La vita lo sfarzo le sciagure di Barbara Hutton celebre ereditiera

Di Anna Siccardi
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Photo credit: Keystone - Getty Images
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From Harper's BAZAAR

È il 14 novembre 1912 quando, a New York, nasce Barbara Woolworth Hutton, l’ereditiera, socialite, filantropa e collezionista (di gioielli e mariti) per cui viene forgiata l’espressione “Poor Little Rich Girl”, che è anche il titolo di due lungometraggi dedicati alla sua vita: il primo, del 1937, con la piccola Shirley Temple che interpreta il ruolo della bambina milionaria ispirato alla piccola Hutton, e un secondo film a puntate, più esplicitamente biografico, in cui la Hutton è interpretata da una splendida Farrah Fawcett.

Erede di un terzo della sconvolgente fortuna del nonno Frank Winfield Woolworth, tycoon del retail e fondatore dei grandi magazzini che rivoluzionarono l’idea stessa di emporio, ha un’infanzia segnata dal suicidio della madre, che lei stessa trova morta quando ha solo quattro anni, e la latitanza del padre, Franklin Hutton, a sua volta ricco e munifico, ma anche alcolista e ossessionato dalle donne; poco dopo essere rimasto vedovo sposa Irene Bodde, la classica matrigna delle fiabe, il cui scopo manifesto è di sfruttare il patrimonio della figliastra senza però averla tra i piedi. La piccola Barbara cresce quindi in casa dei nonni materni, e, dopo la loro scomparsa nel 1924, viene affidata a una zia paterna e alle cure della tata Tiki, che resterà al suo fianco per quarant’anni.

E proprio il 1924 è un anno cruciale per Barbara, che appena dodicenne, in seguito alla morte della nonna materna, entra in possesso della prima parte della sua eredità, equivalente a circa 500 milioni di dollari di oggi. Il patrimonio raddoppierà nel giro di dieci anni grazie al convergere di altri fondi e conti fiduciari provenienti da altri zii e dal padre. Tra i dodici e i vent’anni di età, dunque, la Hutton sfonda il tetto del miliardo di dollari di patrimonio personale, diventando la più ricca ragazza del pianeta, cosa che attira enormemente l’attenzione della stampa americana, e non solo: l’ingresso di Barbara in qualsiasi ristorante, albergo, festa pubblica o privata viene sottolineato dalle orchestre che intonano I Found a Million Dollar Baby, celebre hit composta in suo onore nel 1926.

Sono anche gli anni in cui, forse per proteggerla dal perenne tzunami di denaro o forse perché nessuno se ne vuole occupare, Barbara viene iscritta a una boarding school per ragazze fortunate del Connecticut, dove tenta di fare le prime amicizie: “Cercavo di comprare l’attenzione delle compagne”, ricorderà anni dopo. “Regalavo loro perle, rubini e bambole vestite Lanvin… Ma anziché conquistarle, finivo con l’essere derubata e disprezzata”. E questo sembra essere il leitmotiv di buona parte della sua vita. Anche il débutante ball organizzato per i suoi diciott’anni dalla matrigna si rivela un’arma a doppio taglio: sono gli anni della Depressione e gli 80mila dollari dell’epoca (circa 250mila di oggi) spesi per la festa scandalizzano le cronache al punto da spingere la famiglia a spedire Barbara in Europa per calmare le acque. Già che c’è, viene ricevuta a Buckingham Palace come trofeo del capitalismo americano, ma pare si sia dimenticata di inchinarsi a Re Giorgio V.

Al suo ritorno, su un transatlantico di cui occupa ventiquattro cabine per alloggiare i bagagli, si sistema nella magione di famiglia nell’Upper East Side e dà inizio a un’infinita serie di matrimoni sfortunati (o, quantomeno, avventati).

Il primo è con un oscuro georgiano, già sposato con una parente degli Astor (quindi ricca, sì, ma infinitamente meno della Hutton) e sedicente principe, Alexis Mdivani, che, in combutta con la rapace sorella, “incastra” Barbara facendosi scoprire a letto con lei dalla moglie. Per evitare lo scandalo, lui divorzia e lei lo sposa nel 1933. Ma Mdivani ha una ben poco nobile propensione allo shopping e al tradimento, e quindi il matrimonio finisce dopo solo due anni, tempo che comunque gli è sufficiente a bruciare svariati milioni della moglie in vestiti, gioielli da uomo e regali alle amanti.

Photo credit: Fox Photos - Getty Images
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Le seconde nozze, quasi immediate, sono con Kurt Haugwitz-Reventlow, che segna una discesa non solo nella scala araldica (da un principe passa a un conte), ma anche nell’inferno delle violenze psicologiche e fisiche. Forse a causa degli abusi, la Hutton inizia a dipendere dai tranquillanti e a sviluppare i sintomi di un’anoressia nervosa che l’accompagnerà per il resto della sua vita. Dal matrimonio nasce il suo unico figlio, Lance Reventlow, il cui affidamento sarà oggetto di una feroce battaglia legale durante il divorzio, nel ’38, appena tre anni dopo.

L’affidamento sarà condiviso, ma il giovane Lance passerà comunque l’infanzia e l’adolescenza lontano da entrambi i genitori, in prestigiosi collegi da cui coltiverà un risentimento invincibile per la madre: pare che usasse le foto di lei ritagliate dai tabloid come bersaglio per le freccette.

Photo credit: Imagno - Getty Images
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Dopo un breve flirt con il genio tormentato Howard Hughes, che secondo la Hutton aveva un rapporto con il sesso totalmente onanistico, “per avere sempre il controllo della situazione”, è la volta del più celebre e affascinante tra i suoi mariti: con il divo del momento Cary Grant, conosciuto a un charity dinner, è amore reciproco e a prima vista. “Sa di essere irresistibile?”, gli avrebbe chiesto lei. “E lei sa di essere irresistibilmente ricca?”, avrebbe risposto lui. Sia come sia, Barbara e Cary convolano nel 1942 e i giornali annunciano le nozze con un titolo sarcastico: “Cash & Cary”. Ma di tutti i Mr. Hutton, Grant è di certo colui che ha meno bisogno del denaro e della fama di Barbara, ed è anche l’unico suo marito a legarsi affettuosamente al piccolo Lance e l’unico, alla fine, ad andare a trovare Barbara sul letto di morte. I “Cash & Cary” naufragano comunque, nonostante le buone intenzioni, in parte a causa del lavoro di Grant sul set, che lo tiene lontano da casa per la maggior parte del tempo, tanto da spingere la Hutton a minacciarlo: “Comprerò gli Studios e ti licenzierò!”, e in parte a causa della progressiva dipendenza di lei dai narcotici. Nei pochi anni trascorsi insieme, la Hutton e Cary Grant riescono comunque a vivere una spy story degna di Hollywood, recandosi in Messico sotto mentite spoglie per organizzare il pagamento del riscatto di Gottfried Von Kramm, amico della Hutton e prigioniero nazista. È così che la Hutton entra per un periodo sotto osservazione speciale dell’FBI, come sospetta simpatizzante nazista.

Photo credit: Keystone - Getty Images
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Il vizio delle pillole e l’aggravarsi dell’anoressia sono alla base della rottura anche del suo quarto matrimonio, che dura dal 1947 al 1951: un altro principe, Igor Truebotzkoy, questa volta russo e questa volta sinceramente innamorato, che la Hutton conosce a una festa nella propria magione di Tangeri, dove sempre più spesso si rifugia e dove il principe approda portato da amici. Dopo l’idillio esotico la giovane coppia approda a Venezia, dove emerge in fretta che la Hutton accoglie in camera da letto i dottori che la sedano più volentieri del nuovo marito.

Il quinto matrimonio, con il celebre playboy dominicano Porfirio Rubirosa, dura appena 53 giorni, quanto basta per far perdere definitivamente le staffe al figlio della Hutton, che apprende dei nuovi mariti della madre sempre a cose fatte e dai giornali: sul Milwakee Sentinel si leggeva che “per il suo quinto matrimonio, la sposa veste di nero e porta in mano uno scotch & soda”. Nei due mesi scarsi, Rubirosa riusce a sperperare circa 60mila dollari al giorno in acquisti eccentrici e regali alla sua vera compagna, Zsa Zsa Gabor.

Per il sesto matrimonio, nel 1955, torna alla ribalta il sequestrato dai nazisti, il barone Gottfried Von Kramm, bellimbusto ex campione di tennis. Questa unione resiste ben quattro anni ma è quello che potrebbe definirsi un “matrimonio bianco”, dal momento che il barone-tennista-sopravvissuto di guerra è gay e non esita a intrattenere i propri amanti tra le mura domestiche. Quando la voce si sparge tra gli amici, la Hutton si dimostra liberale: “Ovviamente lo sapevo, vorrei solo non trovarmi i suoi uomini nudi per casa”.

Anche il settimo matrimonio ha vita breve, dal 1964 al 1966, ma la rende nuovamente principessa (per la terza volta), trattandosi questa volta di Raymond Doan, membro adottivo della famiglia reale di Champasakin, una provincia del Laos.

Dopo quest’ultimo divorzio, la Hutton sembra rassegnarsi sul fronte matrimoniale, e si dedica alle sue numerose proprietà; l’ultima in ordine di costruzione è una residenza di 12 ettari in perfetto stile imperiale giapponese a Cuernavaca, Mexico, dove sciamano dozzine di domestici e giardinieri messicani obbligati a indossare il kimono.

Photo credit: Slim Aarons - Getty Images
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Lo stato psichico della Hutton è ormai di dominio pubblico, e oscilla tra l’ebbrezza da alcool e la narcolessia da sonniferi. Ma il destino ha in serbo per lei il colpo di grazia: nel 1972, di ritorno da un week end con amici e con la giovane moglie, il figlio Lance ha un terribile incidente aereo in cui muore sul colpo. È l’inizio della fine: la Hutton si ritira a Los Angeles, dove vive al Beverly Wilshire Hotel. Trascorre gli ultimi anni nella sua stanza, nel suo letto, ricevendo visite solo da amministratori e avvocati che la aggiornano sull’erosione quasi totale del suo patrimonio, a causa dello sperpero incontrollato, dei sette divorzi milionari, dell’eccessiva disinvoltura in donazioni e anche, ovviamente, della disonestà di molti gestori.

L’unica eccezione è Cary Grant, che le fa visita portandole splendidi mazzi di rose. Barbara Hutton muore per attacco cardiaco nel 1979: ha 67 anni e 3.500 dollari rimasti sul conto. È proprio il caso di dire poor, poor little rich girl.