Le sfilate Haute Couture di Parigi saranno 100% digitali, scelta che innesca una (nuova) riflessione

Di Federica Caiazzo
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Photo credit: Peter White - Getty Images
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From ELLE

Si annotino le date in agenda: l’appuntamento è nella capitale francese dal 25 al 28 gennaio 2021, e che le sfilate di Alta Moda a Parigi saranno 100% digitali è ormai confermato. Ad annunciarlo è la La Fédération de la Haute Couture et de la Mode, in un comunicato divulgato tramite The Associated Press: niente ospiti, niente celebrità, niente stampa proveniente da ogni parte del mondo. La settimana dell'Alta Moda di Parigi sarà interamente a porte chiuse, e la regola varrà anche per gli stessi addetti ai lavori. La causa – come intuibile - risiede nelle attuali restrizioni da coronavirus. Le conseguenze? Semplicemente, innescano una riflessione sul futuro (digitale, ça va sans dire) delle sfilate.

“Confermiamo che non ci si riunirà pubblicamente, ma le case di moda potranno comunque organizzare le proprie sfilate con modelle in carne e ossa, da trasmettere in diretta live, a patto che queste si tengano a porte chiuse”, ha confermato un portavoce de La Fédération. La decisione su come dovrà svolgersi il calendario dell’Alta Moda di Parigi arriva in un momento storico che vede la capitale francese rispettare le restrizioni imposte dal Governo, per limitare sempre più il diffondersi del Covid-19. Una domanda però resta: il radicarsi delle esperienze digitali nelle nostre abitudini sovvertirà prima o poi il nostro modo di fruire la moda?

Ad oggi, la possibilità di utilizzare modelle in carne e ossa (che verranno indubbiamente sottoposte a tamponi) può essere concepito sia come un accenno di ritorno alla normalità (nella precedente stagione non ci sono state sfilate, ma solo video di presentazione) sia come un mettere in stand-by le più geniali manifestazioni artistiche dei Direttore Creativi. Si ripensi alla collezione Dior Haute Couture Autunno Inverno 2020 2021: il Direttore Creativo Maria Grazia Chiuri sostituì la tradizionale sfilata riproponendo il cosiddetto “teatro della moda”. Ispirata dalla forza che ebbero i couturier testimoni della Seconda Guerra Mondiale, la Chiuri realizzò in collaborazione con il regista Matteo Garrone un cortometraggio in cui ninfee e fauni venivano risvegliati nel loro habitat naturale dall’arrivo di due portantini con un baule: al suo interno, abiti dotati della forza dell’incanto, capaci di generare stupore e meraviglia come ogni sogno Haute Couture che si rispetti. Tutti abiti in versione mini però, proprio per sancire il legame con l’usanza che permise all'Alta Moda di restare viva durante la guerra.

Photo credit: Courtesy of Press Office - Imaxtree
Photo credit: Courtesy of Press Office - Imaxtree

Ancora, si ripensi allo scorso settembre 2020, quando Jeremy Scott aka Direttore Creativo di Moschino presentò la collezione ready-to-wear Primavera Estate 2021 utilizzando un format inaspettatamente retrò e avanguardistico al tempo stesso: il puppet show. La sfilata con marionette fu di per sé un successo in termini di inventiva, eppure qualcosa mancava. Non alla collezione (sublime), non all’idea (geniale), bensì all’esperienza (incompleta?).

Il tassello mancante del puzzle trova riposta in una dichiarazione che il designer Jonathan Anderson ha rilasciato al The Washington Post: “Siamo umani. E in quanto tali, è naturale per noi voler toccare le cose”. La sensazione di incompletezza altro non è data che dalla necessità di un’esperienza tangibile, la stessa di cui parla anche un’analisi di verdict.co.uk: “Guardare al futuro digitale della moda non significa lasciare alle spalle il mondo fisico - scrive Emmaleigh Eaves. - Potrebbe non avere più senso, a livello economico e ambientale, spostare orde di gente da una parte all’altra del globo solo per vederli seduti a una sfilata che sarà su Internet in pochi secondi. Così come non è sostenibile la produzione di massa di collezioni che potrebbero non essere vendute mai”. In vista dell'imminente settimana dell'Alta Moda di Parigi, ecco allora che la domanda iniziale torna: che impatto avrà sulle nostre vite il radicarsi dell’esperienza digitale? Potrà mai (eventualmente, lontanamente) sostituire il trionfo onirico dell'Alta Moda?