L'altra Diana (Rigg) dama tosta, antesignana del femminismo, irriverente e amante degli scandali

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Photo credit: Terry Disney - Getty Images
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Sylvester Stallone ha avuto talmente tanti alti e bassi nella sua carriera da potersi permettere un aforisma: «Un attore muore sempre almeno due volte. La prima, quando viene dimenticato dal pubblico». Come la mettiamo allora con Diana Rigg, scomparsa un anno fa a 82 anni? I millenials l’avevano scoperta da poco grazie a Il trono di spade, 38 milioni di spettatori a puntata, in cui era la matriarca Olenna Tyrrell, detta la Regina di spine, per il suo carattere sprezzante, tagliente e, se necessario, anche sanguinario, che le valse quattro candidature agli Emmy, gli oscar della tv.

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Dimenticata chi? A Venezia, fuori concorso, possiamo perfino salutarla in Last night in Soho di Edgar Wright, sorprendente mix di generi - thriller, musical, time travel, horror - che parte proprio con la dedica “a Diana”. È vero, ci sono anche due altre leggende inglesi, Rita Tushingam, 79 anni, e Terence Stamp, 83, ma la sua Miss Collins non è solo un cameo, ma il motore della storia. Negli stessi Sixties in cui è ambientata parte del film, Diana era Emma Peel, spia e socia di John Steed, nella serie tv Avengers (in italiano Agente speciale, quando venivano definiti telefilm, sotto). E fra i due, era lei che conosceva le arti marziali.

Antesignana del femminismo (protestò contro la sua paga inferiore a quella dei cameramen maschi), irriverente (prima attrice shakespeariana nuda in scena), fece spesso scandalo: «Le donne della mia età sono ancora attraenti. Gli uomini, no. Hanno i cojones alle ginocchia». Ma evidentemente la Regina Elisabetta era d’accordo, perché la nominò senza esitazione Dama.

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