Le chiameremo le lockdown ladies che scoprono, costrette dal dpcm, i confini di una Puglia magnifica

Di Giovanni De Stefano
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Photo credit: Roberto Moiola / Sysaworld - Getty Images
Photo credit: Roberto Moiola / Sysaworld - Getty Images

From Marie Claire

L’ultimo DPCM del Governo Conte è bello perché è vario. Ciascun italiano ci ha potuto leggere quello che temeva o desiderava, secondo un ampio spettro di visioni del Covid: dal negazionista di zona gialla — che ha intravisto nel testo possibilità logistiche ormai insperate — fino al paranoico di zona rossa — al cui rigorismo non sarebbe bastata neanche l’istituzione del bavaglio FFP2 per movidaioli e podisti.

Deve essere per questo che il primo fine settimana dell’era del decreto policromo è stato caratterizzato, oltre che dalla confusione totale, dalla riscoperta del fascino discreto dei confini, delle possibilità insite nei limiti, delle opportunità nelle restrizioni, della libertà nelle regole.

In particolare le popolazioni di alcuni settori delle due regioni arancioni, le meravigliose, miti e desertificate Puglia e Sicilia, sembrano aver acquisito rapidamente il gusto per un certo equilibrismo interpretativo dei provvedimenti.

Così, mentre tantissimi protestavano perché non potevano uscire dal loro comune, altri sono stati più che lieti che gli altri non potessero entrare, finalmente, nel loro. Qui non è entrato in gioco il classico motto fatto il decreto trovato l’inganno, tutt’altro. Si è trattata più che altro di una forma di protesta pacifica e razionale contro l’apparente oscurità normativa.

Bisogna ricordare, a questo punto, che non tutti i territori comunali sono tristi e grigi come quando li si esamina su un piano regolatore. Non ce ne vogliano i residenti a Cinisello Balsamo, ma, in altri casi, soprattutto in prossimità delle coste, i confini comunali non si limitano a circoscrivere un certo numero di vie, piazze e luoghi natali di Sfera Ebbasta, ma possono essere avventurosi come quelli di un villaggio turistico a cielo aperto, con il vantaggio di non avere altri animatori all’infuori di se stessi. Prendete un Comune come Castrignano del Capo, che comprende venti chilometri quadrati di dirupi tufacei digradanti verso due mari, Jonio e Adriatico, giusto al punto della loro congiunzione; elevazioni collinari verdissime e cosparse di rovine messapiche, come la Serra di Vereto; ville liberty a un passo dal porto turistico di Leuca e svariate decine di palazzi e masserie quattro stagioni.

Questo è il reame delle lockdown ladies salentine. Arriva da loro il più bell’invito a imparare a non preoccuparsi e ad amare i provvedimenti del Governo, nel rispetto delle leggi, ma anche nel sacrosanto godimento delle loro contraddizioni e incongruenze. Dovremmo tutti prenderne esempio, almeno nei giorni festivi.

Avevano rizzato le orecchie, durante la conferenza stampa di martedì scorso, e non certo perché inconfessabilmente bimbe di Conte, ma perché non gli era sembrato vero di avere finalmente la loro grande occasione. Un revival non solo, ahinoi!, del primo lockdown, ma anche della scorsa estate, e di quelle passate, forse perfino della loro gioventù; solo, senza turisti e con gli scialli double-face.

Signore dell’alta aristocrazia borghese che, invece di lamentarsi o poltrire, hanno deciso di abbracciare la loro nuova doppia vita: la notte a godersi la propria dimora, che sia avita o acquisita; di giorno il proprio territorio comunale, in tutta la sua strabiliante, a volte inattesa estensione. Alle 22 scatterà il coprifuoco, ma servirà pure del tempo per organizzare l’indomani! Mai come ora hanno amato essere turiste nel proprio paesino, coltivare amicizie e inimicizie a chilometro zero, in una nuova, straordinaria avventura che potrebbero intitolare:

Molte di queste signore hanno la fortuna di risiedere nella seconda casa al mare o in campagna e alcune di queste proprietà, situate non solo nei borghi ma anche nei picchi più alti dei promontori leucani, somigliano, in versione marinara, alle colline boccaccesche in cui i giovani fiorentini si rifugiarono al tempo della peste, solo con la piscina e il WiFi. Ma non è questo il punto: anche se molte di esse, come direbbe il geometra Calboni, appartengono alla più alta aristocrazia borghese, da quelle parti, di questi tempi, potresti anche possedere un semplice cortiletto ben curato e saresti comunque una principessa.

Le lockdown ladies sono veterane della clausura: per loro fortuna il south working è più una questione di south che di working. In bassa e bassissima stagione, da diversi decenni, la loro quarantena era ante litteram. Anzi, l’autoisolamento autunnale, al netto dei viaggi per raggiungere i cervelli in fuga dei figli, è da sempre stata una delle misure del senso dello chic. Tutta la differenza sta nel fatto che, un tempo, non erano costrette a restare qui. Ora che lo sono hanno deciso di dare fondo alle bellezze dei luoghi in cui sono cresciute e che per troppo tempo avevano dato per scontate.

Senza l’ombra di un turista, con temperature diurne che superano i venti gradi, hanno a disposizione un paradiso. Non c’è caletta, frutteto, erba del proprio vicino che sfugga alla loro curiosità culturale ringalluzzita dalla costrizione, come tante Maria Letizia Ramolino all’Elba. Mentre percorrono i loro venti chilometri di felicità a piedi o in motorino, con Google Maps sempre aperto, di tanto in tanto si fermano per cogliere sui cigli delle sterrate le due principali varietà di fiorellini cresciuti spontaneamente nel loro animo: il relativismo e la resilienza. Allo stesso modo la libreria del paese, un tempo confino estivo della fidanzata del figlio stravagante, riacquista centralità nella loro vita.

Non è egoismo. Non è neppure rifugiarsi in un piccolo mondo stile antico fatto di edonismo e biciclettate assistite in cima a un mandorleto d’altura, mentre il resto del Paese, se è fortunato, in cyclette, assiste inerme a una sfilata autunno-inferno in cui i contagi non accennano a calare.

Questo localismo integralista imposto dall’alto le porta ad apprezzare di nuovo le piccole cose. Come quando osservano il confine col comune limitrofo dalle torri d’avvistamento del castello di famiglia, in trepidante attesa che l’amica, partita dalla villa dall’altra parte del borgo, cestino da picnic alla mano, riesca a ricordare la strada per il suo cancello senza i consueti riferimenti delle BMW parcheggiate in doppia fila.

Bar e ristoranti sono, in effetti, chiusi, ma questo non scoraggia le lockdown ladies. Le più previdenti e all’avanguardia hanno le màdie stracolme di lievito di ogni tipologia, ordinati per composizione chimica. Per stupire le commensali hanno imparato ad andare oltre il semplice pane: si danno da sole il loro banana bread quotidiano.

La signora di questi luoghi aveva scaricato Telegram anni fa nel corso di una crisi coniugale, per poi disinstallarlo in segno di ritrovata fiducia. Ora lo ha ripristinato per scaricare copie pirata del Figarò (che, del resto, non arrivava all’edicola di Castrignano nemmeno a Ferragosto dell’ultima estate ante Corona) e per pianificare colazioni in uliveto in cinque o sei, secondo l’orario delle partite di calcio che costringono in casa l’unico marito tifoso della comitiva. Whatsapp e le sue catene di meme non vanno più bene: fanno troppo aprile 2020.

Questo movimento spontaneo di riappropriazione di un territorio non lascia trapelare i suoi segreti se non nel passaparola nel giusto gruppo del giusto social o, tutt’al più, nell’occasionale storia Instagram che sfugge al controllo censorio e in cui scappa, inevitabilmente, la foto con lo Chardonnay in barchino. Foto su cui i figli, nel chiuso del telelavoro a Milano o a Roma, tendono a recriminare con la stessa veemenza che uno spin doctor userebbe a un sottosegretario in vena di oversharing.

Quando affrontano le rivali di un comune confinante sono agguerritissime, ma è chiaro che giocano. Una con la 500 spiaggina col tetto in cannizzo, l’altra con la Mini Moke col tetto a baldacchino, sgasano per quanto possano reggere le loro motorizzazioni e, in mezzo a quelle lamiere custom che fanno loro da armatura, sembrano cavallerizze rivali in una giostra medievale a cavallo di mezzi non meno agguerriti di un corsiero con gualdrappa e tutto, come quelli negli affreschi in camera dei ragazzi.

Hai visto Maria Sole, in Sicilia, come se la gode? Eppure anche anche lei è zona arancione..

Mentre si servono dell’ultimo fico ricoperto, sedute all’ombra dello stesso ficheto da cui lo avevano colto, macchiando di cioccolato qualche motivo Paisley del plaid di cashmere, commentano la notizia della vittoria di Biden, dopo giorni di trepidazione: Ecco, finalmente una gioia!

Di questi tempi così difficili resteranno anche le foto di questi gruppetti eleganti, truccati sobriamente ma non troppo, distanziati ma non troppo, dagli accessori che impreziosiscono le mise di dettagli arancio come omaggio ton sur ton con la relativa zona, che sorridono con un cuore ampio come l’obiettivo grandangolare dell’iPhone 12 arrivato a casa prima della fine della pandemia.