Le donne pedofile sono un orrore di cui si fa ancora fatica a parlare, ma i numeri sono scioccanti

Di Carlotta Sisti
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Photo credit: RinoCdZ - Getty Images
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From ELLE

Pedofilo è una parola che si declina e si usa praticamente sempre al maschile. Non a caso, certo, perché i racconti e le denunce delle vittime sono e sono state rivolte nella stragrande maggioranza dei casi contro uomini, alcuni dei quali famosissimi, amatissimi. Si fatica, dunque, e ci si ritrae all'idea che esistano donne che abusano di minori, eppure proprio di questo, che non è un fenomeno irrilevante né per gravità né per numeri, stiamo per parlare. Prima, però, per dare un'idea, parziale ma a suo modo significativa, della leggerezza con cui la violenza commessa dal sesso femminile venga liquidata dal pensiero comune o come impossibile o come qualcosa di accettabile (perché quale ragazzino non vorrebbe una donna esperta che gli insegni come si fa), vorrei ricordare un episodio avvenuto in un programma televisivo di casa nostra.

Era il 2018, il talk show era Non è l'arena condotto da Massimo Giletti, l'ospite Jimmy Bennett, che aveva accusato Asia Argento di aver abusato di lui nel 2013, quando era ancora minorenne. Ora, lungi da noi voler entrare nel merito di quella vicenda, quello che qui importa è il fatto che durante il dibattito televisivo, la presunta vittima fu screditata, presa in giro, pungolata perché descrivesse i dettagli più pruriginosi, del tipo "com'è possibile raggiungere l'eccitazione senza che ci sia il consenso", "infatti, è impossibile", fu decretato. Il tutto tra risolini, occhiate ammiccanti, toni da chiacchiere da bar, e questo, di nuovo, non riguarda Bennett, riguarda la percezione comune che si ha della pedofilia femminile, e cioè qualcosa di impossibile, anche a livello fisico. Ebbene, non è così.

Pedofilia femminile in Italia

Tanto inquadrare il fenomeno, si stima che le donne pedofile siano tra 0,5 e l'1% della popolazione italiana, contro il 5% degli uomini. Ma al di là dei numeri, la realtà è, come spiega la psicoterapeuta Eliana Lamberti che, assieme a Loredana Petrone, è autrice del saggio Pedofilia rosa. Il crollo dell’ultimo tabù, che "la pedofilia al femminile è un fenomeno assolutamente sottostimato. Invece si calcola che ogni tre casi di abuso compiuti da uomini ce ne sia uno ad opera di una donna". Quello che in gergo accademico viene chiamato "studio di caso" è stato raccontato, molto bene, dal programma Le Iene, che in un servizio molto crudo ha raccolto la testimonianza di un giovane, abusato quando aveva 12 anni da una vicina di casa.

Il pattern con cui la 40enne abusante ha irretito la sua vittima pare essere il modus operandi della maggioranza delle donne pedofile, come ha spiegato lo psicoterapeuta e sessuologo Fabrizio Quattrini: "Questo tipo di abuso - ha spiegato durante il servizio - avviene dopo una lunga fase di avvicinamento del carnefice alla sua vittima, con la prima che riesce a conquistare la fiducia del secondo, specie se si tratta di un soggetto fragile, con pochi punti di riferimento nella vita, per poi passare ad introdurre la componente sessuale pian piano". Componente che, conferma la dottoressa Lamberti, va di pari passo con quella romantica: le donne pedofile, infatti, si convincono spesso di essere innamorate del bambino, e questo amore lo dichiarano, così che ogni passo successivo avrà alla base questa motivazione.

Non solo, l'amore gioca anche come strumento per far nascere un enorme senso di colpa, nella vittima, che, dopo aver ricevuto "cure", regali, attenzioni, dichiarando di non corrispondere quel sentimento, commetterà un grande torto, e questa sua ingratitudine gli sarà ripetuta. Secondo Lamberti "nell’abuso femminile, a differenza di quello commesso da uomini, non sempre si arriva a concretizzare l’atto sessuale: le donne spesso possono essere abusanti anche senza arrivare al rapporto completo, l’abuso si può configurare in tanti modi". L'atto sessuale, tuttavia, è una componente che ricorre spesso, come nella vicenda di "Alfredo" che inoltre, e questa è un'altra componente molto diffusa, veniva costretto a bere super alcolici dalla vicina di casa, così da essere ancora più vulnerabile ai suoi approcci. Questo dell'alcol è un fattore molto comune, tanto che un'inchiesta del New York Times sulla pedofilia cita studi che dicono che almeno il 40% degli autori di reati sessuali usa droghe o alcol quando ha commesso i propri crimini.

Alla domanda se esista la possibilità che un pre-adolescente viva in modo appagante un rapporto con una donna molto più grande, Lamberti, in un'intervista con il Corriere, risponde, che "no, è una convinzione diffusa ma sbagliata. Anche se il rapporto alla vittima può non sembrare una violenza, chi subisce una figura femminile più grande non ha gli strumenti per potercisi rapportare. Non è un rapporto alla pari. Le conseguenze, per il bambino o la bambina, perché non c'è un genere prevalente, dipende da caso a caso, possono essere sono molto gravi e spesso possono trascinarsi per tutta la vita. Più avanti nel tempo la vittima può sviluppare delle difficoltà nella sessualità, dei problemi a confrontarsi con altre persone. Potrebbe ricercare per tutta la vita donne più grandi o non riuscire ad avere relazioni stabili". Ma anche, aggiungiamo, come nel caso analizzato da Le Iene, cadere in depressione, avere problemi di ansia generalizzata, attacchi di panico, disturbi del comportamento alimentare. Insomma, tutto quello che segue un enorme trauma. Per cui, ecco, c'è davvero bisogno di rivedere il modo in cui si parla di donne pedofile, che non sono in alcun modo meno colpevoli e meno letali degli uomini.