L'arte smaschera i frammenti amorosi più aguzzi del femminicidio e del Covid19

Di Simona Marani
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Photo credit: Il luogo più pericoloso, action Milano, tra Palazzo Reale e Piazza Duomo © ph Marco Del Comune
Photo credit: Il luogo più pericoloso, action Milano, tra Palazzo Reale e Piazza Duomo © ph Marco Del Comune

From ELLE

«Ni una mujer menos, ni una muerta más» (Non una donna di meno, non una morta di più) - Susana Chávez

Non lo farò più. Tu appartiens à mio ou à personne. Te lo has buscado. Hi was a nice gay. Ti amo troppo!! In italiano, francese, spagnolo, inglese, in tutte le lingue del mondo continuiamo a giustificare l’insostenibile leggerezza di considerare la violenza come un impulso naturale dell’uomo, voluto e meritato dalle donne, fino all’ultimo respiro. Il respiro della vita che nel 2011 tre giovani uomini hanno tolto al corpo mutilato di Susana Chávez, ma non ai versi della poetessa e attivista messicana che continuano a dare voce e forza alla lotta per la libertà di ogni donna. In Argentina, dal 2015 con il movimento contro la violenza di genere, ovunque nelle evoluzioni di femminismi e #MeToo, nell’arte di affrontare, svelare e denunciare i suoi "frammenti amorosi" più aguzzi, trasformata in progetto espositivo da Silvia Levenson e Natalia Saurin.

Le due artiste visive distanti e vicinissime, non solo come madre e figlia, smascherano i pericoli del familiare, serviti, con quel pizzico d’ironia della consapevolezza, dove vengono perpetrati: Il luogo più pericoloso (2019-2020). Una grande tavola del quotidiano, imbandita da 96 piatti di ceramica, quante le vittime del femminicidio ‘riconosciute’ nel 2018, simbolicamente per tutte quelle ignorate che vivono accanto a noi. I piatti del servizio buono per consuetudini di ruolo e oppressioni di genere, sono serviti insieme ai toni della violenza mascherata d’amore, abusati non solo dai media, per denunciare i pericoli che si annidano in famiglia, a casa, dove ci confina ben più di una pandemia.

Photo credit: Courtesy artiste
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Photo credit: Silvia Levenson e Natalia Saurin, Courtesy delle artiste
Photo credit: Silvia Levenson e Natalia Saurin, Courtesy delle artiste

L’opera a quattro mani e due cuori che battono all’unisono, grida forte le scuse usate da ogni carnefice di donna umiliata, violata, uccisa. Sin dalla prima installazione che il 25 novembre 2019 trasfigura gli spazi del rinascimentale cortile di Palazzo Vecchio a Firenze, in occasione dell’ennesima Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, istituita dopo il brutale assassinio di tre sorelle domenicane. Torturate, massacrate, strangolate e gettate in un burrone, per il loro comportamento insofferente alle consuetudini e oppressioni di genere e degenere. Di nuovo con la doppia collettiva Ni una menos delle due artiste, decisa a ballare il tango nella sala delle colonne della Casa Argentina di Roma. Nell’edificio progettato da Gino Coppedè, un anno prima che Jorge Luis Borges mandasse in stampa la ripudiata «aria enciclopedica e guerrigliera» degli argentini (El idioma de los argentinos, 1928).



Le opere selezionate per il percorso espositivo dalla cura di Manuela De Leonardis, gridano forte 'Non una donna di meno', con il linguaggio dell’arte usato in modo molto personale da entrambe le artiste argentine che hanno scelto l’Italia come seconda casa, senza mai smettere di combattere i luoghi comuni che dimorano ovunque. Continuando a stravolgere le coordinate familiari della 'casa della donna', già spinte ben oltre categorizzazioni e militanze femministe da Louise Bourgeois, Silvia Levenson e Natalia Saurin si misurano con la grazia e l’orrore che siedono spesso alla stessa tavola senza ri-conoscersi.

Il luogo più pericoloso, con la sua installazione invita a guardare con attenzione e da altre prospettive le sfumature più sublimi della nostra realtà e socialità. Ambigua e minacciosa, anche quando è rosa tenue o usata come ciliegina sulla torta nuziale, quanto le granate di vetro soffiato In the name of love (2016) da Silvia Levenson. Quando è ricamata a mano con perle e lustrini da Natalia Saurin sulle cartoline vintage di ti amo troppo (2019-2020), o dell'installazione site specific mi manca l’aria, realizzata durante il recente lockdown da Covid19.

Le consapevolezze agrodolci che investono le opere video Everything is ok (2007) e Something wrong (2005) di entrambe, non risparmiano neanche l’iconografia della tovaglia in mano a Natalia Saurin. Kitchen (2008-2009) appena passato per il paesaggio resistente di Castelnuovo Fotografia, stravolge anche la "comfort zone" della popolare tovaglia a quadretti bianca e rossa, strizzando l'occhio all'incomunicabilità degli amanti di Magritte separati da più di un panno (in questo caso la tovaglia incriminata). Le Dolorose (2009) portano in tavola e in cucina anche l’iconografia cristiana dell’Addolorata o Mater Dolorosa, ma attenti ai coltelli del servizio buono. I riflessi di opere come Vivas nos queremos parlano da soli, mentre l'arte di smascherarne i "frammenti amorosi" più aguzzi, non aspetta un nuovo 25 novembre per combatterne la violenza e l'incremento di femminicidi registrato durante il lockdown nelle case di tutto il mondo.

Photo credit: Il luogo più pericoloso, action Milano, tra Palazzo Reale e Piazza Duomo © ph Marco Del Comune
Photo credit: Il luogo più pericoloso, action Milano, tra Palazzo Reale e Piazza Duomo © ph Marco Del Comune
Photo credit: © ph Marco Del Comune
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Il luogo più pericoloso che avrebbe dovuto raggiungere il cortile di Palazzo Reale, in occasione della prossima Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne con il Palinsesto I Talenti delle Donne 2020, non si farà fermare neanche dalle limitazioni imposte dall’emergenza sanitaria e il DPCM del 3 novembre. L'installazione di è infatti trasformata nell’azione tra Palazzo Reale e Piazza Duomo, prendendo vita con la sequenza di fotografie delle artiste e diverse altre donne che 'servono' in strada e in pizza la denuncia delle violenze sulle donne che continuano a crescere. Per farlo ogni donna indossa le mascherine che Silvia Levenson ha progettato con il suo simbolo dell’amore pericoloso per #sinergie: una mascherina per dar voce alle donne ‘imbavagliate’ dell’Associazione 'Non sei sola. Uscire dal silenzio. Contro la violenza’ di Biella.

How to: Ni una menos di Silvia Levenson e Natalia Saurin, Casa Argentina di Roma (15 ottobre - 17 novembre 2020). Il luogo più pericoloso, action tra Palazzo Reale e Piazza Duomo.

Photo credit: ph Marco Del Comune
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