Laura Luchetti e la purezza violata della generazione Z di Nudes, nuova serie tv da non perdere

di Ilaria Solari
·6 minuto per la lettura
Photo credit: Vittorio Zunino Celotto
Photo credit: Vittorio Zunino Celotto

Laura Luchetti è molto fiera dei suoi “bambini”. Così chiama i ragazzi che ha scelto per interpretare Nudes, serie in dieci puntate tratta da uno show originale norvegese e dedicata al revenge porn tra gli adolescenti, in streaming su RaiPlay dal 20 aprile. Alcuni di loro sono attori professionisti, volti noti come Fotinì Peluso (Cosa sarà, La compagnia del Cigno), Nicolas Maupas (Mare fuori), Giovanni Maini (Summertime); altri, mi spiega con orgoglio lei, che ha scritto e diretto un film delicato, toccante e premiatissimo come Fiore gemello, storia d’amore e immigrazione tra due adolescenti in fuga, «li ho trovati per strada, andavamo fuori dai parchi a mezzanotte, ci guardavano malissimo». Nudes racconta in dieci puntate tre storie di abusi o, come li definisce la legge, di “diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti”: Vittorio, Sofia e Ada. «Contesti e scuole diversi, i protagonisti non si sfiorano mai, solo la solitudine li accomuna. E il paesaggio intorno a loro».

Photo credit: Courtesy
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Quale paesaggio?

Bologna e dintorni: ho cercato di non farne una cartolina, ho trovato persino la nebbia. Lande desolate che evocano la solitudine, il deserto esistenziale in cui si ritrovano questi ragazzi braccati. Ho cercato di lavorare sugli opposti: la grandezza del luogo e la vicinanza della macchina da presa, quasi sulla pelle degli attori, a rischio di andare fuori fuoco. Volevo stare alla loro altezza.

In che senso?

In senso proprio fisico. Quando gestisci un progetto così, e sei più grande, è facile cedere alla tentazione di inquadrare dall’alto, anche moralmente. Pensando al taglio, mi sono ricordata di una cosa che facevo con mia figlia: ora è più alta di me, ma quando era piccola e rientravo a casa, d’istinto mi mettevo in ginocchio, così che, abbracciandola, potessimo stare alla stessa altezza, mi sentivo in colpa per essere più alta. Ho voluto fare lo stesso con i ragazzi sul set. Mi ha aiutata a conquistare la loro fiducia.

Come ha lavorato rispetto all’originale norvegese?

Mi sono guardata tutte le puntate, poi non ci sono più tornata: è un adattamento, ma deve rimandare al nostro sostrato, alla nostra passionalità. La serie norvegese, bellissima e venduta in tutto il mondo, è più pudìca: lì sono tutti bianchi, molto timorati, si parla dei video che sono all’origine degli episodi di revenge porn, ma non li si vede mai. Io ho deciso di girarli davvero e di mostrarli. La gente deve vedere di cosa si parla. Nel nostro Nudes ci sono corpi scoperti, c’è la pelle. E poi ci sono anche l’amore, la sensualità degli adolescenti, che non è mai voyeuristica, è mostrata col filtro del rispetto per la loro bellezza, il loro desiderio così puro.

Tanto che nel click che ruba le loro immagini riecheggia un senso di profanazione.

È una violenza che appartiene a quell’età. Dei tre episodi, quello di Vittorio, interpretato da Nicolas, rappresenta per me la gelosia. Qualcuno lo ha definito “carnefice”, ma le cose non sono mai così limpide, per me è anche lui vittima: della situazione, della sua rabbia, della negazione ostinata di ciò che prova per la ragazza che ha ripreso. Situazioni così sgorgano da emozioni non gestite, non educate. A quell’età sono così puri e taglienti.

Se Vittorio incarna la gelosia le altre storie di cosa parlano?

La storia di Sofia, interpretata da Fotinì Peluso, per me rappresenta il coraggio della vittima che cerca di superare l’offesa e la vergogna. Ada, invece, la più piccola, è la purezza. Non si piace ed è talmente priva di malizia che bastano due complimenti per farla finire in una situazione pericolosissima.

La sequenza in cui Ada si spoglia, sulla scorta dei complimenti di uno sconosciuto, è uno scorcio su certe nostre fragilità in cui è difficile non ritrovarsi, anche da adulte.

Lì dentro ci siamo tutte noi. È come se Ada supplicasse: "vuommi bene!". Pensi che nella serie norvegese lei si scattava le foto sotto un piumone, si sentiva solo il click. Io invece ho voluto rappresentarla nuda, un fiore fragilissimo che si apre. E ho tolto la musica, volevo sentire il rumore di quella zip.

Photo credit: liviascaramuzzinoph-
Photo credit: liviascaramuzzinoph-

Che cosa pensa dei coach per le scene di intimità impiegati in tante serie teen?

Vuole farmi girare la testa come un anticristo? O che cominci ad arrampicarmi sui muri? Ma che deve fare un regista se non dirige più neanche gli attori? Vedo coach dappertutto. Capisco per i dialetti, ma il nostro mestiere, soprattutto coi ragazzi, è quello di fare gli psicologi. Pensi che io spiegavo loro pure come dovevano baciarsi. Giovanni Maini lo minacciavo: “se non lo fai bene, vengo lì e lo faccio io”. Nella scena di sesso dell’episodio di Nicolas li prendevo in giro: “dai, un po’ di cuore: non stiamo mica facendo un porno bulgaro”. E prima che Fotinì si ritrovasse nuda, ho mandato via tutti i maschi. Eravamo solo io, la direttrice della fotografia e la montatrice. Era così piccola, e faceva freddo. La chiamavo: “ma dove vai, così piccola in giro per il mondo?”. E lei rideva. E ridendo, sdrammatizzando, siamo riusciti a essere onesti, spero.

Come ci si difende dal revenge porn?

L’abuso parte da cose piccole: quando qualcuno posta una mia foto in cui non sto bene o sono vestita male, o un dettaglio del mio corpo che non mi piace. Pensiamo siano cose lontane, ma quando ho parlato con mia figlia e le sue amiche, mi hanno scongiurato di parlarne. “Ciascuna di noi ”, mi hanno detto, “conosce una vittima di abusi”. Altro che sei gradi di separazione.

Mostrarne i meccanismi è il primo passo per riconoscerlo.

La radice dell’abuso è in tutti quegli atti che sciupano il corpo e lo mettono a disposizione dello sguardo altrui. Il revenge porn è la fine di un arco che inizia dal fischio per strada, dalla mano addosso, e finisce con il furto del corpo, filmato e messo in rete: è come un esproprio, pezzo per pezzo. Non si può parlare di revenge porn se non si parla prima del rispetto per le ragazze, e anche per i ragazzi. Ma forse prima dobbiamo imparare noi: quanti apprezzamenti abbiamo tollerato in silenzio. Le ragazze di oggi non lo accettano. Se mia figlia sente che qualcuno mi rivolge un commento, mi dice: “Mamma, vai e digli di smettere”.

Da madre, cosa può fare un adulto in queste situazioni?

Osservare, stare in ascolto, ma con un adolescente è difficilissimo. Se raccontassero la metà dei problemi che hanno. Non sa quante storie ho sentito da questi ragazzi: ho imparato tanto. È il momento della vita che mi piace di più raccontare. Anche i protagonisti del prossimo film saranno quattro adolescenti.

In una storia tratta da La bella estate di Cesare Pavese.

E ambientata a Torino, tra atelier e artisti bohémien. La protagonista, Ginia, è una ragazza divisa tra il desiderio per il pittore che le sta facendo un ritratto e l’amore per una donna. Si cerca e si ritrova riflessa negli occhi degli altri. Il fratello le chiede perché tenga tanto a farsi ritrarre. Lei risponde: “Perché se il pittore ti vede tu esisti”. L’ho trovato talmente bello e fresco che, anche se ho molta paura, ho accettato subito.