L'appello di Malala Yousafzai per "donne, minoranze, sostenitori dei diritti umani" d’Afghanistan

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Photo credit: Paul Marotta - Getty Images
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"Nel nostro mondo parliamo di progresso, di parità di diritti al di là del genere: non possiamo stare a guardare un Paese che torna indietro di decenni, di secoli. Dobbiamo prendere posizione per proteggere le donne e le ragazze, per le minoranze etniche e per la stabilità e la pace nella regione" ha detto la ventiquattrenne pakistana, premio Nobel per la Pace nel 2014, Malala Yousafzai durante un'intervista esclusiva al Newsnight di BBC Two, lanciando il suo appello al mondo per l'Afghanistan.

Un mondo che si dimostra ipocrita quando nella sua metà occidentale pone la gender equality al centro del dibattito e in quella orientale lascia che le donne tornino sotto la legge talebana, la Sharia. Vietata l'istruzione, vietato uscire di casa se non accompagnate da un componente maschile della famiglia, obbligatorio il burqa, pena di lapidazione per l'adulterio e mutilazione per chi ruba. La richiesta delle forze talebane entrate a Kabul che gli vengano consegnate tutte le donne nubili per far sì che diventino "spose" dei miliziani. Il divieto di usare smartphone, la pena di morte per tutte quelle persone che hanno collaborato con gli Usa o hanno fatto attivismo negli ultimi 20 anni, come le donne imprenditrici del progetto Pangea di Kabul o la sindaca di Maidanshahr, Zarifa Ghafari.

Con la ritirata dell'esercito americano dall'Afghanistan, presente sul territorio dal 2001, il Paese è tornato nelle mani dei talebani molto più rapidamente e ferocemente di quanto previsto, persino rispetto alle ipotesi del presidente Usa Joe Biden, che aveva assicurato che l'Afghanistan era pronto per essere lasciato in mano a se stesso, con un esercito di 300.000 uomini a fronte dei soli 75.ooo componenti stimati dell'esercito talebano. E invece. E invece nel giro di una settimana i contingenti talebani guidati dal leader Haibatullah Akhundzada sono arrivati al cuore dell'Afghanistan, a Kabul, dove il presidente Ashraf Ghani ha lasciato il Paese cedendo il comando ai talebani. Dove i civili disperati tentano di fuggire stipandosi sugli aerei in partenza o attaccandosi ai carrelli e finendo inevitabilmente per cadere nel vuoto.

Con il ritorno del regime talebano, che è stato dominante in Afghanistan dal 1996 al 2001 ( anno in cui gli americani hanno deciso di intervenire nel Paese dopo l'11 settembre per smantellare la cellula terroristica di Al Quaeda) la vita di migliaia di persone cambierà per sempre. "Sono profondamente preoccupata per le donne, le minoranze e i sostenitori dei diritti umani" scrive Malala Yousafzai su Twitter. Lei che sa bene cosa significa vivere sotto il regime talebano e nel 2012, a 15 anni, è stata vittima di un attentato che voleva punirla per il suo ruolo di sostenitrice del diritto d'istruzione delle donne in Pakistan. Nonostante le ferite gravissime, Malala è stata salvata in Inghilterra dov'è rimasta insieme alla sua famiglia, laureandosi ad Oxford e continuando il suo lavoro di attivismo. Per tutte le bambine, ragazze e donne che in questo momento si trovano in Afghanistan non ci sarà questo lieto fine.

Per questo Malala Yousafzai ha lanciato un appello su BBC e contattato direttamente alcuni capi di Governo mondiali per chiedere che venga prestata attenzione ai civili coinvolti in questa situazione. "La mia richiesta a tutti i Paesi, in particolare agli Stati Uniti, al Regno Unito e ai Paesi occidentali, è che debbano proteggere tutti quegli attivisti per i diritti umani e delle donne in questo momento" ha spiegato Yousafzai a BBC, accusando le forze della coalizione che si sono rapidamente ritirate dall'Afghanistan insieme agli Usa di aver prestato "poca attenzione sul rafforzamento della democrazia, poca attenzione allo sradicamento delle ideologie estremiste" e aver dimostrato "pochissimo interesse nel concentrarsi sugli aiuti umanitari e sul lavoro umanitario".

In proposito Yousafzai ha aggiunto: "Dobbiamo parlare dei prossimi, immediati passi da intraprendere. Dobbiamo parlare di più delle soluzioni in questo momento". In questo senso, l'attivista ha raccontato di aver mandato una lettera al primo ministro pakistano Imran Khan chiedendogli di ammettere i rifugiati afghani e garantire che tutti i bambini rifugiati "abbiano accesso all'istruzione, accesso alla sicurezza e alla protezione, che il loro futuro non sia perduto". Infine Malala ha fatto un appello ai Paesi d'Occidente che in questo momento devono "aprire le loro frontiere ai rifugiati afghani, agli sfollati".

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