L'appello di Emma Bonino agli uomini: unitevi alle donne contro il femminicidio

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Photo credit: Stefano Montesi - Corbis - Getty Images
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Chiara, Piera, Ada, Giuseppina, Sonia. Verona, Sassari, Catania, Brescia, Cosenza. Sono i punti cardinali di una geografia che non conosce confini regionali e si inscrive nelle oscure pieghe della violenza di genere. Un fenomeno che i numeri ci dicono in leggera diminuzione, ma che ogni anno conta tra le vittime di femminicidio oltre un centinaio di donne: nel 2016 sono state 146 quelle morte per mano di un uomo, nel 2020 116. Troppe.

Secondo i dati del report periodico elaborato dal Servizio Analisi Criminale della Direzione Centrale della Polizia Criminale nel periodo 1° gennaio–22 agosto 2021 su 170 omicidi registrati in totale, 69 hanno visto come vittime donne, di cui 60 uccise in ambito familiare/affettivo. Di queste, 43 hanno trovato la morte per mano del compagno o ex partner. I grafici parlano di un leggero decremento degli omicidi volontari in ambiente domestico rispetto ai primi otto mesi del 2020 (60 anziché 69), ma è un'illusione aritmetica di pochi punti percentuali, che non deve far perdere di vista la gravità di un fenomeno sempre presente e culturalmente così radicato. La cultura è quella maschilista del possesso e della sopraffazione, che fa dell'uomo il legittimo proprietario di una cosa che non potrà mai essere sua. Dal momento che le donne appartengono solo a loro stesse.

Photo credit: LaylaBird - Getty Images
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Sull'argomento è tornata a parlare Emma Bonino, che a Repubblica ha espresso la sua preoccupazione per i recenti fatti di cronaca. "La violenza domestica è stato un fenomeno escluso in Italia per molto tempo. Nel nostro Paese ci si rifiutava di accettare questo fenomeno che è culturale perché è una questione di potere e di possesso. Non esistono attenuanti come 'era nervoso o frustrato'. Anche le donne sono frustrate ma non vanno in giro con la motosega". Se di fatto culturale si tratta occorre ripartire dall'educazione, in primis quella familiare, dove si gioca la partita più importante per la crescita del bambino.

Photo credit: Simona Granati - Corbis - Getty Images
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"Gli ultimi tristi accadimenti che ci racconta la cronaca, mi convincono sempre di più che gli uomini dovrebbero combattere al fianco delle donne contro la violenza di genere – sostiene la senatrice, che non ci sta a escludere l'altra metà del cielo da questa causa –. Ho sempre pensato che è utile coinvolgere il sesso maschile in questa battaglia perché gli uomini, parlando ai loro coetanei e ai figli, sono più ascoltati. Non ci sono molti uomini che si sono esposti ma io penso che sarebbe utile. Gli uomini devono uscire allo scoperto, così noi donne avremo un alleato che partecipi a questa battaglia". Come la Storia insegna, sul fronte dei diritti civili si vince e si perde insieme.

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