Le architetture nascoste incastonate tra il mare e le Apuane di Ronchi e Poveromo

Di Isabella Prisco
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Photo credit: Archivio Tempestini Fiesole
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Tra il verde profumato della pineta e l'odore del mare, c'è una storia tessuta in una trama di relazioni umane che segna l'inizio di un amore indissolubile tra territorio e architettura: siamo tra i Ronchi e Poveromo, due piccole località balneari che, protette alle spalle dalla meravigliosa cornice montuosa delle Apuane, si affacciano sul Mar Tirreno per guardare a sinistra alla lussuosa Forte dei Marmi e a destra alla più popolare Marina di Massa. Di questi luoghi, incastonati lì, tra il bagnasciuga e le cave di marmo, Moravia scriveva: "Qui mi sento, nello stesso tempo, protetto e dilatato. Le Apuane e le memorie mi difendono dall’infinito; il mare, invece, è la metafora di una infinita apertura". Prezioso enclave paesaggistico, il territorio che unisce le due frazioni in provincia di Massa rappresenta infatti un vibrante tableau vivant che fa degli edifici che lo abitano un patrimonio unico dal punto di vista sia progettuale che culturale. A raccontarlo è un grazioso libro fresco di stampa che ne approfondisce l'anima più intima: Le ville di Ronchi e Poveromo - architetture e società 1900-1970. Pubblicato da Pacini Editore, il volume è curato dagli autori Massimiliano Nocchi e Silvia Nicoli e presentato nell'incipit da Silvia Carandini, presidente della Società Amici dei Ronchi e Poveromo.

Photo credit: Courtesy Photo Nicoli_Nocchi
Photo credit: Courtesy Photo Nicoli_Nocchi

Lungo le pagine, si rivelano, come tracce silenti del passato, "le case e ville che a partire dagli anni Venti e fino circa ai Sessanta coloro che vi hanno soggiornato hanno fatto costruire a opera di eminenti architetti, nel segno di una sintesi a volte ardita tra modernità e tradizione". Il risultato è dunque un distillato di testimonianze che racconta la storia e l'evoluzione urbanistica del territorio durante un cinquantennio travagliato da guerre e dittature. Un periodo difficile per il nostro Paese che ha fatto di luoghi come Ronchi e Poveromo baluardi della Resistenza, dando protezione e ristoro a intellettuali antifascisti, come lo svizzero Marcel Fleischmann che con l'amico Ignazio Silone soggiornava a Villa Irene, Lavinia Mazzucchetti ed Eugenio Medea.

Photo credit: FR3, Luca Fregoso, Bernardo Fregoso e Marta Basalto fotografi
Photo credit: FR3, Luca Fregoso, Bernardo Fregoso e Marta Basalto fotografi

Patrimonio architettonico dissacrato dai soldati tedeschi e dai bombardamenti dell’estate del 1943, l'insieme di residenze rappresenta tutt'oggi un esempio mirabile della villeggiatura pre e post-bellica. O di quando, tra una passeggiata in biciletta e un tè all'ombra dei pini, le case si aprivano agli ospiti e la spiaggia era ancora un luogo di incontri fortunati che sapeva suggellare sotto il solleone estivo amicizie durature. La realizzazione della rete stradale tra Marina di Massa e il Cinquale tra le due guerre fu infatti la premessa fondamentale allo sviluppo insediativo della zona di Ronchi-Poveromo che “fino ad allora confinate in un buen retiro un po’ arcigno, uscirono dall’isolamento e si dischiusero agli insediamenti di coloro che forse più del mare amavano la pace ed il silenzio delle pineta". Inaugurando una stagione fortunatissima di grandi interventi murari che tutt'oggi costituiscono un parco architettonico-letterario diffuso. Lì, tra l'allora trattoria Cipriano e la rinomata pensione Nuova Pergola, vi soggiornarono infatti scrittori e intellettuali tra cui Italo Calvino, Eugenio Montale, Piero Citati, Giulio Einaudi, Ferruccio Parri, Eugenio Scalfari, Giorgio Mondadori, e vi raccolsero idee, poi trasformatesi in case, progettisti come Tomaso Buzzi, Aldo Rossi, Ignazio Gardella, Leonardo Ferrari. Piero Calamandrei, che con la moglie Ada riceveva gli ospiti nel giardino alberato a poche decine di metri dall’arenile, offrendo il tè freddo agli invitati, nella sua villa di Poveromo lavorò addirittura al nuovo testo della Costituzione.

Photo credit: FR3, Luca Fregoso, Bernardo Fregoso e Marta Basalto fotografi
Photo credit: FR3, Luca Fregoso, Bernardo Fregoso e Marta Basalto fotografi

Mentre Alberto Savinio scelse come residenza la prima architettura di Enrico Galassi: affascinato dal luogo, il pittore di Ravenna, ritenuto uomo leonardesco, intravide la possibilità di costruire nuove abitazioni proprio lungo il litorale apuano dove decise di acquistare dei terreni da proporre ad amici che, di conseguenza, diventavano i suoi committenti. È così che nel 1936 Galassi intraprese il progetto per la casa di Savinio che realizzà nel giro di qualche mese; “La casa l’ha disegnata a forma del più casalingo degli animali: a chiocciola", disse Andrea Francesco Alberto de Chirico che tra le sue mura così intime e private lavorò moltissimo. L'edifico si caratterizza infatti per una configurazione molto originale: planimetricamente è composta dall’incastro di una superficie curvilinea, dove si colloca la zona soggiorno, di un rettangolo, che ospita le camere e un bagno, e di un elemento lineare che è il muro ad S che racchiude la superficie formando un patio che si attraversa per accedere all’abitazione. "Galassi è stato a Ibiza, che è la più piccola delle Baleari. […] A Ibiza le case portano davanti alla fronte un gran muro pieno, che le guarda dai grandi venti del largo. Nella mite foresta del Poveromo grandi [venti] del largo non arrivano, ma davanti alla mia casa Galassi ha alzato ugualmente un gran muro pieno e curvato a S, e questo muro, nonché guardarmi dai grandi venti metafisici, segna perentoriamente la lettera iniziale del mio nome".

Photo credit: FR3, Luca Fregoso, Bernardo Fregoso e Marta Basalto fotografi
Photo credit: FR3, Luca Fregoso, Bernardo Fregoso e Marta Basalto fotografi

Di questi e di molti altri esempi tiene traccia il libro Le ville di Ronchi e Poveromo - architetture e società 1900-1970, portando alla luce l'idea di casa all'italiana che proprio Gio Ponti propose nel primo numero di Domus del 1928 riferendosi a quel tipo di dimora che "non è il rifugio, imbonito e guarnito, degli abitatori contro le durezze del clima […] la casa all’italiana è […] il luogo scelto da noi per godere in vita nostra, con lieta possessione, le bellezze che le nostre terre e i nostri cieli ci regalano in lunghe stagioni […]".