L'agenda delle mostre da vedere a Novembre, in tutta Italia

Di Silvia Airoldi
·17 minuto per la lettura
Photo credit: Courtesy Fondazione La Quadriennale di Roma, foto DSL Studio
Photo credit: Courtesy Fondazione La Quadriennale di Roma, foto DSL Studio

From ELLE Decor

Buttarsi a capofitto in un autunno nel segno della cultura? Forse può servire a sospendere, almeno temporaneamente, i pensieri che accompagnano questo momento difficile, di certo aiuta a rinnovare le nostre energie. Ecco allora l'agenda delle mostre da vedere in Italia a inizio novembre 2020 che toccano, in particolare, il tema dell'architettura. Via libera alla riscoperta di esempi architettonici del XX secolo, dall'architettura strutturale di Pier Luigi Nervi a quella razionalista a tema sociale di Giuseppe Terragni che si completa nel design dei piccoli arredi per l'infanzia. E poi l'architettura incontra ancora il design, ma anche l'arte o le sue avanguardie, superando i limiti delle singole discipline, nell'approccio al progetto di Alessandro Mendini e nel dialogo armonico di Osvaldo Borsani e Lucio Fontana. Gli appuntamenti di novembre pongono in relazione fotografia e architettura quando si tratta di leggere lo spazio trasformato dalla presenza umana nelle realizzazioni di Giancarlo De Carlo, attraverso gli scatti di otto fotografi italiani. Quindi, passare da quelle immagini alle opere di una coppia illustre della grafica italiana è un attimo. Gli eventi del mese offrono anche l'opportunità di ammirare installazioni d'autore che interpretano la pura luce come materia, di compiere un viaggio alternativo nell’arte italiana dagli anni Sessanta ad oggi o, perché no, vivere nuove esperienze d'uso con il design dei gioielli di giovani artiste emergenti.

The Others Art Fair, Torino

Photo credit: Courtesy Photo
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Non si potrà svolgere in presenza, alla luce dell'ultimo Dpcm, ma la fiera, dedicata all’arte emergente nazionale e internazionale che riattiva i luoghi abbandonati torinesi per farne spazi espositivi, vuole “mantenere l’impegno preso con la Città, e restituirà al pubblico il Padiglione 3 di Torino Esposizioni”, scrivono gli organizzatori Roberto Casiraghi e Paola Rampini dell'associazione The Others, rilanciando un segno di speranza nel futuro. Dal 6 all'8 novembre si potrà visitare la struttura considerata dalla Getty Foundation tra i capolavori di architettura mondiale del XX secolo. Il Padiglione 3 di Torino Esposizioni, rimasto inutilizzato per anni, è parte dell'ex centro fieristico progettato da Ettore Sottsass senior nel 1938 con la collaborazione di Pier Luigi Nervi. Una volta a vela nervata che appoggia su quattro arcate inclinate caratterizza l'edificio, disegnato da Pier Luigi Nervi nel 1950, un grande spazio unitario a pianta rettangolare che si sviluppa su una superficie di poco inferiore a 4000 metri quadrati. Al centro del Padiglione sarà collocata un'installazione grafica a forma di grande cubo con la storia di Torino Esposizioni per raccogliere le preferenze dei visitatori su quale sarà la destinazione futura del Padiglione 3.

www.theothersartfair.com

E luce fu. Giacomo Balla, Lucio Fontana, Olafur Eliasson, Renato Leotta, Cuneo

Photo credit: Foto Paolo Pellion
Photo credit: Foto Paolo Pellion

Quattro opere sul tema della luce come materia, realizzate da Giacomo Balla, Olafur Eliasson, Lucio Fontana e Renato Leotta e facenti parte delle Collezioni del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, sono poste in dialogo con gli spazi del Complesso monumentale di San Francesco, a Cuneo, nel quale sono allestite. Al centro della navata centrale della chiesa è collocata 'Feu d’artifice' (1917), un'opera di Balla legata agli anni di adesione al Futurismo. Si tratta di un vero e proprio spettacolo teatrale, dove dei volumi geometrici luminosi si muovono, a rappresentare "gli stati d’animo dei fuochi artificiali", sulle note della musica di Igor’ Stravinskij. Nell'opera 'Ambiente Spaziale' (1967) di Lucio Fontana, la luce di Wood, che fa risaltare effetti di fluorescenza, svela la doppia traiettoria lineare di circoli dipinti a colori fosforescenti. Il lavoro rappresenta una prima realizzazione dei progetti formulati nei manifesti del Movimento spazialista, che l’artista fonda a Milano nel 1947. La luce come tema rilevante per la conoscenza del reale pervade la ricerca artistica di Olafur Eliasson.'The sun has no money' (2008), la sua opera allestita nello spazio dell'abside, produce un effetto avvolgente e ipnotico attraverso il gioco di luci e ombre realizzato puntando i potenti fasci luminosi di due fari da teatro su due strutture, costituite da anelli concentrici in materiale acrilico. L'invito che l'artista rivolge al visitatore è di indagare le modalità di percezione attraverso la propria soggettività, nella concezione che la vera opera d'arte si esprime nell'incontro tra gli oggetti fisicamente disposti nello spazio e l'unicità degli individui che li percepiscono. L'installazione 'Sole' (2019-2020) di Renato Leotta si sviluppa lungo tutto il volume della chiesa e consiste in vecchi fari, recuperati da auto dismesse, che orientano la loro luce su dettagli significativi dell’architettura e sulle decorazioni all'interno dell'edificio, altrimenti trascurati. Attraverso questa reinterpretazione dei tradizionali impianti di illuminazione, Leotta riflette sui cambiamenti sociali avvenuti nel territorio piemontese che, da centro legato all’industria fino alla fine degli anni Novanta del secolo scorso, si è indirizzato verso la produzione della “cultura contemporanea dell’intrattenimento”, come spiega lo stesso artista. La mostra è curata da Carolyn Christov-Bakargiev e Marcella Beccaria, con la consulenza curatoriale di Marianna Vecellio per il progetto di Renato Leotta. Fino al 14 febbraio 2021.

www.castellodirivoli.org

Pastiche. Paolo Gonzato, Milano

Photo credit: Courtesy Officine Saffi, foto Alessandra Vinci
Photo credit: Courtesy Officine Saffi, foto Alessandra Vinci

La personale di Paolo Gonzato, alle Officine Saffi, presenta una serie di lavori che evocano e indagano l'opera di Giambattista Piranesi, genio eclettico del Settecento - incisore, disegnatore, architetto, antiquario e archeologo. Gonzato, in particolare, è ispirato dai grandi vasi storici di Piranesi, come il Boyd Vase conservato al British Museum di Londra. Sono dei pastiche, tanti frammenti antichi “ricostruiti in maniera verosimile con aggiunta di elementi coevi realizzati dalla bottega stessa del Piranesi, creando così di fatto un falso storico ma con il potere di stimolare la fantasia, il sogno e in ultima analisi il desiderio”, come scrive Fabrizio Meris nel suo testo critico. L'aspirazione del tempo era di possederli, collezionarli anche perché racchiudevano "quell’impalpabile brama di essere altro" e Piranesi riusciva nell'operazione anche attraverso le sue incisioni-manifesto che ne aumentavano la notorietà e il valore. Interessato dalla riflessione su questi meccanismi di produzione e comunicazione, Gonzato considera i pastiche espressione di nomadismo culturale, in quanto si mischiano provenienze, secoli e culture utilizzando lo stereotipo del classico. Nella mostra è però centrale anche la relazione dell'artista con il medium della ceramica, con la quale si cimenta dalla seconda metà degli anni Duemila, attratto dal fatto che è trascurata dall'arte contemporanea. Le sperimentazioni con il materiale ceramico “rientrano poi nella sua più ampia visione sulla scultura: stratificazioni successive su un’impianto di gusto brutalista dai toni forse a volte un po’ grevi. Nascono cosi per la mostra Pastiche nuove opere, frammenti decorativi e architettonici d’incerta datazione, interi manufatti in ceramica ricchi di sedimenti come se fossero appena usciti da scavi archeologici di una civiltà antica o addirittura presagi di un mondo distopico e post apocalittico”, come spiega Meris. Il viola, per l'artista un colore feticcio scrigno di informazioni simboliche e significanti che rievocano contemporaneamente atmosfere, credenze e riti, è l'elemento legante di tutta l'esposizione. Allo stesso tempo, linee di ricerca temporale differenti conducono a una visione olistica del reale che permette di immaginare se stessi contemporaneamente in un modo e nel suo opposto. Fino al 4 dicembre.

ww.officinesaffi.com

Giuseppe Terragni per i bambini: l’asilo Sant’Elia, Como

Photo credit: Courtesy Photo
Photo credit: Courtesy Photo

La Pinacoteca Civica apre due nuove sale dedicate all'architetto Giuseppe Terragni e al suo asilo Sant’Elia, costruito fra il 1936 e il 1937, capolavoro dell'architettura razionalista comasca. L'idea di fare conoscere e dare valore alla modernità del progetto per l'infanzia di Terragni e alla sua sensibilità sociale, "una casa per una grande Famiglia" come scrisse lo stesso architetto nella relazione progettuale, trovano risposta nell'esposizione permanente, a cura di Roberta Lietti, all'interno della sezione Novecento della Pinacoteca. L'occasione nasce dal ritrovamento degli arredi originali dell'asilo Sant’Elia nei depositi della Pinacoteca e della struttura per l'infanzia. Accanto ai documenti storici relativi all'ideazione del progetto dell'asilo, al materiale fotografico,ai testi d’epoca sono visibili le tre tipologie di seggioline tra cui la versione ridotta ’Lariana’, progetto di Terragni, i piccoli banchi, gli armadietti spogliatoi e un lungo mobile contenitore, sempre disegnato dell’architetto oltre all’arredo dell’infermeria, a un esempio originale della poltrona ‘Benita’, poi rinominata 'Sant’Elia', presente nell’arredo dell’Asilo così come in quello della Casa del fascio”, e a un lampadario. L'allestimento è stato ideato dall'Architetto Paolo Brambilla.

www.visitcomo.eu

Incancellabile Vittoria, Brescia

Photo credit: Alessandra Chemollo
Photo credit: Alessandra Chemollo

La città di Brescia ora ha due "Vittorie". In occasione del ritorno, dopo due anni di restauro, della Vittoria Alata, straordinario esempio di statua in bronzo di epoca romana, Emilio Isgrò ha realizzato Incancellabile Vittoria, un'installazione monumentale di circa 200 metri quadrati, nella quale la silhouette del capolavoro antico reinterpretato emerge dalle cancellature tipiche del suo linguaggio espressivo. La nuova opera occupa la parete nord della fermata ‘Stazione FS’ della Metropolitana di Brescia e, ponte fra passato e contemporaneità, diventa simbolicamente porta d’ingresso alla città e segno di accoglienza, aggiungendosi ai lavori di Marcello Maloberti e Patrick Tuttofuoco già presenti. Nell'installazione, costituita da 205 pannelli di fibrocemento fresati, le cancellature di Isgrò incidono profondamente un brano tratto dall’Eneide di Publio Virgilio Marone, formando una griglia dalla profondità scultorea da cui si staccano, tratteggiate di rosso, le forme della dea romana. Per la realizzazione è stata utilizzata una tecnologia avanzata a controllo numerico digitale, progettata da The FabLab, presso il Talent Garden di Milano. “Come già nel dopoguerra, è su queste rovine che bisogna ricostruire”, ha dichiarato l'artista siciliano, “nel segno di una Vittoria alata che viene da lontano e va lontano.. Il mondo è cambiato e cambia di continuo, e a noi tocca il compito di accompagnarlo con le nostre competenze e con quella cultura che è sempre stata e rimane il fondamento di ogni sviluppo economico e sociale. Non credo che io, come artista, possa essere indifferente a un discorso del genere”. Incancellabile Vittoria va visto “come segno di speranza e di fiducia, e soprattutto come tributo d’amore di un italiano ad altri italiani che lottano perché nessuno viva più inutilmente, e ancor più inutilmente muoia” ha commentato Isgrò. L’iniziativa è curata da Marco Bazzini.

David Auborn. Eyrie, Bologna

Photo credit: Courtesy Photo
Photo credit: Courtesy Photo

Protagonista della personale alla galleria CAR DRDE è l'artista inglese David Auborn che presenta un corpo di pitture di piccolo formato realizzato espressamente per il progetto espositivo. I dipinti, accesi nell'espressione cromatica, mostrano visioni paradossali della natura, visioni insolite e fantastiche, la ricerca artistica de-contestualizza di Auborn si orienta ad esplorare l'ignoto. Partendo dal disegno, unica ancora con il reale, Auborn crea attraverso le sue intense pennellate un’iper-realtà che prende avvio dall’illogico e dall’irrazionale che governano la nostra realtà, gli unici elementi capaci di fornire una verità potenziale. “Nella cecità forzata a cui l’artista si confina”, scrive il gallerista, “l’unico conforto è una pittura fatta di istinti, memoria, dialoghi interni e di stimoli esterni sordi che risuonano in un’atmosfera di rumore bianco, white noise”. Di fronte a incertezza, mutismo di fondo, sospensione, dolce resa, consapevolezza di non riuscire mai ad afferrare la verità, la riflessione si sposta e viene da domandarsi se quella rappresentata dall'artista è davvero una realtà altra. Fino al 19 dicembre.

www.cardrde.com

Preziosa Young, Firenze

Photo credit: Élise Pezzin Woopwoop Studio
Photo credit: Élise Pezzin Woopwoop Studio

Sette giovani artiste emergenti, designer di gioielli, sono le protagoniste della mostra allestita negli spazi della Galleria di Palazzo Coveri. Elwy Schutten (Olanda), Chia-Hsien Lin (Taiwan), Zihan Yang (Cina), Marie Masson (Francia), Jess Tolbert (Stati Uniti), Rachael Colley (Gran Bretagna), Dongyi Wu (Cina) sono state selezionate all'interno del concorso 'Preziosa Young', che ha visto la partecipazione di 147 proposte da tutto il mondo, da una giuria di curatori, artisti e critici del gioiello per la loro creatività in relazione all'uso dei materiali, per le tecniche impiegate e il concept innovativo. Così "Smelling Memories" di Chia-Hsien Lin sono gioielli profumati che si indossano su diverse parti del corpo, come collo braccia e mani, per evocare, attraverso la suggestione del loro profumo, ricordi, momenti o esperienze del passato. Nella serie "Tired", Dongyi Wu, che si descrive come una storyteller, trasferisce le proprie esperienze raccontando la sensazione della stanchezza, attraverso materiali alternativi quali tessuti, lattine di alluminio e cavo di gomma. La serie di spille "Male coquetry" e "Cockades | Paesaggio in miniatura" di Marie Masson sfida con umorismo i codici dell'ornamento e, in particolare, le questioni di genere e potere associate all'uso di gioielli. La sua rivisitazione dei codici dell’ornamento combina tecniche di pelletteria, gioielleria e plumasserie. Il concorso è indetto da LAO, Le Arti Orafe Jewellery School e a questa prima tappa espositiva italiana ne seguiranno altre all'estero e, quindi, a Padova. Fino all'8 novembre.

www.artiorafe.it

Licalbe Steiner. Alle origini della grafica italiana, Urbino

Photo credit: Courtesy Photo
Photo credit: Courtesy Photo

Il logo e l'immagine integrata della Coop del 1963, la grafica Feltrinelli degli anni ’60-’70, le grandi campagne pubblicitarie per Pirelli e La Rinascente portano la firma di Lica e Albe (Alberto) Steiner, compagni di vita e di lavoro. La mostra dedicata al racconto di uno dei rapporti professionali e personali più prolifici della grafica italiana approda, dopo le tappe a Milano e in altre sedi, a Urbino dove si arricchisce di documenti che mostrano la relazione speciale tra il progettista Alberto Steiner e la città, sfociati nel progetto dell’identità coordinata e della segnaletica per il centro storico negli anni 1968/1969 e nella collaborazione con Giancarlo De Carlo per la presentazione del nuovo piano regolatore. L'esposizione, curata da Anne Steiner e progettata dallo studio Origoni-Steiner, si espande negli spazi della Galleria Albani e all'interno del monastero di Santa Chiara, sede dell'ISIA, nel quale è documentato, in particolare, il progetto di Urbino e l'esperienza educativa di Steiner che ha contribuito fortemente allo sviluppo del Corso Superiore per le Arti Grafiche, fondato nel 1962, diventato ISIA Istituto Superiore per le Industrie Artistiche dal 1972. Fino al 10 gennaio 2021.

www.isiaurbino.net

“Spiriti”. Otto fotografi raccontano Giancarlo De Carlo a Urbino, Urbino

Photo credit: Mario Cresci
Photo credit: Mario Cresci

Una mostra, ospitata nel Palazzo Ducale, per raccontare il lavoro di Giancarlo De Carlo a Urbino, inteso nella sua rappresentazione finale di architettura con le persone, ovvero di uno spazio “esperito, consumato, perennemente trasformato dalla presenza umana", come scrive lo stesso progettista ne "L’Architettura della partecipazione". A fare da 'voci narranti' sono otto fotografi riconosciuti a livello internazionale e docenti ISIA: Paola Binante, Luca Capuano, Mario Cresci, Paola De Pietri, Jason Fulford, Stefano Graziani, Armin Linke, Giovanna Silva, attraverso immagini che ricollocano le architetture di De Carlo nell'attualità. A queste opere si aggiungono il lavoro performativo del grafico Patrick Lacey e dall’artista Ben Cain con gli studenti ISIA e le narrazioni che gli studenti dell’Università IUAV di Venezia hanno sviluppato insieme ad Armin Linke, partendo dai materiali fotografici di archivio. La mostra,a cura di Jonathan Pierini e Marco Pierini con allestimento di Gianni Filindeu, afferma nel titolo un doppio rimando e dialogo. Da un lato gli architetti del Palazzo Ducale, Luciano Laurana e Francesco Di Giorgio Martini, gli "spiriti del Palazzo" come li definì in un testo lo stesso architetto e urbanista italiano, dall'altro De Carlo che a Urbino lascia tracce di una 'presenza' viva attraverso il suo progetto di città, dopo averne disegnato il progetto urbanistico e importanti interventi architettonici. Fino al 28 febbraio 2021.

www.gallerianazionalemarche.it

Quadriennale d’arte 2020. FUORI, Roma

Photo credit:  courtesy Fondazione La Quadriennale di Roma, foto DSL Studio
Photo credit: courtesy Fondazione La Quadriennale di Roma, foto DSL Studio

Apre al Palazzo delle Esposizioni la Quadriennale d’arte, 'manifesto' di una nuova immagine dell'arte contemporanea italiana a livello internazionale. L'edizione 2020, dal titolo 'FUORI', curata da Sarah Cosulich e Stefano Collicelli Cagol, intesa come una mostra transgenerazionale e multidisciplinare, pone l'accento su un punto di vista particolare. In primo piano non solo la storia della Quadriennale di Roma e la documentazione delle ricerche artistiche italiane ma anche l’idea di valorizzare percorsi alternativi a quelli più rappresentati, per offrire uno sguardo aperto sullo scenario artistico contemporaneo e una visione polifonica, oltre che un invito a riflettere sui valori artistici che ripensano il presente. Sono state individuate tre aree tematiche alla quali ricondurre l'incredibile ricchezza e la diversità della ricerca artistica di questi ultimi sessanta anni: 'Palazzo', come metafora della relazione tra arte e potere; il 'Desiderio', per la necessità di sedurre che da sempre accompagna l’arte; l"Incommensurabile', ciò che porta gli artisti ad abbracciare fino in fondo le proprie ossessioni e ad evitare stili ripetitivi. FUORI esplora la multidisciplinarietà di moda, teatro, musica, danza, film, architettura e design, coinvolgendo autori spesso esclusi, guarda a tutte le ossessioni degli artisti, al glam che attraversa diverse generazioni; al desiderio erotico, in tutte le sue direzioni e forme, che ispira la creatività oltre che agli immaginari femminili, femministi e queer. FUORI in numeri sono 43 artisti in mostra , dei quali 29 sono alla loro prima partecipazione alla Quadriennale d’arte, con 19 donne, 17 uomini, 7 coppie o collettivi e 14 under 35. 300 le opere esposte attraverso sale monografiche e nuovi lavori per un racconto inedito dell’arte italiana dagli anni Sessanta a oggi. Fino al 17 gennaio 2021.

www.quadriennalediroma.org

Lucio Fontana / Osvaldo Borsani, Roma

Photo credit: Foto Daniele Molajoli Courtesy Galleria Mattia De Luca e Archivio Osvaldo Borsani
Photo credit: Foto Daniele Molajoli Courtesy Galleria Mattia De Luca e Archivio Osvaldo Borsani

Le creazioni sviluppate dalla collaborazione tra Osvaldo Borsani e Lucio Fontana, nel periodo fine anni Quaranta e anni Cinquanta, sono protagoniste nella mostra presentata da Galleria Mattia De Luca. Fra le opere, in particolare, molte fanno capo alla realizzazione della Casa G., uno dei rari spazi abitativi creati dall'artista e dall'architetto designer, ricostruito completamente nell'esposizione, all'interno dello storico Palazzo Albertoni Spinola. Le due visioni, da un lato quella caratterizzata dagli elementi Barocchi e Spazialisti di Fontana, dall'altro l'approccio tecnologico e il criterio estetico di Borsani, si combinano, superando i limiti delle rispettive discipline, per arrivare a definire un'idea di ambiente armonioso e inclusivo. Al suo interno, superfici e spazi si dilatano grazie a un ricercato lavoro plastico che utilizza elementi figurati e astratti. Fra i lavori in mostra: il Soffitto del 1949, una decorazione scultorea riallestita negli spazi della galleria che riunisce gli elementi tradizionali e moderni della ricerca di Fontana; il Mobile Bar, sempre del 1949, elemento importante in relazione alla concezione spaziale voluta da Borsani e Fontana. I disegni di Fontana, realizzati nel 1956 per il progetto della facciata del Palazzo Tecno di Milano voluto da Osvaldo Borsani, completano il progetto espositivo. Fino al 23 gennaio 2021.

www.mattiadeluca.com

Alessandro Mendini piccole fantasie quotidiane, Napoli

Photo credit: Courtesy Photo
Photo credit: Courtesy Photo

Il lavoro di Alessandro Mendini nella fitta trama di relazioni tra design, arte e architettura, caratteristica di tutta la sua ricerca. È la proposta della mostra al Madre - museo d’arte contemporanea Donnaregina, a cura di Gianluca Riccio e Arianna Rosica, realizzata grazie a una collaborazione stretta con lo Studio Alessandro Mendini. Il progetto, a poco più di un anno dalla morte dell'architetto e designer milanese, esplora gli scambi e le reciproche influenze tra la poetica mendiniana e la cultura artistica d'avanguardia - dall'Arte Povera al Futurismo, dalla cultura Divisionista e Metafisica alla Pop Art -, legami che attraversano tutta la sperimentazione di Mendini, a partire dalla progettazione di oggetti industriali fino alla realizzazione di opere pubbliche e installazioni ambientali. I lavori di una carriera lunga più di cinquant'anni, tra opere, prototipi, documentazioni di performance, oggetti industriali, arredi, disegni e bozzetti, sono accolti in stanze tematiche che raccontano, nella loro successione, l'approccio interdisciplinare al progetto di Mendini. Un viaggio che percorre la fase della sua adesione al Radical Design della prima metà degli anni Settanta, quello della sua riflessione teorica in qualità di direttore della rivista “Casabella”, dell'esperienza di Alchimia che segna le sue prime sperimentazioni sul tema della decorazione, che sarà sempre più rilevante, del periodo postmoderno, fino agli anni più recenti. Lungo il percorso emergono i riferimenti teorici e linguistici della ricerca di Mendini, ovviamente il tema della decorazione, il dialogo costante tra l'alto e il basso, il passato e il presente, il linguaggio artistico e la cultura popolare, il pezzo unico e la produzione in serie. All'interno del progetto espositivo, una sezione è dedicata al rapporto di Alessandro Mendini con la città di Napoli, che ha ospitato suoi interventi di arte pubblica, come l’ideazione delle fermate della metropolitana di Salvator Rosa e Materdei e la riprogettazione di alcuni elementi chiave nell’ambito dei lavori di rinnovo della Villa Comunale. Fino al 1 febbraio 2021.

www.madrenapoli.it