L'american dream di Ilhan Omar, forse la storia più bella e potente di queste elezioni americane

Di Monica Monnis
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Photo credit: Stefani Reynolds - Getty Images
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From ELLE

Alexandria Ocasio-Cortez è una bomba mediatica (e Trump l'ha capito praticamente subito). La sua "conquista" del Congresso ha da subito valicato i confini nazionali, le sue battaglie di inclusione sociale, parità di genere e diritti delle minoranze in particolare dei latinos e gli afroamericani dei quartieri degradati del suo Bronx l'hanno resa simbolo della nuova generazione di dem e rappresentazione di tutto ciò che fa venire l'orticaria a Trump. Una battaglia che non è la sola a portare avanti. Tra le donne che stanno facendo di tutto per scrivere un nuovo capitolo della storia americana, forse con una modalità meno mediale e internazionale ma altrettanto efficace per la sua comunità di riferimento, Ilhan Omar, una delle prime due donne musulmane elette al Congresso nel 2018 e la prima ad indossare l'hijab è stata confermata, proprio come AOC, alle elezioni del 3 novembre.

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Joy is an act of resistance.

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Nata in una famiglia benestante a Mogadiscio 38 anni fa, Ilhan è immigrata negli Stati Uniti a 13 anni a causa della guerra civile somala. Prima di approdare in Minnesota "senza spiccicare una parola d'inglese", la famiglia Omar aveva trascorso quattro anni in un campo profughi in Kenya. "Abbiamo fatto scalo a New York. Ricordo di aver visto senzatetto e mendicanti per le strade. Ovunque c'erano spazzatura e graffiti", ha raccontato a Rolling Stone nel marzo 2019 nel numero dedicato alle "donne della politica che danno forma al futuro", quartetto composto dalla Omar insieme a ça va sans dire, Alexandria, Nancy Pelosi e Jahana Hayes. L'impegno politico è iniziato con la partecipazione alla NAACP (National Association for the Advancement of Colored People), una strutturata organizzazione per i diritti civili e a sostegno delle minoranze e poi nella vita locale di Minneapolis.

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Nel 2016 è stata eletta nel parlamento del Minnesota, ma la vera svolta è datata 2018 con la vittoria nelle elezioni di Midterm, un trionfo ancora più importante perché conseguito da una "donna di colore e musulmana", come lei stessa non si stanca di ricordare. Insieme a AOC, Rashida Tlaib e Ayanna Pressley (prima donna di colore eletta a Boston City Council, è anche la prima rappresentante afroamericana del Massachusetts ndr), Ilhan Omar fa parte della squadra, la famosa The Squad composta delle deputate blu che sistematicamente finiscono nel mirino di Donald Trump e raccontate nel documentario di Netflix, Knock Down The House ("Sono anti-semite, anti-americane, la loro agenda politica è disgustosa e gli americani la bocceranno", cit). In particolare la Omar è stata accusata dal Presidente di "odiare l'America e Israele", sostenere Al-Qaeda e di cercare di minimizzare gli attacchi dell'11 settembre.

"Eravamo spaventati come americani e abbiamo pianto, ma siamo stati anche visti come il nemico. Ricordo che la comunità [musulmana] ha provato una paura tremenda. Non importava se eri un nuovo cittadino o se fossi stato qui per tutta la vita, c'era la sensazione che la tua esistenza qui potesse finire da un momento all'altro", ha ricordato sempre a Rolling Stone, "il presidente degli Stati Uniti continua a diffondere fake news che hanno messo in pericolo la mia vita", ha poi protestato, chiedendo a twitter di agire contro l'account del tycoon.

Alexandria Ocasio-Cortez, Ilhan Omar, Ayanna Pressley e Rashida Tlaib, tutte donne, tutte di origini miste, tutte giovani (tra i 30 e i 45 anni in un parlamento dove l’età media sfiora i 60), tutte deputate di sinistra, tutte nel mirino di Donald Trump e protagoniste dei suoi tweet più spietati, tutte confermate per un secondo mandato a Capitol Hill. Quando l'unione (rosa) fa la forza e fa la differenza.