L'analisi. Next Gen Eu, le stime dell'impatto sul Pil italiano migliorano di 50 miliardi

Di Massimo Russo
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Photo credit: Mministero dell'Economia
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Cinquanta miliardi. O se preferite un aumento percentuale della crescita di 2,7 punti rispetto alla versione precedente del piano, quella dello scorso dicembre: 5 contro 2,3. Mentre tutti i riflettori illuminano gli effetti politici della crisi, abbiamo preso la seconda versione del Next Gen Eu, quella approvata dal governo italiano in articulo mortis, e abbiamo provato a fare un esercizio per capire come fosse cambiata. A calcolare, cioè, di quanto sia stata rivista al rialzo la stima della crescita del prodotto interno lordo - dovuta all’impatto sull’economia italiana della spesa aggiuntiva grazie ai fondi europei - rispetto alla prima versione, quella prodotta lo scorso dicembre, che era stata considerata insufficiente dalla maggioranza degli analisti.

Usiamo il verbo “provare” perché in realtà anche questa seconda stesura del “Piano nazionale di ripresa e resilienza” (noi abbiamo lavorato sulla versione che porta la dicitura “Bozza 12 gennaio 2021”) è molto avara di numeri assoluti e di tabelle. Perfino per indicare la crescita non riporta nemmeno le percentuali in cifra, ma solo sotto forma di istogrammi in un grafico a barre. Per ricostruire le stime del Pil base (ovvero senza accelerazione dovuta ai fondi europei) tra il ‘21 e il ‘26 è stata utilizzata una media tra diverse fonti (agenzie di rating e organizzazioni internazionali).
I risultati sono quelli riportati nella tabella che pubblichiamo qui sotto (allarga l'immagine con le dita per vederla sul telefono).

Photo credit: Elaborazione Esquire Italia
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In entrambe le versioni del piano, quella dello scorso dicembre e quella attuale, viene raggiunta e superata la ricchezza del 2019, anno prepandemia, solo nel 2023. A fine piano, nel 2026, la crescita è superiore a quella della prima versione di 0,7 punti percentuali (3 contro 2,3), pari a poco meno di 14 miliardi, (la differenza tra 1.879 e 1.866). Ma è qui che scatta un boost aggiuntivo. I tecnici del ministero dell’Economia hanno infatti stimato in un ulteriore punto di crescita (18 miliardi circa) l’effetto sul prodotto interno lordo delle riforme della Pubblica amministrazione, della giustizia e del fisco. E in un altro punto aggiuntivo (ancora 18 miliardi) gli effetti della maggiore occupazione dovuta alla riforma del lavoro. Così, 18 più 18 più 13, si arriva con gli arrotondamenti ai circa 50 miliardi citati in apertura. Cinque punti percentuali in più rispetto allo scenario base del Pil senza fondi europei.

Gli estensori del piano precedente erano stati senz'altro timidi. Sono stati troppo ambiziosi e ottimisti questi, soprattutto nel valutare fattibilità ed effetti delle riforme? La differenza è senz'altro significativa. Anche perché, come sa chiunque abbia mai realizzato un progetto, il piano è solo l’inizio. Poi bisogna centrare gli obiettivi. E su questo occorrerà far assai meglio del passato. Lo storico dell'impatto degli investimenti europei sull’economia del paese e la scarsa capacità di crescere dimostrata in passato non depongono a nostro favore. Ma i pronostici sono fatti per essere ribaltati.