L'architettura monolitica e preziosa che aspetta con impazienza il rientro in sala

Di Ciro Marco Musella
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Photo credit: Luc Boegly
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From ELLE Decor

In Europa, così come per gran parte del mondo, i cinema sono ormai chiusi da tempo e non sappiamo ancora di preciso quando potranno riaprire. Nel frattempo però a Cahors, un piccolo comune nell’Occitania conosciuto dai più per i suoi vini, c’è un nuovo motivo per attendere impaziente l’apertura delle sale cinematografiche. Le Grand Palais è infatti il nuovo cinema della città progettato dall’architetto Antonio Virga e pronto a ospitare gli oltre 1000 spettatori nelle sue sette sale di proiezione.

Photo credit: Luc Boegly
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Ben diverso dai multisala ai quali siamo abituati che il più delle volte si presentano come dei veri e propri centri commerciali, nel progetto dello studio Virga il cinema diventa un luogo di cultura ospitato all’interno un’architettura preziosa che, al contempo, si lega indissolubilmente con il tessuto storico della città. Nel cuore di Cahors, proprio a pochi passi dalle rive del fiume Lot, il Grand Palais occupa un ex lotto militare dove un tempo sorgeva la caserma storica della città. La richiesta era infatti quella di un volume che ricostruisse l’ala est del complesso, andata distrutta da un incendio negli anni Quaranta, così da ridefinire quella che oggi è la Place Bessières, tra i cuori nevralgici della cittadina.

Photo credit: Pierre Lasvenes
Photo credit: Pierre Lasvenes

Il cinema che oggi ospita anche il Museo della Resistenza si compone di due corpi posti l’uno accanto all’altro che sorgono lì dove poco prima dell’intervento c’era uno slargo irrisolto adibito a parcheggio. Il volume di ingresso si presenta quindi come un grande corpo in mattoni e nasce come una reinterpretazione contemporanea della vecchia caserma. Posto ad accogliere gli spettatori come una grande hall, il suo rivestimento, frutto del lavoro di una delle più longeve fornaci del Belgio, è l’elemento che più degli altri lega l’edificio al contesto del centro storico di Cahors, dove molti edifici presentano mattoni a vista, come la Tour du Pape Jean XXII che si trova a pochi metri dal cinema. Nella sua rivisitazione contemporanea, però, la tessitura muraria del Gran Palais presenta corsi sfalsati di mattoni, alternando il pieno al vuoto e lasciando delle grandi porzioni di prospetto traforate, dove di giorno la luce entra controllata e di notte l’illuminazione del Palais trasformano l’edificio in una lanterna.

Photo credit: Luc Boegly
Photo credit: Luc Boegly

Accanto al solido volume ne è posto uno complementare: un corpo interamente dorato ospita il vero fulcro dell’edificio, le sale di proiezione. Dal mattone passiamo quindi ad un rivestimento in metallo dorato che si scorge dietro il primo volume e che cattura immediatamente l’attenzione su quel corpo che, come un vero e proprio scrigno, sembra inscalfibile nel suo essere introverso, se non fosse per le poche e puntuali aperture poste sul tetto spiovente. Una volta dentro, le sette sale cinematografiche si distinguono per il loro viola intenso, lo stesso colore delle porte che le annunciano e che si differenziano dal bianco e dal legno che invece caratterizzano gli spazi della hall.

Photo credit: Luc Boegly
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Photo credit: Luc Boegly
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www.antoniovirgaarchitecte.com