L'architettura che vuole essere un gioco per tutti, da 0 a 99 anni

Di Ciro Marco Musella
·2 minuto per la lettura

From ELLE Decor

Se ci siamo abituati ai nastri segnaletici che impediscono l’accesso ai parchi giochi, la speranza di poter tornare quanto prima sugli scivoli e sulle altalene è quanto mai viva. Nell’attesa, non possiamo che preparare a incontrarci davanti al Social Network Factory, l’installazione per bambini (e non solo) progettata dallo studio di architettura cinese People's Architecture Office (PAO) che si presenta come una struttura reticolare attorno al quale si attorcigliano tubi rossi fiammanti le cui estremità si aprono trasformandosi in cannocchiali, periscopi, megafoni e alcove dove potersi nascondere e condividere segreti.

Photo credit: Zhang Chao
Photo credit: Zhang Chao
Photo credit: Zhang Chao
Photo credit: Zhang Chao

Nel quartiere residenziale Shekou a Shenzhen, sullo spazio antistante il Sea World Culture and Arts Center progettato dal Premio Pritzker Fumihiko Maki, l’ingorgo di tubi alto sei metri diventa l’attrazione perfetta per trasformare lo slargo verde in una piazza, con un arredo urbano che con le sue forme giocose riecheggia quelle dell’edificio alle sue spalle. Infatti, quando nel 2017 si completarono il lavori del Museo antistante progettato da Fumihiko Maki, l’erede del Maestro Kenzō Tange, il prospetto dell’edificio venne disegnato guardando verso la Baia Shenzhen e i paesaggi lontani. Oggi, allo stesso modo, il progetto di PAO riprende gli sbalzi del Museo, trasformati in trombe e megafoni per trasportare le voci dei bambini e di tutti quelli che vogliono giocarci oltre la Baia, superando perfino Hong Kong e le sue isole.

Photo credit: Zhang Chao
Photo credit: Zhang Chao

Il Social Network Factory si inserisce in quel filone di architetture per i più piccoli, come il celebre Labirinto per ragazzi progettato nel 1954 a Milano in occasione della decima Triennale da B.B.P.R. con i graffiti di Saul Steinberg o come il campo da giochi di Enzo Mari esposto nel 1968 per la III Mostra Nazionale del Marmo. In questo caso però, come un vero e proprio telefono senza fili, il progetto sembra ispirarsi a “Egg”, la scultura realizzata dall’artista italiano Alberto Garutti nella Piazza Gae Aulenti a Milano. Sotto la Torre Unicredit, infatti, 23 tubi in ottone cromato mettono in relazione i passanti suddivisi sui quattro piani. Allo stesso modo però, il rosso intenso e le forme ardite scelte per il Social Network Factory di Shenzhen richiamano inevitabilmente le Folies di Bernard Tschumi nel Parc de la Villette a Parigi. Tutti esercizi che, come per il Social Network Factory, invitano il pubblico a farsi esplorare, scoprendo nuovi e inaspettati modi per interagire uditivamente, visivamente e fisicamente.

Photo credit: Zhang Chao
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