Le critiche sull'aspetto fisico di Katia Follesa non ce le meritavamo proprio

Di Monica Monnis
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Photo credit: Stefania D'Alessandro - Getty Images
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From ELLE

Con body shaming, o per dirla a parole nostre, la derisione del corpo, si intende l'atto di beffeggiare e umiliare una persona per il suo aspetto fisico. Sempre esistito, verissimo, ma diventato un'emergenza che si sta allargando a macchia d'olio e dalle conseguenze preoccupanti nella social era, dove tutti, "protetti" dallo schermo, si sentono in diritto di commentare, insultare, elargire massime su cosa sia appropriato e cosa no senza sentirsi troppo responsabili delle proprie parole. Le vittime del giochino sono tantissime, ancor di più se si restringe il cerchio ai profili verificati. Ecco, nelle stesse modalità con cui sulla graticola (o bilancia) ci era finita Adele dopo il suo grosso dimagrimento, anche Katia Follesa è stata presa di mira per i chili persi e per una nuova immagine che, haters docet, metterebbe in discussione il suo talento e la sua persona. La libertà di essere quello che si vuole, senza essere etichettati e/o giudicati e “commentati” a ogni longitudine e latitudine, purtroppo è ancora un miraggio.

La "polemica" nasce dalle ultime foto postate dalla comica e presentatrice brianzola su Instagram in cui è evidente il suo dimagrimento. Tra i tanti complimenti (anche qui, congratularsi con qualcuno per aver peso e essersi in qualche modo allineato allo stereotipo comune di "bello", nonostante la natura benevola del gesto, la dice lunga su quanto questi preconcetti siano radicati nell'humus sociale) anche alcune frecciatine velenose, secondo cui il suo "nuovo" corpo andrebbe ad inficiare le sue doti sul palcoscenico, come se la capacità di intrattenere e di far ridere dipendesse da un chilo in più o uno in meno (Non fai più ridere. Eri meglio in carne/ Le belle non fanno ridere di solito/ Quasi quasi non fai più ridere, alcuni commenti). Poi ce ne sono altri scritti con cognizione di causa (Ma vi rendete conto di quello che scrivete? Katia è stata fin troppo educata nel video di risposta, secondo me. La simpatia e la bravura di una persona non si misurano in chili), ma si cercano con il lanternino.

Il problema vero è che il corpo, soprattutto il corpo femminile, fa ancora scalpore e notizia (spesso anche con toni morbosi) ed è la prova che la strada per la diversity e la sua accettazione è ancora lunga e disseminata di paletti. Che la donna è ancora vittima della "schiavitù dell'apparenza" e che tutte le battaglie femministe contro l'immagine di donna oggetto, pregiudizi e discriminazioni hanno ancora motivo di essere. E questo fa male, a Katia e noi tutt*. "Non sono una che bada alle critiche, di solito. Sarà che non ne ricevo tantissime, ma andare a intaccare la mia professionalità per via del mio aspetto fisico mi ha fatto davvero male", ha detto al Corriere della Sera dovendo per forza di cose "spiegare" le sue nuove misure, "sono cardiopatica e il peso incide moltissimo sul mio stato di salute. Quindi, essendo alta 1,50, devo avere il peso che ho raggiunto ora per stare bene".

Dalla cellulite, vedi Lizzo bersaglio preferito dei leoni da tastiera "sconvolti" dal suo peso e dal suo abbigliamento "poco consono al suo fisico", ai fisici troppo filiformi associati con leggerezza all'anoressia: il corpo finisce nel mirino del "giudizio collettivo" facendo coincidere il girovita con lo spessore umano, e non è più accettabile. Katia Follesa è dimagrita e fondamentalmente sono affari suoi, e sindacare sui motivi, sulla ripercussione del suo “nuovo corpo” sulla sua arte e sul suo essersi "adattata agli stereotipi" è davvero sfiancante. "La verità è che io resto io, anche con la taglia 40". Quanta verità.