiochi di Nintendo a fornitori più piccoli, consentendo all'azienda di mantenere uno staff relativamente piccolo e bassi costi generali. Nintendo rilasciava solo una manciata di giochi ogni anno, progettati internamente o da società esterne, assicurando che i prezzi e i margini di profitto rimanessero alti.

A partire dalla fine degli anni '90, prima Sony, poi Microsoft sono entrate nel mercato dei videogame con nuove console (rispettivamente Playstation e Xbox), sfidando il dominio di Nintendo. Con l’ingresso nel 2002 di Satoru Iwata, presidente di Nintendo fino al 2015, oggi sostituito da Shuntaro Furukawa, la strategia aziendale è stata quella di puntare sui nostalgici, riproponendo per esempio NES Classic, una versione ridotta e poco costosa della sua console originale uscita nel 2016 insieme a 30 giochi vintage, e ampliare il mercato con prodotti come Nintendo Wii (pronuncia “we”, noi), che tolgono i videogame dalle grinfie del pubblico di giovani maschi per renderli di nuovo un intrattenimento per tutta la famiglia, semplice e intuitivo.

Lo stesso pensiero guida oggi lo sviluppo di prodotti come Nintendo Switch, console ma anche sistema di gioco portatile per tutta la famiglia, e lo sviluppo di prodotti speciali come Super Mario 3D All-Stars, Mario Kart Live: Home Circuit e il dispositivo da collezione Game & Watch: Super Mario Bros, usciti nel 2020 per festeggiare il 35esimo anniversario di Super Mario Bros.

Photo credit: Courtesy Nintendo
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