L'agenda delle mostre della settimana (in zona gialla)

Di Silvia Airoldi
·17 minuto per la lettura
Photo credit: Luca Meneghel
Photo credit: Luca Meneghel

From ELLE Decor

Una data importante quella di lunedì 1 febbraio perché finalmente, dopo quasi tre mesi di chiusura, possono riaprire musei, siti archeologici e spazi espositivi nella maggior parte delle regioni Italiane. La lista per fortuna si allunga ancora e alla provincia di Trento, a Toscana, Molise, Campania e Basilicata della scorsa settimana, in zona gialla si aggiungono Abruzzo, Calabria, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Valle d’Aosta e Veneto per la ripartenza, in piena sicurezza, della programmazione culturale e delle mostre in calendario, almeno nei giorni feriali come prevede l'ultimo Dpcm. In questa fase l'entusiasmo è condiviso, ma se alcuni musei e sedi espositive sono pronti ad accogliere i visitatori, per molti gestire la macchina organizzativa, alla luce in particolare di passaggi nelle diverse fasce di rischio con poco preavviso e con riaperture che escludono il fine settimana di maggiore afflusso, può costituire una grave difficoltà. Un problema che si traduce nella posticipazione della riapertura del sito o del nuovo allestimento espositivo, inserito nell'agenda del 2021, mentre quella che servirebbe è una strategia mirata e preparata con largo anticipo. A Milano, ad esempio, passata la Lombardia in zona gialla, mentre riaprono La Triennale e Hangar Bicocca, rispettivamente il 2 e il 3 febbraio, con le loro mostre temporanee, l'assessore alla cultura Filippo Del Corno scrive sul Corriere della Sera che “il sistema museale cittadino, composto da istituzioni civiche, statali e private riaprirà le proprie porte in maniera coordinata e compatta” individuando come possibile nuova data di apertura la prima settimana di marzo. Intanto, cresce la voglia di cultura anche se la prospettiva è a corto raggio, chilometrico si intende, orientata ai musei di 'prossimità', nel limite dei confini regionali. Il lockdown e questo anno difficile, a causa della pandemia, però, ci hanno forse fatto (ri)scoprire la priorità, il valore e il senso più profondo della cultura e dall'altro lato i musei e gli spazi della cultura si sono saputi reinventare costruendo nuovi scenari. Ecco allora tante buone ragioni per seguire la nostra selezione di 13 fra musei, mostre ed appuntamenti culturali nelle regioni in zona gialla.

Cut a rug a round square di Jessica Stockholder, Torino

Photo credit: Renato Ghiazza. Courtesy Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino
Photo credit: Renato Ghiazza. Courtesy Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino


Il 5 febbraio, le OGR – Officine Grandi Riparazioni riaprono con il nuovo progetto espositivo a cura di Jessica Stockholder, che vuole esplorare i limiti e le potenzialità del medium pittorico. Una questione, al centro del dibattito contemporaneo, che da vent'anni vede l'artista americana impegnata in un ruolo di rilevanza. All’interno dei Binari 1 e 2 delle OGR Cult, Stockholder ha ideato una grande installazione ambientale nella quale le protagoniste sono le opere provenienti dalla Collezione d'Arte Contemporanea "la Caixa" di Barcellona e dalla collezione della Fondazione per l'Arte Moderna e Contemporanea CRT, costituita da opere in comodato permanente presso i musei torinesi di Gam - Galleria d'arte Moderna e Castello di Rivoli - Museo d'arte contemporanea. Il concetto che ispira la mostra è rigoroso ma anche poetico: “Sto esplorando come la geometria, per lo più rettilinea, inerente al contorno, o bordo, dei dipinti genera significato sia all'interno che all'esterno dei dipinti stessi”, ha spiegato la curatrice. Osservando che il fil rouge è l'intersezione di cerchio e quadrato in molte opere delle collezioni e che nei dipinti la geometria rimanda alla rappresentazione del corpo umano, i diversi lavori esposti diventano occasione per indagare la pittura e le sue modalità espressive, le definizioni categoriche attraverso i limiti di genere, per studiarne i bordi letterali e simbolici. Fino al 2 maggio.

www.ogrtorino.it

Le Gallerie, Trento

Photo credit: Courtesy Photo
Photo credit: Courtesy Photo

Due gallerie, una bianca e una nera, nate dalla riconversione di due tunnel stradali in spazi espositivi, la prima dedicata a esposizioni temporanee, eventi e formazione, la seconda concepita come una grande installazione, unite dal fil rouge narrativo: la storia e la memoria del Trentino. Si tratta de Le Gallerie, spazio culturale curato e gestito dalla Fondazione Museo storico del Trentino che ha riaperto al pubblico le quattro mostre in programma. Il racconto della montagna, per come è stata percepita in Trentino dalla seconda metà dell’800 ai giorni nostri, si sviluppa nel progetto espositivo “Sguardi sulla montagna: verso i 150 anni della Sat (1872-2022)”, promosso assieme alla Società degli alpinisti trentini, all'interno della Galleria Nera. In quella Bianca, invece, spicca in particolare "Uffizi in Passeier: chi protegge l'arte in guerra?”. La mostra, a cura di Judith Schwarz e Albert Pinggera, è incentrata su un fatto accaduto durante la seconda guerra mondiale, 1944-45, quando 300 dipinti provenienti dai musei fiorentini, con opere di Rubens, Tiziano, Caravaggio e Botticelli, furono portati dai tedeschi in un deposito, in Val Passiria, dove furono custodite per mesi prima di essere consegnate, a fine guerra, alla 5th US-Army e, quindi, tornare, a Firenze. Si trattava di salvare i capolavori dai bombardamenti degli americani o di un tentativo di trafugamento? L'esposizione mette in luce questi due diversi punti di vista, il primo riferito al dipartimento tedesco Deutscher Kunstschutz per la tutela dei beni culturali che aveva organizzato il trasferimento, il secondo all'esercito americano, ponendo in primo piano, comunque, interrogativi impostanti: in guerra chi difende il patrimonio artistico e l'identità culturale?

www.museostorico.it

Caravaggio. Il Contemporaneo, Rovereto (Trento)

Photo credit: Jacopo Salvi
Photo credit: Jacopo Salvi

Alla ricerca di connessioni e parallelismi fra un grande maestro del passato e i linguaggi del contemporaneo. La mostra allestita al Mart, da un'idea di Vittorio Sgarbi, rilegge l'attualità di Caravaggio ponendolo a confronto con due figure del XX secolo, Alberto Burri e Pier Paolo Pasolini. Al centro del progetto espositivo la prima opera siciliana di Michelangelo Marisi detto il Caravaggio, il "Seppellimento di Santa Lucia" nella replica fedelissima di Factum Arte e Factum Fondazione (l'originale in precedenza esposto è ritornato a Siracusa) 'anticipatrice' per certi versi dell'arte informale e quindi, posta in dialogo con alcune opere del Maestro dell’Informale italiano, Alberto Burri. Il confronto è affrontato sia in termini di toni, materiali e atmosfere quanto dal punto di vista concettuale anche attraverso il contributo delle fotografie del 'Grande Cretto di Gibellina' di Massimo Siragusa. Il parallelismo tra Caravaggio e Pier Paolo Pasolini vive nel realismo del pittore e a distanza di secoli in quello del poeta e regista italiano, entrambi rivolti a ritrarre i tipi umani nella loro realtà, spesso la più povera, cruda o estrema. La connessione, che passa anche attraverso il tema del martirio, da quello della santa a quello di Pasolini, si esprime attraverso le opere di Nicola Verlato e le fotografie di Dino Pedriali. Il Mart propone anche due focus di approfondimento dedicati a Nicola Samorì e a Luciano Ventrone. Nel lavoro dei due artisti visivi si possono individuare richiami o ispirazioni all’estetica caravaggesca. Fino al 18 aprile.

www.mart.trento.it

Henri Cartier-Bresson. Le Grand Jeu e Youssef Nabil. Once Upon a Dream, Venezia

Photo credit: Courtesy of the Artist and Nathalie Obadia Gallery, Paris/ Brussels
Photo credit: Courtesy of the Artist and Nathalie Obadia Gallery, Paris/ Brussels

Riprendono le visite alle esposizioni di Palazzo Grassi. La proroga di "Henri Cartier-Bresson. Le Grand Jeu" permette la visita a una mostra che racchiude, si può dire, cinque progetti espositivi. Cinque curatori d'eccezione, infatti, il collezionista François Pinault, la fotografa Annie Leibovitz, lo scrittore Javier Cercas, il regista Wim Wenders e la conservatrice Sylvie Aubenas hanno scelto ognuno una cinquantina di immagini tratte dalla Master Collection, la selezione dei 385 migliori scatti di Cartier-Bresson che lo stesso fotografo francese aveva individuato nel 1973. Anche l'allestimento segue la visione di ogni singolo curatore tracciando così un percorso che riunisce cinque punti di vista differenti nella comprensione del maestro della fotografia e del pensiero individuale. Riapre anche la mostra "Once Upon a Dream" dedicata a Youssef Nabil, a cura di Matthieu Humery e Jean-Jacques Aillagon. Le opere dell'artista egiziano suggeriscono un racconto dell'Egitto nel quale simbolismo e astrazione si incontrano. Le sue immagini sono realizzate con la tecnica tradizionale usata per i ritratti fotografici e per i manifesti dei film lungo le strade de Il Cairo, e quindi le fotografie sono successivamente dipinte a mano, regalando un'aurea indiscutibile di fascino e suggestione. L'artista affronta nei suoi lavori temi come la ricerca dei reperti identitari, le preoccupazioni ideologiche, sociali e politiche del XXI secolo, la malinconia di un passato lontano. Fino al 20 marzo.

www.palazzograssi.it

Castello di Miramare, Trieste

Photo credit: Fabrice Gallina
Photo credit: Fabrice Gallina

Chiuso da novembre, anche il Castello di Miramare, affacciato sul Golfo di Triest,e può finalmente riaprire al pubblico. Fu l'arciduca Massimiliano d'Asburgo, a metà Ottocento, a decidere di costruire una residenza adeguata al suo rango con vista mare, da circondare con un giardino ricco di essenze arboree diverse. Il Parco fortemente voluto dall'arciduca, che con interventi successivi ha riforestato il roccioso promontorio di Grignano, in origine una landa carsica senza vegetazione, completa il percorso di visita (è comunque rimasto aperto in virtù di deroga speciale).

www.miramare.beniculturali.it

Palazzo Ducale, Genova

Photo credit: Matilde Pisani
Photo credit: Matilde Pisani

Ripartono le mostre a Palazzo Ducale. Dal 1 febbraio fino al 2 maggio, l'appartamento del Doge riapre la mostra "Michelangelo divino artista", a cura di Cristina Acidini con Alessandro Cecchi ed Elena Capretti. Il percorso espositivo, che segue uno sviluppo biografico e tematico, si concentra sugli incontri con i grandi personaggi del Rinascimento che hanno contraddistinto la lunga vita di Michelangelo, dai sette pontefici serviti dall'artista al rapporto con mecenati come Lorenzo il Magnifico, fino alla conoscenza dei reali di Francia, quali Francesco I di Valois e la nuora Caterina de’ Medici. Esposti, oltre a due importanti sculture di Michelangelo, ci sono 60 tra disegni autografi e fogli del carteggio di Michelangelo, delle rime e altri suoi scritti originali. Dal 3 aprile, invece, nel Sottoporticato di Palazzo Ducale è proposta la mostra performativa "Edipo: io contagio – scena e parola in mostra nella Tebe dei Re", ideata da Davide Livermore. Ispirandosi alla tragedia greca l’Edipo Re di Sofocle che racconta della pestilenza che colpì Tebe, il progetto avvia una riflessione sulla pandemia tra maestosi elementi scenografici provenienti da quattro diversi allestimenti del Teatro alla Scala, frammenti di tragedia, performer che recitano all’interno di teche trasparenti. Altrettanto in evidenza, l’importanza della cultura teatrale e di come sia urgente e attuale occuparsene. "Edipo: Io contagio" è curata da Davide Livermore con Margherita Rubino e Andrea Porcheddu.

www.palazzoducale.genova.it

True Fiction. Fotografia visionaria dagli anni '70 ad oggi, Reggio Emilia

Photo credit: Laura Ligabue
Photo credit: Laura Ligabue

Il 1 febbraio, la riapertura al pubblico di Palazzo Magnani propone la mostra dedicata alla staged photography, a cura di di Walter Guadagnini. Il focus espositivo indaga un fenomeno che a partire dagli anni Ottanta ha trasformato il linguaggio e l'approccio alla fotografia: "da mezzo destinato principalmente a documentare la realtà, è diventato il mezzo privilegiato per inventare realtà parallele, menzogne credibili, mondi fantastici”, commenta il curatore. L'esposizione prodotta da Fotografia Europea compone una panoramica sui più importanti autori degli ultimi trent'anni che hanno fatto della fotografia immaginifica il loro cavallo di battaglia, con un'attenzione particolare rivolta anche all'utilizzo delle tecnologie. In mostra ci sono, usando le parole di Guadagnini, le opere "straordinariamente affascinanti, inquietanti e divertenti, che parlano di noi fingendo di parlare d'altro" di grandi maestri come Jeff Wall, Cindy Sherman, James Casebere, Sandy Skoglund, Yasumasa Morimura, Laurie Simmons, artisti quali Erwin Olaf, David Lachapelle, Nic Nicosia, Emily Allchurch, Joan Fontcuberta, Julia Fullerton Batten, Paolo Ventura, Lori Nix, Miwa Yanagi, Alison Jackson, Jung Yeondoo, Jiang Pengyi e autori più raramente esposti in Italia come Bernard Faucon, Eileen Cowin, Bruce Charlesworth, David Levinthal.

www.palazzomagnani.it

Cattedrale di Santa Maria del Fiore e cupola del Brunelleschi, Firenze

Photo credit: Courtesy Opera di Santa Maria del Fiore, foto Echo
Photo credit: Courtesy Opera di Santa Maria del Fiore, foto Echo

Nel cuore del centro storico, la cattedrale di Santa Maria del Fiore e la sua cupola, più conosciuta come la cupola di Brunelleschi, hanno riaperto le visite al pubblico. Il Duomo di Firenze, nel Quattrocento, quando fu ultimato era la chiesa più grande d'Europa (oggi la terza del mondo dopo San Pietro a Roma, Saint Paul a Londra). Arnolfo di Cambio ne iniziò i lavori di costruzione nel 1296, che furono conclusi strutturalmente solo nel 1436 con la consacrazione di Papa Eugenio IV, dopo gli interventi fra gli altri di Giotto, che si occupò in particolare del campanile, Andrea Pisano e Francesco Talenti. Del susseguirsi di ampliamenti e nuovi progetti, che hanno trasformato il disegno iniziale di Arnolfo di Cambio fino a quello definitivo proposto da quattro architetti e pittori nel 1367, si possono individuare delle tracce anche nella diversità degli stili che caratterizzano l'architettura. Gli interni a tre navate, maestosi ma sobri, come nell'ideale spirituale di austerità medioevale, sono illuminati da 44 vetrate, il programma più monumentale di arte vetraria tre-quattrocentesca, e svelano, oltre ai dipinti e ai decori commissionati dall'Opera di Santa Maria del Fiore ai migliori artisti del tempo, gli splendidi pavimenti in marmo colorato e le nicchie del Cinquecento. Ma quella che più sorprende è senz'altro la cupola ottagonale, al suo completamento nel 1536 la più grande al mondo, con una elevazione di 36,6 metri (per 114 metri complessivi) e un diametro esterno di 54,8,. A progettarla fu Filippo Brunelleschi, prescelto dopo il concorso bandito dall'Opera di Santa Maria del Fiore nel 1418, vincendo la sfida ingegneristica di riuscire a “voltar la cupola” su uno spazio di ciclopiche dimensioni. Un problema che nessuno aveva saputo risolvere prima di lui e che aveva fermato i lavori della cattedrale a livello dell'enorme tamburo. Impossibili le impalcature da terra e le centine di supporto del tempo: troppo alta la cupola e troppo vasta. A distanza di sei secoli, rimane un segreto come Brunelleschi sia riuscito a erigere la cupola senza l'uso di armature. Il suo progetto vuole l'uso di una doppia volta con intercapedine, di cui l'interna, spessa oltre due metri e realizzata con conci a spina di pesce, aveva una funzione strutturale essendo autoportante e quella esterna solo di copertura. Solo dopo la morte dell'architetto fu realizzata la lanterna con copertura a cono che aveva disegnato, completata nel 1466 dalla palla di rame dorato con la croce di Andrea del Verrocchio. Imperdibile il ciclo di affreschi con lo stesso tema iconografico del Battistero di San Giovanni (i cui mosaici trecenteschi sono stati oggetto di un restauro parziale che sarà completato a fine anno): il Giudizio Universale, realizzati a fine Cinquecento da Giorgio Vasari e Federico Zuccari

www.duomo.firenze.it

Quello che doveva accadere, Ancona

Photo credit: Alessia Varicchio
Photo credit: Alessia Varicchio

Tutto pronto per accogliere il pubblico. Il Museo Tattile Statale Omero riapre i suoi spazi espositivi che accolgono l'intervento artistico di Giovanni Gaggia. La sua opera 'Quello che doveva accadere', concepita nell'anniversario dei quarant'anni dalla strage di Ustica, rappresenta la chiusura ideale di un ciclo che ha occupato il performer e artista marchigiano per dieci anni. Nell'arazzo di Gaggia, prodotto attraverso il processo lento del ricamo, l'azione artistica diventa un atto di meditazione; il pensiero intimo dell'artista supera la vicenda stessa per esplorare, nel segno della storia e della politica, la pluralità delle storie, voci, delle vite e dei sentimenti. Una riflessione sul rapporto tra arte e memoria, da parte di personaggi attivi nel mondo dell’arte e della cultura italiana, diventano inediti contributi sonori che accompagnano il percorso di visita. Al termine dell'esposizione, l'opera di Gaggia, racchiusa in un tubo di metallo con una scritta Braille, diventerà parte della collezione permanente del Museo Omero.

www.museoomero.it

MAXXI, Roma

Photo credit: © Musacchio
Photo credit: © Musacchio

Il filo interrotto non si è spezzato. Il 2 febbraio, iI Museo nazionale delle arti del XXI secolo riapre i battenti proponendo le mostre in programma prima della chiusura, nell'attesa, vicinissima, dei nuovi appuntamenti, come "Una storia per il futuro. 10 anni di MAXXI" che inaugurerà il 16 febbraio. Si parte da "senzamargine. passaggi nell’arte italiana a cavallo del millennio", il nuovo allestimento della galleria 1, curato da Bartolomeo Pietromarchi, che presenta un nucleo di opere di nove maestri non ancora presenti nella Collezione del Maxxi che includono Carla Accardi, Luciano Fabro, Luigi Ghirri, Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi, Paolo Icaro, Janis Kounellis, Anna Maria Maiolino, Claudio Parmigiani e Mario Schifano. Prosegue, quindi, fino al 21 febbraio "Giovanni Gastel. The people I like" con i 200 ritratti di attrici, artisti, modelle, cantanti, musicisti, politici, giornalisti e intellettuali che raccontano il mondo del grande fotografo, come spiega lo stesso Gastel: sono “le persone che mi hanno trasmesso qualcosa, insegnato, toccato l’anima”. "Maxxi Bvlgari Prize 2020", fino al 7 marzo, riunisce le opere realizzate dai tre finalisti del premio che sostiene e promuove i giovani artisti, Giulia Cenci e Tomaso De Luca. Con "Isaac Julien. Lina Bo Bardi — Un meraviglioso groviglio", a cura di Luigia Lonardelli, Isaac Julien vuole rendere omaggio all'architetta italo-brasiliana Lina Bo Bardi. L'artista e regista inglese ha realizzato quindi una grande installazione video a nove canali, girata in diverse località del Brasile, tra le quali il Museo d’Arte di San Paolo, il Museo d’Arte Moderna di Bahia e il Teatro Gregario de Matos di Salvador. Fino al 28 febbraio.

www.maxxi.art

Castello di Capua, Gambatesa (Campobasso)

Photo credit: Courtesy Photo
Photo credit: Courtesy Photo

Un territorio di frontiera, tra Molise e Puglia, percorso dai tratturi per la transumanza delle greggi, il cui controllo rappresentava una fonte di prosperità. Il suo nome Gambatesa gli viene dall'appellativo con cui era conosciuto Riccardo da Pietravalle, signore del luogo nel XIII secolo, a causa di un difetto fisico. Mentre il castello, eretto nel Medioevo con le forme di un bastione fortificato, diventa una elegante dimora signorile nel Rinascimento, tra la fine del XV e metà del XVI secolo. Artefice del cambiamento è la famiglia Di Capua che acquista il maniero nel 1484 e ne trasforma l’architettura abbattendo molte delle severe architetture militari medievali per farne un palazzo aristocratico, che si sviluppa su quattro livelli. Significativo è l'intervento di Vincenzo di Capua che nel 1550 affidò al pittore salentino Donato Decumbertino (da Copertino), seguace di Giorgio Vasari, il ciclo pittorico che interessa tutte le stanze del piano nobile. Gli affreschi, espressione del Manierismo, ispirato alla produzione artistica di Napoli e Roma di metà Cinquecento, abbelliscono il Salone delle Virtù, la Sala delle Maschere, la Sala del Pergolato,la Sala del Cammino e lo Studiolo. Il racconto artistico si muove tra episodi mitologici e biblici, personaggi della storia antica, paesaggi, vedute e allegorie, rappresentando, anche simbolicamente, i valori e le virtù che la famiglia di Capua incarnava e voleva esprimere. In altre sale sono custodite collezioni di dipinti dall’età moderna all’età contemporanea.

www.musei.molise.beniculturali.it/

Ann Veronica Janssens, Napoli

Photo credit: © ph. Grafiluce 2020, Courtesy Alfonso Artiaco
Photo credit: © ph. Grafiluce 2020, Courtesy Alfonso Artiaco

La Galleria Alfonso Artiaco ospita una nuova personale dell'artista inglese dopo l'ultima allestita nel 2016. Al centro della ricerca artistica si pone il tema della percezione della realtà, che Ann Veronica Janssens indaga servendosi della luce e dei fenomeni ottici naturali ad essa collegati. Così materiali come vetro, specchi, alluminio, nebbia artificiale, selezionati con cura, diventano teatro di sperimentazione insieme alle forme, alla luce e al colore. All'artista interessa la loro interazione con la percezione della realtà che ha lo spettatore; l'arte diventa l'esperienza attivata dall'oggetto. In particolare, la scultura intesa come luogo della percezione è tale che, poiché le sensazioni vissute dal fruitore sono sempre diverse, le sue opere sono in costante cambiamento. Nell'idea che la nostra percezione diventa scultura, e non viceversa, Janssens esplora questi fenomeni sensoriali fugaci per accrescere la nostra consapevolezza, ma il percorso è assolutamente personale e fuori da ogni ragionevole previsione. In mostra sono proposte, insieme a opere del passato, nuovi lavori.Fino al 27 febbraio.

www.alfonsoartiaco.com

Antiquarium, Pompei (Napoli)

Photo credit: Courtesy Photo
Photo credit: Courtesy Photo

Dall'età sannitica, IV secolo a.C., fino alla drammatica eruzione del 79 d.C. Il racconto della storia di Pompei, anche nella sua forte relazione con Roma e nel suo 'secolo d'oro, rivive nel nuovo allestimento dell'Antiquarium, che ospita i reperti del sito campano, finalmente in modo permanente. Inaugurato nel 1873, lo spazio museale fu ampliato da Amedeo Maiuri nel 1926 e, soggetto alla devastazione della seconda guerra mondiale e poi del terremoto, fu riallestito, chiuso e quindi riaperto per mostre temporanee nel 2016. Oggi il nuovo progetto espositivo, ideato da COR arquitectos & Flavia Chiavaroli, rimanda alle atmosfere dell’Antiquarium concepite da Maiuri nel secolo scorso, grazie anche al recupero spaziale delle gallerie originali, al restauro e al restyling delle vetrine espositive degli anni Cinquanta. A caratterizzare il layout delle 11 sale è il progetto illuminotecnico che valorizza reperti, calchi, oggetti della quotidianità e statue con una luce più intensa ed efficace. Da vedere gli affreschi della Casa del Bracciale d’oro, gli argenti di Moregine o il triclinio della Casa del Menandro oltre ai ritrovamenti sorprendenti, che provengono dagli scavi più recenti effettuati nel Parco Archeologico, e che includono fra gli altri, gli ultimi calchi delle vittime dalla villa di Civita Giuliana.

www.pompeiisites.org