Le discoteche riapriranno anche in Italia, sì, ma a condizioni davvero proibitive

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Photo credit: Long Truong on Unsplash
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Martedì 5 ottobre il Comitato tecnico scientifico (Cts) si è riunito per valutare le richieste - finora inascoltate - di tutti quei locali che non sono mai stati riaperti dall'inizio della pandemia. Parliamo di sale da ballo, discoteche e affini, tutto quel settore che da quasi due anni langue nell'attesa di un segnale, facendo sentire in vano la propria voce. Ora che i dati dei contagi sembrano indicare una luce in fondo al tunnel, sul piatto della discussione è finito anche il caso delle discoteche, su cui il Cts si è espresso con una nota che, solo in apparenza, porta buone notizie.

Come si legge nella nota diffusa dal Cts, in zona bianca le discoteche potranno riaprire, anche quelle al chiuso, a patto che "gli accessi a queste attività debbano avvenire esclusivamente attraverso un meccanismo di registrazione che consenta un eventuale tracciamento e solo in presenza di green pass valido". Tra le altre specifiche, la discoteca deve garantire la presenza di: impianti di aerazione senza ricircolo d’aria; bicchieri monouso; dispositivi per la frequente igienizzazione delle mani oltre che la pulizia e la sanificazione dei locali; l’utilizzo della mascherina chirurgica nei vari momenti ad eccezione di quello del ballo, paragonabile alle attività fisiche al chiuso.

Photo credit: Lance Anderson on Unsplash
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E se queste sembrano buone pratiche, che potrebbero finalmente permettere alle discoteche e ai concerti di riprendere in sicurezza, il MA è dietro l'angolo. Il Cts ha subito aggiunto che la capienza dei locali, compreso il personale dipendente, deve essere "pari al 35% della capienza massima al chiuso e al 50% all’aperto". Un dettaglio che ha subito fatto molto discutere e che, di fatto, limita pesantemente la riapertura degli stessi luoghi che si dovrebbe favorire. Come ha spiegato ad Adnkronos Maurizio Pasca, presidente Sindacato italiano dei locali da ballo (Silb): "È importante aprire, ma non possiamo mantenere quella capienza, i costi di gestione sono ingenti e certamente non riusciremmo a coprirli". Poi continua: "Una discoteca che ha una capienza di 1000 persone ha almeno 50-60 persone che lavorano, allora significa che potrebbero entrare solo in 200. È ridicolo, solo il Cts poteva pensarlo. Ci dicano che vogliono tenere le discoteche chiuse, sarebbe più onesto, e ci diano ristori sostanziali".

A quanto pare le proteste dei lavoratori dello spettacolo, musica, sale da ballo, eventi non sono bastate per arrivare a una riapertura e, citando un recente discorso di Fedez: "Domani la macchina della propaganda e i comizi con le piazze con 3-4 mila persone, gremite di gente senza tampone o green pass continueranno, mentre i concerti no. Ecco credo che tutto questo agli occhi di un lavoratore dello spettacolo potrebbe suonare come una grande ingiustizia".

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