Le malattie cardiovascolari sono tra le patologie più diffuse in Italia, ma prevenirle è possibile

Di Stefania Sperzani
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Photo credit: Wesley Hilario su unsplash
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From ELLE

“Una cattiva mossa può rovinarne quaranta ben giocate”: il monito del maestro di scacchi Al Horowitz vale sempre. Anche nella prevenzione cardiovascolare, ancora di più dopo un infarto o un ictus, quando il rischio di uno scacco matto è da evitare a ogni costo. Non è quindi casuale l’immagine di un uomo e una bambina davanti alla scacchiera che accompagna la nuova campagna Il cuore conta su di te - Fai la mossa giusta, promossa da Fondazione italiana per il cuore e Amgen Italia e rivolta ai pazienti che hanno subìto un evento cardiovascolare acuto.

Le malattie cardiovascolari nel nostro Paese sono le patologie più diffuse e colpiscono circa 5,5 milioni di persone, poco meno di una persona su 10; sono la prima causa di ricovero ospedaliero, con circa 1 milione di casi (il 14% del totale), per infarto, ictus o altre forme di ischemia; e sono ancora, nettamente, la principale causa di morte rappresentando quasi il 36% di tutti i decessi. Sempre in Italia, infine, si calcola che i costi sanitari diretti per queste patologie ammontino a circa 16 miliardi di euro, ai quali sono da aggiungere oltre 5 miliardi di costi indiretti. Senza contare la perdita di produttività.

Photo credit: 123
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Ci sono dunque molte e ottime ragioni per fare la mossa giusta in materia di prevenzione. Soprattutto quella secondaria, che riguarda cioè coloro che hanno già subìto un evento cardiovascolare. "Nell'epoca del Covid-19 si continua a registrare purtroppo una minora attenzione da parte delle donne riguardo le patologie cardiovascolari, questo nonostante il fatto che muoiano più donne che uomini di patologie cardiovascolari ischemiche. I dati sulla riduzione di ospedalizzazione per infarto miocardico indicano come, nel periodo della pandemia, tale fenomeno abbia infatti riguardato più le donne degli uomini che meno si sono presentate nelle strutture ospedaliere”, sottolinea il professor Pasquale Perrone Filardi, ordinario di Cardiologia alla Federico II di Napoli e presidente eletto della Società Italiana di cardiologia. “Anche l’aderenza alle terapie dei principali fattori di rischio cardiovascolari come il colesterolo, è minore di quasi 10 punti percentuali nelle donne rispetto agli uomini. E’ importante dunque sensibilizzare e informare le donne, che dopo la menopausa vedono aumentare il rischio cardiovascolare. Ridurre i fattori di rischio attraverso il mantenimento nel tempo di stili di vita corretti e adeguate terapie è fondamentale sia per i pazienti che hanno già subito un evento che per quelli che sono a rischio di svilupparlo".

“È fondamentale che i pazienti che hanno già subito un evento cardiovascolare siano sempre sollecitati e aiutati a mantenere un livello di attenzione adeguato sui corretti stili di vita da seguire”, raccomanda il professor Furio Colivicchi, presidente eletto dell’Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri (Anmco) e direttore del reparto di Cardiologia dell’Ospedale San Filippo Neri di Roma. “In particolare, bisogna porre l’accento sul controllo del colesterolo Ldl, che non è da considerare un fattore di rischio, ma la causa stessa della malattia, perché responsabile del meccanismo che porta all'ostruzione delle arterie e quindi all’infarto. Il controllo dei livelli di colesterolo Ldl nel sangue è il centro tanto della prevenzione secondaria quanto dell'intervento terapeutico”.

È un’esigenza ancora più importante in questo periodo, poiché il Covid-19 sta continuando ad avere ripercussioni molto negative sullo stato di salute dei pazienti affetti da malattie cardiovascolari. Bastano due numeri, provenienti da uno studio della Società italiana di cardiologia, per comprenderla: una riduzione di circa il 50% delle ospedalizzazioni per sindromi coronariche acute. Nel caso dell’infarto il calo ha raggiunto il -26,5%, contribuendo a un aumento significativo della mortalità, che è arrivata al 14%, triplicandosi rispetto al 2019. Sono numeri da emergenza nazionale.

Tra i tanti controlli mancati, da segnalare quello sui valori di colesterolo Ldl. “Dopo le cure ospedaliere, è fondamentale che il paziente sia reso consapevole che la sua condizione è cambiata, che una volta a casa dovrà convivere con una malattia cronica che richiede terapie continuative e in alcuni casi limitazioni rispetto allo stile di vita passato”, commenta Emanuela Folco, presidente della Fondazione italiana per il cuore. “La nostra associazione si propone allora di sostenere questo percorso di accettazione, aiutando il paziente a fare sempre la mossa giusta in termini di prevenzione secondaria dopo un importante problema cardiovascolare, specie per quanto riguarda l’ipercolesterolemia”.

Mantenere i valori di colesterolo Ldl entro limiti di sicurezza è uno dei primi obiettivi dell’attività di prevenzione secondaria, ma non il più semplice. “Paradossalmente, il principale problema da affrontare nella terapia è proprio la bassa aderenza alla stessa, specie da parte dei soggetti ad alto rischio per essere già andati incontro a un infarto, a un ictus o a un’altra problematica ischemica”, osserva Pasquale Perrone Filardi. “Per i pazienti a rischio non seguire una cura contro l’ipercolesterolemia è sempre una mossa sbagliata, aggravata dal fatto che le opportunità terapeutiche sono oggi potenziate da nuove classi di farmaci, tra le quali spiccano gli inibitori della PCSK9, che hanno dimostrato di avere un’ottima efficacia nel ridurre i livelli di colesterolo Ldl (arrivando anche oltre il 50%) e un eccellente profilo di tollerabilità e sicurezza”.

Insieme all’utilizzo dei farmaci appropriati, per raggiungere in percentuale sempre più alta i target stabiliti dalle linee guida non si può, però, prescindere da un maggiore coinvolgimento dei pazienti. I pazienti vanno informati su quanto una terapia efficace abbia risvolti positivi sulla loro qualità di vita e allontani il rischio di incorrere in un successivo evento cardiovascolare”, afferma il professor Giovanni Esposito, presidente eletto Società italiana di cardiologia interventistica (Gise) e direttore di Cardiologia, Emodinamica ed Utic dell’Azienda ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli. “Poiché l’emergenza Covid sta ostacolando quest’attività all’interno delle strutture, diventa allora importante non solo seguire a distanza i soggetti in terapia con il teleconsulto, ma anche attivare quanti più canali alternativi per continuare a sensibilizzarli”.

Proprio come avviene sul sito www.ilcuorecontasudite.it, dove le persone con un rischio cardiovascolare possono apprendere le buone abitudini per tenere sotto controllo i livelli di colesterolo, verificare con un test la validità o meno dei comportamenti messi in atto e approfondire la conoscenza delle terapie.

Info: www.ilcuorecontasudite.it e sulla pagina Fb di Fondazione italiana per il cuore.