Le parole per dirlo

Di Massimo Russo
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Photo credit: ANDREAS SOLARO - Getty Images
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From Esquire

Se le parole scelte per dirlo suonano polverose, i contenuti non possono che guardare al passato. “Ristori”. “Ristori Bis”. “Ristori Ter”. “Ristori Quater”. “Bonus”. “Misure perequative”, “restrittive”, “interdittive degli assembramenti” e - certo, per carità - della “movida”. Sarà per questo che la “verifica” sta fallendo, il “rimpasto” non basterà e ci avviamo a una crisi che rischia di essere “al buio”, se non almeno “parzialmente pilotata” dalle “dimissioni congelate” del presidente del Consiglio. E no, non è il 1971. Siamo mezzo secolo dopo, 2021, anno secondo della pandemia.

Photo credit: Franco Origlia - Getty Images
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Ma il vocabolario, la liturgia della politica e dei media tradizionali sono rimasti a quel quadripartito Dc-Psi-Psdi-Pri guidato da Emilio Colombo, dove almeno agli Esteri c’era Aldo Moro e non Luigi Di Maio, e all’Interno sedeva Franco Restivo, resuscitato di recente nell’Isola delle rose su Netflix, nell’interpretazione di uno straordinario Fabrizio Bentivoglio.

Sarà per questo sguardo fisso sullo specchietto retrovisore della Storia che da noi, invece che di Next Generation Eu - il fondo di 750 miliardi varato dal Consiglio Europeo per far fronte alle conseguenze del virus - si continua a parlare di Recovery plan. Meglio ripristinare quel che c’era, piuttosto che guardare alle prossime generazioni. Quelle, anche con la nuova bozza del piano del governo, e malgrado passino le fasce e cambino i colori (“Se righi dritto, figliolo, vedrai ti faremo tornare bianco”), continuano a restare in dad. E, mentre gli studenti campani sono a casa da 90 giorni, tra poche ore nemmeno un sit in davanti a Palazzo Chigi servirà a protestare. Sono “vuoti i palazzi del potere”. In attesa della “fumata bianca” che ci condurrà allegramente al “Conte-Ter”.