Le Signore dell'Arte è la mostra che ripercorre la storia delle donne pittrici tra '500 e '600

Di Elena Fausta Gadeschi
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Photo credit: Courtesy Photo Fondazione Raczyński presso Narodowe Museum di Poznań The Raczyński Foundation at the National Museum in Poznań
Photo credit: Courtesy Photo Fondazione Raczyński presso Narodowe Museum di Poznań The Raczyński Foundation at the National Museum in Poznań

Non solo oggetto di rappresentazione, ma anche occhio critico e mano sapiente. Sono protagoniste dentro e fuori la tela le donne al centro della mostra Le Signore dell’Arte. Storie di donne tra '500 e '600, la nuova rassegna che ripercorre la storia della pittura rinascimentale e barocca attraverso le incredibili vite di 34 artiste e delle loro 130 opere, preziose testimonianze di un’intensa vitalità creativa tutta al femminile. Promossa dal Comune di Milano-Cultura e visitabile fino al 25 luglio 2021 a Palazzo Reale, la mostra dà modo di scoprire nuovi volti dell’arte italiana prima sconosciuti come quello della nobile romana Claudia del Bufalo, ma è anche occasione per poter ammirare da vicino opere mai esposte prima come la Pala della Madonna dell’Itria di Sofonisba Anguissola, realizzata nel 1578 a Paternò, in Sicilia, e la Pala della Madonna Immacolata e san Francesco Borgia, unica opera certa di Rosalia Novelli, realizzata nel 1663 per la Chiesa del Gesù di Casa Professa di Palermo, entrambe mai uscite prima d’ora dall’isola.

Photo credit: Elisabetta Sirani, Cleopatra, 1664 circa, Olio su tela, 110x91 cm. Collezione Privata
Photo credit: Elisabetta Sirani, Cleopatra, 1664 circa, Olio su tela, 110x91 cm. Collezione Privata

Il percorso si compone di soggetti religiosi, autoritratti, rappresentazioni mitologiche, composizioni naturalistiche o simboliche, scene bibliche, ricostruzioni storiche e dipinti di genere che animano l'esposizione attraverso una produzione ricca e variegata che indaga i misteri della psiche, le virtù femminili, l’eroismo intimo e quotidiano, ma anche il pathos del tradimento, dell’inganno, del pentimento. Tutti sentimenti scandagliati dalle artiste attraverso la lente della loro personale esperienza di donne, non sempre accettate e talvolta abusate come Artemisia Gentileschi o costrette a compromessi matrimoniali come Lavinia Fontana, che a 25 anni sposò il pittore imolese Giovan Paolo Zappi alla sola condizione di poter continuare a dipingere, facendo così del marito il proprio assistente.

Photo credit: Ginevra Cantofoli, Sibilla. Olio su tela, 63x46 cm. Collezione privata. Courtesy Photo Cantore Galleria Antiquaria, Federica Lazzarini
Photo credit: Ginevra Cantofoli, Sibilla. Olio su tela, 63x46 cm. Collezione privata. Courtesy Photo Cantore Galleria Antiquaria, Federica Lazzarini

Tra le artiste spicca la pittrice cremonese Sofonisba Anguissola, che visse oltre dieci anni alla corte di Filippo II a Madrid, per poi spostarsi in Sicilia e sposarsi con il nobile Fabrizio Moncada, e in seguito a Genova in seconde nozze al fianco di Orazio Lomellini. Di lei è possibile ammirare la celeberrima Partita a scacchi del 1555, proveniente dal Muzeum Narodowe di Poznan in Polonia, oltre alla già ricordata Madonna dell'Itria. E ancora la pittrice bolognese Elisabetta Sirani, in mostra con potenti tele in cui sono raffigurati il coraggio femminile e la ribellione di fronte alla violenza maschile, come in Porzia che si ferisce alla coscia (1664) e in Timoclea uccide il capitano di Alessandro Magno (1659) del Museo di Capodimonte di Napoli; Ginevra Cantofoli, con Giovane donna in vesti orientali (1650 circa); Fede Galizia con l’iconica Giuditta con la testa di Oloferne (1596); Giovanna Garzoni, altra modernissima donna che visse tra Venezia, Napoli, Parigi e Roma, in mostra con rare e preziose pergamene. Una costellazione di giovani talentuose che, seppur con storie e percorsi differenti, fanno comprendere come il ruolo delle donne acquisito nel corso del XVI e XVII secolo non sia legato solo a singoli episodi sporadici o straordinari, ma sia un fenomeno che abbraccia tutta l’Italia e che andrebbe valorizzato di più anche dagli studi di settore, in passato spesso ingenerosi nei confronti delle donne d’arte.