Le emozioni negative sono parte dell'esperienza umana e l'ottimismo a tutti i costi non sempre aiuta

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Photo credit: Unsplash.com
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Sono una persona molto ansiosa, il mio cervello trasforma ogni piccolo problema in una vera e propria catastrofe. Nel corso degli anni, mi sono abituata agli amici che alzavano gli occhi al cielo a sentire la mia preoccupazione del giorno. Ma quando a mia madre è stato diagnosticato un cancro terminale all'età di 58 anni, i miei cari lo hanno trattato come un altro dei miei "stupidi" problemi. Invece di un vero supporto, sono stata bombardata da messaggi che mi dicevano: "Pensa positivo!"

Quando cercavo di parlare della prognosi di mia madre, i miei sentimenti venivano spazzati via da frasi come "Andrà tutto bene!" e "Ti invio delle vibrazioni positive!". So che nessuno sa davvero cosa dire in momenti come questo, ma mi sentivo come se fossi vittima di gaslighting. Più le cose nella mia vita peggioravano, più mi venivano propinate le più insensate banalità. Gli amici erano ben intenzionati, ma cercare di sopprimere il mio dolore con dichiarazioni iper-felici non mi è stato d'aiuto: era tossico.

"Quando le persone usano o richiedono agli altri emozioni positive oppure ottimismo in un modo che fa sentire le altre persone oppresse o ignorate, si parla di toxic positivity", spiega Stephanie Preston, Ph.D., professoressa di psicologia presso l'Università del Michigan. “Questa può variare dal tentativo di mantenere la propria positività, al mettere la testa sotto la sabbia, fino a impedire con forza agli altri di esprimere preoccupazioni scomode". Non importa che le intenzioni siano buone, questa cieca positività può sembrare "repressiva o invalidante per gli altri", aggiunge Preston.

In un anno segnato da una pandemia globale, dall’incertezza economica e da disordini sociali diffusi, la positività tossica - in cui le emozioni negative come tristezza, ansia, preoccupazione e delusione sono viste come intrinsecamente sbagliate piuttosto che come una parte normale dell'esperienza umana - è dilagante. "Durante la pandemia, abbiamo tutti lottando per affrontare una situazione che non abbiamo mai sperimentato prima e, sebbene la stiamo attraversando tutti nello stesso momento, non tutti la stiamo vivendo allo stesso modo", afferma Natalie Dattilo, Ph.D., Direttrice del reparto di Psicologia al Brigham and Women's Hospital.

Quando Lynsey, 34 anni, è stata licenziata dal suo lavoro dopo 10 anni quest'estate, si è trasformata in un un bersaglio di toxic positivity. "Ero terrorizzata dal futuro, ma i miei amici mi dicevano che avrei dovuto essere grata per la mia salute, o essere grata che nessuna delle persone che amo avesse preso il virus". Si rendeva conto che, anche con la perdita del lavoro, stava comunque molto meglio di tanti altri, ma la mancanza di sostegno da parte dei suoi amici aveva un impatto sulla sua salute mentale. "Mi sono depressa e mi sono allontanata dalle persone perché non ero in grado di parlare con loro senza ricevere 'vibrazioni positive'", racconta Lynsey. "Sono single, senza sostegno familiare e, per quanto mi faccia piacere che i miei amici facciano il tifo per me, i pensieri positivi non possono pagarmi le bollette".

Dattilo spiega infatti che la positività a tutti i costi può essere invalidante per coloro che vivono una difficoltà.

"Durante i periodi di avversità, facciamo affidamento su tutto ciò che possiamo per farvi fronte. Ma 'guardare il lato positivo' di fronte a delle tragedie o a situazioni terribili come malattie, insicurezza alimentare, disoccupazione o ingiustizia razziale è un privilegio che non tutti noi abbiamo", spiega. "Diffondere messaggi di positività nega il genuino senso di disperazione a chi sta male e può solo servire ad alienare e isolare chi sta lottando con una situazione difficile".

Ariel, 37 anni, viveva a Roma quando in primavera l’Italia è diventata l'epicentro del coronavirus. All'inizio, le sembrava che trovare dei momenti di gioia nell'esperienza fosse cruciale per mantenere la sua sanità mentale durante il rigido lockdown. Ma presto quella positività forzata ha iniziato a farla sentire esausta. Poi, il 24 settembre, suo padre è morto improvvisamente. "La situazione era così terrificante che penso mettesse le persone a disagio", dice Ariel. "Alcuni messaggi erano davvero profondi e di supporto, ma molti erano inappropriatamente casuali o pieni di positività forzata. Un amico mi ha mandato un messaggio su Instagram offrendomi di 'tirarmi su' con dei 'meme sui gatti'. Molte altre persone mi hanno detto di non essere triste, di essere ‘forte’ o mi hanno detto che mio padre non avrebbe voluto che stessi male".

In realtà, Ariel sospetta che suo padre avrebbe incoraggiato proprio il contrario. Avevano appena avuto una conversazione a luglio in cui entrambi avevano espresso tutti i loro sentimenti negativi. "Ci siamo lamentati l'un l'altro per un'ora o due", racconta Ariel. "Alla fine, appena prima di riattaccare, mi ha detto: 'Sai, mi sento molto meglio ora!' Non abbiamo cercato di forzare alcuna positività nella conversazione. Ma solo ascoltandoci e comprendendoci, siamo effettivamente riusciti a sentirci più positivi".

Lo psicologo clinico Jaime Zuckerman ritiene che anche la pressione a essere produttivi durante la pandemia sia una forma di positività tossica. "È importante non sovraccaricarci di attività nuove che pensiamo ci faranno sentire più positivi", spiega. "Durante i periodi di stress, il nostro cervello non ha sempre la capacità mentale di affrontare qualcosa che richiede una curva di apprendimento pronunciata. Anzi, può portarci al fallimento". Invece di sottoporci all'apprendimento di una nuova abilità, Zuckerman suggerisce di restare fedeli a ciò che sappiamo già fare. "Se ami fare yoga”, spiega, “prova un diverso tipo di yoga. Se ami leggere, scegli un genere diverso. Fare cose per farci sentire meglio ci protegge dal porci - e alla fine, dal non soddisfare - degli obiettivi irrealistici".

La ricerca ha dimostrato che accettare le emozioni negative, piuttosto che respingerle, può essere più vantaggioso per la salute mentale di una persona nel lungo termine. Come dice Zuckerman, “Percepisci le tue emozioni. Siedi con loro. Non evitarle. Evitare il disagio non fa che prolungarne l'esistenza”. Uno studio del 2018 ha testato il legame tra accettazione emotiva e salute psicologica e ha scoperto che le persone che evitano regolarmente di riconoscere le emozioni difficili possono finire per sentirsi peggio.

Quindi, invece di diffondere positività tossica, dovremmo cercare di diffondere validazione e speranza. La maggior parte delle volte, quei detti ottimistici sentiti e risentiti vengono dal cuore. So che i miei amici non riuscivano a trovare le parole quando mia madre stava morendo; la situazione era semplicemente troppo difficile. Ma parlando per cliché invece di prendersi il tempo di ascoltare, mi hanno fatta sentire come se il mio dolore fosse anormale o sbagliato. Di conseguenza, ho passato gli ultimi mesi della sua vita a sentirmi completamente isolata.

Le persone contengono uno spettro completo di emozioni e prima riconosciamo che tutti i sentimenti sono validi - non solo quelli felici - meglio è. La semplice verità è che non possiamo curare il dolore con dei meme di gatti o riparare un cuore ferito con "vibrazioni positive". Invece di cercare di essere positivi o di smorzare le emozioni degli altri, dovremmo ascoltare e aspettare a dare giudizi. A volte la cosa più potente che puoi dire quando un amico ti racconta qualcosa di doloroso è: "Caspita, che schifo di situazione. Sono qui per te".

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