Lana e seta: le fibre tessili più pregiate

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Photo credit: Nisian Hughes - Getty Images
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Quando acquistiamo un capo d’abbigliamento, ci preoccupiamo di verificare che il tessuto sia di qualità. Quando derivante da fibra animale, può essere di seta o di lana. In questo caso ci interessa che sia di cachemire, merino o angora. È, invece, quasi a tutti sconosciuto il sistema di lavorazione che rende il prodotto finito e pronto per gli scaffali. Scopriamolo insieme, allora, approfondendo in particolar modo le tecniche di produzione meno dolorose per gli animali.

Lavorazione della seta, il tessuto pregiato per eccellenza

La bachicoltura, tecnica di coltivazione del baco da seta, viene praticata da millenni, ossia da quando in Cina ci si accorse delle peculiari proprietà che rendono il bozzolo in grado di produrre il filamento serico. Per lunghissimo tempo è rimasta un’arte esclusivamente cinese, fino a quando si è diffusa prima in Asia e poi in Europa, con l’Italia tra gli epicentri della produzione fino al Secondo dopoguerra. La tecnica di lavorazione della seta prevalentemente utilizzata, prevede numerosi passaggi intermedi necessari a rendere il prodotto finito. Si parte, purtroppo, dall’uccisione del baco, che viene gettato vivo nell’acqua bollente o stufato nel forno, per poi estrarre la fibra di seta e iniziare il processo di trattura e torcitura. C’è però, ancora non su larga scala, un metodo di produzione biologico, più sostenibile e cruelty free che non contempla la morte dei bachi. La seta, con questo procedimento, viene ricavata raccogliendo ciò che rimane dei bozzoli dopo che le farfalle sono nate. La bachicoltura bio è disciplinata anche in Italia e ci sono degli standard che le aziende devono rispettare per ottenere la certificazione dal ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali. Tra gli aspetti che rientrano nella normativa ci sono l’alimentazione del baco, che deve essere conforme alle norme di produzione biologica, il benessere del baco, che deve essere allevato nel rispetto delle sue fasi evolutive ed evitando lo sviluppo di epidemie e l’etichettatura che deve utilizzare le indicazioni in conformità alle norme di produzione biologica.

Photo credit: Liyao Xie - Getty Images
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Seta: i diversi tipi di tessuto

La seta è morbida, leggera, lucente, isola molto bene dal caldo e dal freddo e assorbe facilmente le tinture, donando ai capi sfumature cromatiche che risaltano al massimo alla luce del sole. Proprio per queste sue molteplici qualità è molto utilizzata per le produzioni di alta moda e per la realizzazione di carte da parati e tappeti. Questo tessuto può essere utilizzato puro o mescolato con altre fibre tessili.
Tra i tipi di seta pura, quella ricavata dai bachi da gelso è la più pregiata perché ha un colore bianco uniforme ed è composta da singole fibre lunghe e maggiormente resistenti. C’è anche la seta di Tussah, prodotta da bachi selvatici che si nutrono di foglie di quercia e di ginepro. Le fibre sono corte e grossolane perché il verme non viene coltivato in ambiente controllato. Così la falena si schiude dal bozzolo e interrompe la lunghezza del filamento. A seconda delle tessitura delle trame troviamo poi la seta satinata, quella charmeuse, chiffon e habotai. Quella charmeuse è utilizzata più spesso per sciarpe, camicette e lingerie mentre la chiffon, che è trasparente e leggermente crespata, è perfetta per foulard, nastri e parti di abbigliamento molto raffinate.

Caratteristiche dei diversi tipi di lana : cachemire, alpaca, capra

Una prima grande differenza tra le diverse qualità di lana deriva dall’animale che ci fornisce la materia prima. Diamo abbastanza per scontato che sia sempre di pecora, mentre può essere anche di capra e di alpaca e, addirittura, di dromedario e coniglio. Ogni mantello ha determinate caratteristiche che rendono il tessuto che ricaviamo peculiare per più utilizzi. La merino è una lana fine e pregiata ricavata dal vello della pecora e appartiene alla omonima razza di ovino originaria della Spagna ma oggi allevata quasi interamente in Australia e Nuova Zelanda. Il filato mohair, invece, è quello ricavato dalle capre d’Angora, una razza originaria della provincia di Ankara in Turchia. Ha caratteristiche simili a quelle della seta ed è principalmente usato per creare tessuti di abbigliamento maschile. La fibra più nota, e probabilmente più pregiata, è il cachemire, ricavata dal pelo della capra tibetana. I maggiori paesi produttori sono Cina, Mongolia, Afghanistan, Iran, India e Pakistan e in Italia ci sono, nel piemontese, alcuni centri importanti per la lavorazione di questo tipo di lana. La lana di alpaca, originaria delle zone andine del Perù, è dal diciannovesimo secolo entrata nel ciclo produttivo europeo e nordamericano. Da molti è ritenuta anche più pregiata del cachemire, ha un prezzo che può arrivare ai 180 euro al kg, ed è molto utilizzata per realizzare maglioni e i cappotti Loden. La lana d’Angora, da non confondere con quella mohair, viene invece prodotta con il pelo del coniglio dell’omonima razza. Viene molto spesso utilizzata in mescola con altre fibre a causa della sua scarsa resistenza all’usura e ai lavaggi.

Photo credit: Letizia McCall - Getty Images
Photo credit: Letizia McCall - Getty Images

Prodotti e produzione della lana: l'abbigliamento cruelty free

Il primo procedimento alla base della produzione della lana è la tosatura e nella maggior parte dei casi avviene, a mano o con cesoie meccaniche, quando l’animale è ancora vivo. Si può effettuare anche su animali morti, ma in questo caso la lana ottenuta è di qualità inferiore e viene chiamata da “concia”. Una volta effettuata questa operazione, la lana viene lavata per rimuovere le impurità e inviata nei lanifici per la lavorazione vera e propria. Nei casi in cui la tosatura è automatizzata, il rischio che l’animale soffra o venga ferito durante il procedimento è concreto. Le macchine sono infatti di dimensioni standard, non possono prevedere che ci sia un capo fuori “misura” e quando ciò avviene non tagliano soltanto la lana, ma anche la carne dell’animale. Una sofferenza che nei casi di allevamenti intensivi accompagna anche tutto il resto dell’esistenza degli animali, costretti a vivere in gabbie strette senza potersi muovere e a essere riempiti di antibiotici per crescere più in fretta. Un’alternativa cruelty free è rappresentata dall’acquistare capi di abbigliamento realizzati con lana biologica, ottenuta da animali cresciuti in allevamenti non intensivi, dove possono pascolare liberamente e dove vengono rispettati standard di qualità di vita molto più elevati.

In conclusione, i tessuti derivanti da fibre animali sono belli, pregiati e donano lucentezza ai capi di abbigliamento. Vivendo in un’epoca in cui si può prestare maggiore attenzione alla qualità della vita degli animali negli allevamenti, possiamo, però, iniziare a scegliere quali prodotti comprare. Privilegiando il più possibile quelli realizzati nel rispetto dell’esistenza di quelli che, come noi, sono esseri viventi.

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