Le single under 35 sono in prima linea sul fronte acquisto prima casa

Di Patrizia Vassallo
·21 minuto per la lettura
Photo credit: Kathrin Ziegler - Getty Images
Photo credit: Kathrin Ziegler - Getty Images

From ELLE

La casa resta il bene rifugio per eccellenza. Lo sanno bene i single che rappresentano un’importante fetta del mercato immobiliare e sono una categoria molto attiva sia sul fronte delle compravendite sia su quello degli affitti. In realtà secondo le statistiche, molti sono gli under 35 (e anche under 44!) che durante la pandemia, anche a causa della perdita del lavoro, sono tornati a vivere con i genitori.

Secondo i dati Eurostat, in Italia due giovani su tre, tra i 18 e i 34 anni, nel 2017 vivevano ancora a casa con i genitori. A livello europeo, il dato più alto, dopo Croazia, Malta e Grecia. Con dati in crescita soprattutto fra i maschi. E le donne? “Negli ultimi anni sono sempre di più le donne che acquistano casa grazie anche alla maggiore indipendenza economica raggiunta. Sul totale delle compravendite realizzate attraverso le nostre agenzie il 28,2% sono realizzate da donne, la restante parte è equamente divisa tra uomini e coppie”, spiega Fabiana Megliola, Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa.

“Limitandoci all’universo femminile registriamo un’interessante componente di donne single che acquistano e che rappresentano il 46,5%, quasi la metà del campione. Se poi restringiamo ancora l’analisi e ci limitiamo alla fascia di età più giovane ovvero le donne single sotto i 35 anni scopriamo che la motivazione principale per cui acquistano è per avere la prima casa, il primo passo importante verso l’indipendenza e che si fa quasi sempre dopo aver trovato un posto di lavoro stabile. La maggioranza delle giovani donne single che acquistano lo fa con l’ausilio del mutuo, parliamo di una percentuale poco sopra il 60% e spesso si tratta di un mutuo trentennale, vista la giovane età. Nelle grandi città il 6% lo fa anche per investimento”.

Quali sono le tipologie più acquistate? “Il trilocale e il bilocale”, prosegue Megliola. “L’analisi fatta nelle grandi metropoli vede il bilocale al primo posto come tipologia maggiormente acquistata alla luce del fatto che gli immobili sono più costosi. E poi le donne per ovvie ragioni preferiscono sempre le zone più servite, sicure meglio se poi nelle vicinanze ci sono amici o familiari. Si prediligono poi le soluzioni ristrutturate perché non sempre possono seguire i lavori”.

Andando più nello specifico, secondo un'analisi fornita dall'Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa che ha analizzato gli acquisti e le locazioni realizzate da single nel primo semestre del 2020 attraverso le agenzie presenti sul territorio nazionale, i dati hanno evidenziato che il 67,6% ha optato per l’acquisto mentre il 32,4% ha preferito la locazione. Rispetto ad un anno fa si è registrato un aumento della percentuale di single che hanno deciso di acquistare, si è passati infatti dal 62,7% all’attuale 67,6%.

Photo credit: 10'000 Hours - Getty Images
Photo credit: 10'000 Hours - Getty Images

Nelle grandi città la percentuale di single che acquista sale al 34,3%, rispetto ad una media nazionale che si attesta al 29,5%. Insomma anche per chi è monoreddito, i bassi tassi di interesse presenti sui mutui nonostante l’emergenza sanitaria legata al Covid-19, si sono trasformati in un'occasione imperdibile.

A livello nazionale la tipologia più acquistata dai single è il trilocale (37,3%), seguita dal bilocale (33,2%), con i 4 locali che si fermano all’11,4%. Ville, villette, rustici, loft, case indipendenti e semindipendenti compongono insieme l’11,1% degli acquisti. Rispetto al primo semestre del 2019 da segnalare un lieve aumento della percentuale di acquisto delle tipologie indipendenti e semindipendenti che passa dal 10,4% all’attuale 11,1%. Nelle grandi città invece i single acquistano soprattutto bilocali (42,7%), a seguire i trilocali (33,6%).

Nella totalità dei casi l’83% delle compravendite da parte di single riguarda l’acquisto dell’abitazione principale, il 14,1% l’investimento e il 2,9% riguarda la casa vacanza. Da segnalare, rispetto ad un anno fa, una diminuzione della percentuale di acquisti per investimento è passata dal 15,7% all’attuale 14,1%.

Affitto: a che punto è il mercato delle locazioni?

Per quanto riguarda il mercato delle locazioni il 67,9% degli inquilini single, per la maggior parte donne, ha preso casa in affitto per scelta abitativa, il 28,4% per motivi di lavoro ed il 3,7% per motivi legati allo studio. Rispetto a un anno gli studi di settore hanno rilevato una contrazione delle percentuali di affitti a lavoratori e studenti che si attestavano rispettivamente al 33,8% ed al 4,8%. Anche in questo caso i numeri evidenziano le conseguenze della pandemia sul mercato immobiliare, in particolare sul mercato delle locazioni che ha subito un duro colpo a causa della temporanea chiusura degli atenei e del prolungato periodo di smart working.

Il 71,8% degli under 35 ha comprato casa ed il 28,2% è andato in affitto. Le percentuali appena descritte, seppur rilevate in un periodo caratterizzato dall’emergenza sanitaria legata al Covid-19, risultano sostanzialmente invariate rispetto al primo semestre del 2019.

Analizzando il mercato delle locazioni emerge che il 70,3% ha optato per questa soluzione come scelta abitativa, il 26,2% per motivi legati al lavoro e il 3,5% per motivi legati allo studio. Rispetto ad un anno fa diminuisce la percentuale di affitti legati al lavoro (-2,9%) ed anche in questo caso potrebbe aver inciso lo stato di emergenza sanitaria che ha ridotto la domanda di abitazioni in affitto da parte di lavoratori trasfertisti. La tipologia più affittata dagli under 35 è il bilocale con il 41,2% delle scelte, a seguire i trilocali che si attestano al 31,2%.

Photo credit: Gruppo Tecnocasa Spa - Hearst Owned
Photo credit: Gruppo Tecnocasa Spa - Hearst Owned
Photo credit: Gruppo Tenocasa - Hearst Owned
Photo credit: Gruppo Tenocasa - Hearst Owned
Photo credit: Gruppo Tecnocasa Spa - Hearst Owned
Photo credit: Gruppo Tecnocasa Spa - Hearst Owned
Photo credit: Gruppo Tecnocasa Spa - Hearst Owned
Photo credit: Gruppo Tecnocasa Spa - Hearst Owned
Photo credit: Gruppo Tecnocasa - Hearst Owned
Photo credit: Gruppo Tecnocasa - Hearst Owned

“Il mercato residenziale, post lockdown, ha ripreso in modalità nuove che stanno portando risultati positivi. Grazie a strumenti integrati e a un nuovo metodo operativo possiamo lavorare anche a distanza: tutte soluzioni che rivoluzioneranno il nostro lavoro pure nel post pandemia. Fondamentale inoltre l’innalzamento delle detrazioni dell’Ecobonus e del Sismabonus al 110%, da cui ci aspettiamo un impulso ulteriore al mercato", dice Marco Speretta, direttore generale Gruppo Gabetti. "Da maggio le attività delle agenzie immobiliari Gabetti, Professionecasa e Grimaldi sono ripartite al meglio, adottando un metodo operativo 4.0: dai virtual office e virtual tour alla piattaforma che consente in modo digitale di fare acquisizioni, fino alla compilazione a distanza del form di valutazione di un immobile, attraverso una pagina web personalizzata; oltre a una nuova piattaforma dedicata, con la navigazione delle mappe catastali. Per merito anche di questi strumenti, nei mesi successivi di giugno-settembre, il riscontro è stato positivo in termini sia di domanda, sia di compravendite”.

Secondo le rilevazioni operate presso le agenzie del network, nei primi nove mesi del 2020 nelle grandi città si è registrata una variazione dei prezzi intorno al -1,1%, rispetto all’anno precedente. I tempi di vendita sono rimasti stabili su una media di 4,5 mesi, così come gli sconti in sede di chiusura delle trattative, intorno al 12%.

Per la chiusura del 2020 si prevede una lieve flessione dei prezzi, in un contesto di compravendite che potrebbero calare nell’ordine del 15-20%, flessione motivata non dalla diminuzione della domanda, ma dalla inevitabile chiusura delle agenzie immobiliari. Questo se la ripresa del IV trimestre non sarà bloccata da un nuovo lockdown, a seguito dell’aggravarsi dell’emergenza sanitaria.

Un impatto positivo lo hanno dato degli incentivi introdotti dalla Legge di Bilancio legati alla proroga del potenziamento al 50% della detrazione Irpef per le ristrutturazioni e del bonus mobili e della detrazione per gli interventi di riqualificazione energetica, a cui si aggiunge il bonus facciate del 90%.

“Il Decreto Rilancio del 19 maggio 2020, nell’ambito delle misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19, ha aperto importanti opportunità di sviluppo per il settore immobiliare", ha proseguito Speretta. Tra queste, di particolare rilievo è senza dubbio l’innalzamento delle detrazioni fiscali al 110% per specifici interventi in ambito di efficienza energetica, di interventi antisismici, di installazione di impianti fotovoltaici nonché delle infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici”.

Macro aree e città

Nei primi sei mesi del 2020 tutte le macro-aree hanno riscontrato una variazione negativa: -20,5% al Nord, -20,7% al Centro e -25,4% al Sud. Nel complesso i capoluoghi presentano una variazione del -21,1%, mentre i non capoluoghi del -22,1% (N.d.R. dati Agenzia delle Entrate).

Guardando alle otto maggiori città italiane per popolazione, complessivamente nel primo semestre 2020 si sono registrate 41.558 transazioni, -21,4% rispetto allo stesso semestre del 2019. Contestualmente le restanti province hanno registrato una variazione del -21,2%. A livello semestrale, sempre secondo l’Agenzia delle Entrate, le variazioni negative maggiori sono state a Napoli (-28,1%), Milano (-23,2%), Palermo (-22,8%), Torino (-21,9%), Genova (-19,5%), Roma (-19,3%), Bologna (-18,5%), Firenze (-17,6%).

Prezzi e tempi di vendita

A livello di prezzi, i primi nove mesi dell’anno hanno visto una variazione media intorno al -1,1%, ma è opportuno fare delle distinzioni: Milano (+0,2%) è l’unica città con variazione positiva; lievi variazioni per Napoli e Bologna (-0,3%). Roma (-0,7%) e Firenze (-1%) hanno mostrato una variazione negativa contenuta, seguite da Genova (-1,7%), Palermo (-2,5%) e Torino (-2,7%).

I tempi medi di vendita nelle grandi città sono rimasti complessivamente stabili, su una media di 4,5 mesi. Nei nove mesi, gli sconti medi tra il prezzo richiesto dal venditore e il prezzo di chiusura della trattativa, nelle grandi città, si sono mantenuti su una media del 12%, per le soluzioni usate. Pure questa media vede in realtà una sensibile differenza tra immobili “a prezzo”, la cui percentuale indicata si riduce anche sotto il 10%, e quelli che invece vengono immessi sul mercato a prezzi non attuali: in questo caso gli sconti superano il 12%.

La domanda di mutui

“La pandemia ha condizionato l’economia mondiale per buona parte del 2020, per questo la Bce ha mantenuto nel corso dell’anno una politica monetaria accomodante per favorire la ripresa", spiega Antonio Ferrara, amministratore delegato di Monety (Gruppo Gabetti). I tassi, particolarmente convenienti, hanno stimolato la domanda di surroghe, soprattutto nel secondo e terzo trimestre del 2020, mentre le domande di finanziamento destinate all’acquisto di nuove abitazioni hanno risentito del calo del numero delle compravendite su cui ha inciso il periodo di lockdown. Nell’ultimo trimestre dell’anno si potrebbe in parte recuperare il ritardo accumulato anche se il decreto dello scorso 13 ottobre, con il quale il Governo ha cambiato i requisiti necessari per accedere al fondo di garanzia Consap prima casa, potrebbe creare un impatto negativo poiché destina la garanzia ai soli soggetti definiti “prioritari”. Ciononostante, potendo contare su mutui con tassi a 30 anni sotto l’1%, è altamente probabile un incremento della domanda nei prossimi mesi. Il lockdown ha generato il desiderio di un’abitazione più confortevole, magari con spazi verdi o terrazze; il ricorso al lavoro agile ha fatto della casa anche un ufficio e ciò significa necessità di spazi più grandi e idonei”.

Fare un mutuo? Cosa scegliere? E perché?

La stipula di un mutuo è un momento importante e delicato nella vita e le donne in particolare risultano quelle più attente alle decisioni da prendere, dalla scelta della banca alla scelta del tipo di mutuo da sottoscrivere.

La prima considerazione da fare è quella di fare una scelta tenendo conto delle proprie esigenze personali, economiche e familiari e quindi scegliendo il tasso più adeguato. Ma quale? La scelta non è semplice. Di prassi la scelta base è tra tasso fisso o variabile. Il tasso fisso normalmente è un po’ più alto di quello variabile, ma fa fare sogni tranquilli ed è ideale per chi non ama rischiare, tanto per intenderci per quel tipo di persone non finanziariamente evolute e smart, e che di prassi prediligono lo step by step, perché consente di conoscere in anticipo l’importo che si dovrà pagare senza che possano esserci sorprese. Il tasso variabile, normalmente più conveniente, subisce però le variazioni dei tassi e quindi non è del tutto prevedibile. Oggi i tassi sono particolarmente vantaggiosi, ma quando si opta per un tasso variabile occorre tener presente che l’importo della rata potrebbe crescere anche considerevolmente nel corso degli anni. La differenza principale tra tasso fisso e tasso variabile sta negli indici a cui i due tassi sono legati.

Cosa serve sapere per richiedere un mutuo

  • Il tasso variabile è legato all’EURIBOR che è il tasso di interesse medio, calcolato giornalmente, col quale le banche si scambiano denaro fra loro

  • Il tasso fisso invece è agganciato all’’EURIRS, il tasso di interesse utilizzato nelle operazioni swap dalle banche europee a copertura del rischio di interesse

  • Il TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale), che è l’indice sintetico di costo e letteralmente vuol dire “tasso annuo effettivo globale” e indica l’esatto costo del finanziamento. E’ un indice, espresso in termini percentuali, del costo complessivo del finanziamento, calcolato su base annua in relazione alla durata del finanziamento ed alla periodicità delle rate. Comprende gli oneri accessori quali spese di istruttoria, spese di apertura pratica, spese di incasso delle rate e spese assicurative obbligatorie. Inoltre, per effetto delle nuove disposizioni di Banca d'Italia sulla trasparenza in adempimento della direttiva europea EU 2008/48/CE, dal 1 giugno 2011 il calcolo del Taeg comprende anche l'eventuale compenso riconosciuto dal cliente ad un intermediario del credito per l'ottenimento del finanziamento, i costi delle polizze assicurative che costituiscono requisito necessario per ottenere il credito o ottenerlo a specifiche condizioni e gli oneri fiscali (come ad esempio l'imposta di bollo sui contratti). Non sono invece compresi gli eventuali oneri notarili (per finanziamenti garantiti da ipoteca quali i mutui casa). Il Taeg deve essere presente nel contratto e nel documento di sintesi che devono essere consegnati al cliente

Oltre al tasso fisso e variabile esistono anche soluzioni alternative. Come per il tasso misto o la fissazione di un CAP. Ma a meno che non si abbia grande esperienza pregressa nella scelta di un mutuo di prassi è meglio optare per le scelte tradizionali.

Tassi di interesse applicati più frequentemente

  • Fisso: legato all’indice IRS (Interest Rate Swap), viene stabilito nel momento in cui si stipula il contratto di finanziamento e rimane costante per tutta la sua durata, così come l’importo di tutte le rate;

  • Variabile: viene stabilito al momento della stipula del contratto ma viene poi ricalcolato periodicamente per tutta la durata del prestito in base all’oscillazione dell’Euribor, cioè il tasso interbancario di riferimento per i mutui a tasso variabile diffuso ogni giorno dalla Federazione Bancaria Europea, o del tasso di riferimento della Banca Centrale Europea (Tasso BCE). Comporta un rischio maggiore rispetto al tasso fisso in quanto segue l’andamento del mercato monetario: se il costo del denaro cala la rata diminuisce, in caso contrario aumenta;

  • Variabile a rata fissa: rispetto ad un normale mutuo a tasso variabile la rata viene tenuta costante all’importo di partenza, e nel tempo varierà la durata effettiva del periodo di rimborso: se i tassi caleranno la durata si ridurrà, se i tassi dovessero salire si allungherà la durata del mutuo rispetto a quella originariamente prevista;

  • Capped rate (detto anche cap) a tasso variabile: si tratta di un tasso variabile che prevede però un limite massimo predeterminato;

  • Misto: può essere modificato alle scadenze e alle condizioni stabilite dal contratto, oppure può essere previsto una parte del capitale da restituire a tasso fisso e l'altra a tasso variabile;

  • Bilanciato: è costituito da una parte a tasso fisso e una a tasso variabile, a seconda del peso che si vuole dare al tasso fisso e a quello variabile.

Prima di entrare nell’Eurozona la lira era sottoposta a continue svalutazioni che facevano innalzare i tassi di interessi, con punte al di sopra del 10%. Ora è la BCE (Banca Centrale Europea) a regolare le oscillazioni dei tassi di interesse, attraverso la quantità di denaro che circola in Europa. Quando la situazione economica è fiorente la BCE aumenta il tasso d’interesse per non andare incontro ad un’inflazione, mentre, come sta accadendo ora a causa del Coronavirus, quando l’economia europea ristagna la BCE abbassa il tasso di interesse per immettere liquidità nel sistema e ridurre la crisi economica.

Nessuno può sapere, a lungo termine, come sarà l’andamento economico, se i tassi saliranno o caleranno ulteriormente, ma contraendo un mutuo a tasso fisso oggi, visto che i tassi sono scesi ulteriormente (0,50), è certo che si faccia ancora un ottimo affare. Va anche detto però che l’Euribor al momento è negativo, sotto lo zero tanto per intenderci, ma se l’inflazione dovesse aumentare l’Euribor salirebbe con conseguente fatali sui tassi di interessi dei mutui variabili e rialzi che potrebbero nuocere al portafogli. Quindi stay tuned!

Quale la durata più indicata? La durata può andare dai 5 a 30 anni e diffidate di chi vi propone durate più lunghe! Da sapere è che i mutui possono avere modalità di rimborso differenti, quindi i piani di ammortamento possono essere diversi. Quali sono in principali?

  • Francese: è quello normalmente utilizzato da tutte le banche e società finanziarie per l’erogazione dei mutui. E’ costituito da rate costanti, con una quota interessi inizialmente molto alta ma decrescente nel tempo, ed una quota capitale inizialmente molto bassa, ma che aumenta progressivamente;

  • Italiano: è caratterizzato da rate con quota capitale costante, a cui vanno a sommarsi gli interessi sul capitale residuo. In questo caso le rate non saranno quindi tutte uguali in quanto l’importo dovuto si riduce per il fatto che il capitale residuo decresce e, con esso, anche l’ammontare della quota interessi;

  • Tedesco: prevede delle rate costanti, ad eccezione della prima che rappresenta il pagamento anticipato degli interessi. Le rate successive saranno quindi costituite esclusivamente da una quota capitale.

Generalmente, un mutuo per la casa copre fino all'80% del valore dell'immobile stesso, anche se alcune banche arrivano ad erogare mutui fino al 100% del valore, dietro presentazione di maggiori garanzie e con tassi più elevati. Vero è che le banche prima di dire di sì per un mutuo vanno sempre con i piedi di piombo. E di prassi valutano tutti i rischi del caso. Come? Con il Loan To Value (o LTV) che permette di valutare se il rapporto tra importo di finanziamento concesso o richiesto e il valore del bene che il mutuatario intende porre a garanzia del prestito vale la candela. Ecco perché quando andrete in banca, se siete monoreddito, vi chiederanno l'elenco delle spese a vostro carico. E anche se avete dei finanziamenti in corso da calcolare sulla vostra capacità di spesa. Da ciò derivano tassi e costi più elevati per il mutuatario e valutazioni più rigide e limitative da parte della banca nella concessione del mutuo. Per farla facile la base è quella di calcolare una rata che non sia superiore a un terzo del proprio stipendio. Quindi supponendo di avere uno stipendio base di 1.500 euro, occorre mettere in conto che la rata non potrà superare i 500 euro salvo richiesta di ulteriori garanzie. Per esempio un garante. Che altro non può essere che un parente stretto ossia mamma o papà. Quindi chi vuole fare tutto da sola non perda tempo ad andare a vedere case dal costo impossibile!

Possibile fare passi da gambero, ma entro 7 giorni

Sul fronte delle tempistiche, bisogna tenere conto che grazie alla nuova disciplina del DL Mutui al consumatore viene riconosciuto un periodo di riflessione di almeno 7 giorni, in modo tale che possa confrontare le diverse offerte presenti sul mercato e prendere una decisione il più possibile ponderata. Durante questo periodo l’offerta è vincolante per il finanziatore, quindi per la banca, mentre il consumatore può accettare l’offerta in qualunque momento, anche prima che siano decorsi i 7 giorni previsti.

Controllare se ci sono pratiche di commercializzazione abbinate

Le banche sono diventate un po’ come dei supermercati ti vendono una cosa ma nel contempo te ne abbinano altre 4. Conviene quindi anche verificare l’eventuale presenza di pratiche di commercializzazione abbinata (come assicurazioni) che, a determinate condizioni, sono vietate dalla legge. Attenzione poi al patto marciano, (quel patto che consente alla banca di procedere alla vendita dell’immobile in caso di inadempimento protrattosi oltre i 18 mesi), e nel caso chiedere delucidazioni al proprio professionista di fiducia.

Tra i diritti di chi stipula un mutuo c’è anche quello di chiedere la rinegoziazione. Il cittadino può rinegoziare il mutuo in qualsiasi momento, con la propria banca oppure optare per la surroga scegliendo un altro istituto senza che siano applicate penali o spese. (legge Bersani). Quando fare questa scelta? Non dalla metà di dicembre in poi perché le banche di prassi prediligono le stipule finalizzate alla compravendita e poi in questo periodo hanno i plafond quasi sempre a zero. Meglio optare per l’inizio di gennaio, quando le banche, un po’ come succede con i saldi, ricominciano a proporre tassi più aggressivi, e quindi allettanti.

Photo credit: Hearst Italia - Hearst Owned
Photo credit: Hearst Italia - Hearst Owned

Ma quanto è importante andare a vivere per conto proprio?

"Andare a vivere da soli è un passaggio esistenziale molto significativo da un punto di vista psicologico, perché rappresenta la capacità di staccarsi dalla propria famiglia di origine e di assumersi la responsabilità di cavarsela da soli", spiega la psicologa e psicoterapeuta Lucia Montesi. "Non a caso, è un tema molto frequente in psicoterapia, perché l’uscita da casa, anche quando profondamente desiderata, è un cambiamento radicale che può suscitare sentimenti ambivalenti, ansia e altre difficoltà emotive che possono manifestarsi in varie forme, anche eclatanti come gli attacchi di panico. I motivi che spingono ragazzi e giovani adulti ad andare a vivere da soli", prosegue la Montesi, "sono soprattutto il desiderio di sentirsi liberi, non costretti ad adeguare i propri ritmi e abitudini a quelle di altri familiari; di avere spazi personali che non siano invasi da altri o che si debbano comunque condividere; di poter esprimere sé stessi, la propria personalità e i propri gusti anche nella scelta degli spazi fisici e degli arredi; di mettersi alla prova sperimentando capacità come cucinare, o tenere in ordine la casa, o gestirne gli aspetti economici. Tanti sono scoraggiati dall’impegno economico e dalla perdita delle comodità garantite dal permanere in casa con la propria famiglia.

Tra coloro che vanno a vivere da soli, in effetti molti continuano ad andare a pranzo ogni giorno dai propri genitori, o anche a farsi fare il bucato. La paura principale è però quella di sentirsi soli, di tornare a casa e non trovare nessuno, di dover abbandonare il clima accogliente e le attenzioni della casa di famiglia, di trovarsi poi soli in momenti di difficoltà o sconforto. Altri timori riguardano la sicurezza personale: la prospettiva di vivere da soli fa percepire maggiormente il rischio di essere, ad esempio, aggrediti in casa di notte da malviventi.

Dietro le esitazioni e le resistenze ad andare a vivere da soli", spiega la Montesi, "possono esserci anche motivazioni più profonde e spesso inconsapevoli legate alle dinamiche relazionali della famiglia, che ostacolano l’uscita di un membro e la sua autonomia. Un figlio può ad esempio sentire di non poter andarsene dalla casa di famiglia per non lasciare un familiare che percepisce come fragile o bisognoso. Oppure può temere che senza la sua presenza e il suo controllo, possano esplodere conflitti tra altri membri della famiglia ( tra i genitori, o tra genitori e fratelli ad esempio) finora tenuti a bada. Negli ultimi mesi, la pandemia e le conseguenti restrizioni hanno influito anche sul desiderio di andare a vivere da soli. Anche chi non aveva mai manifestato questa intenzione, ha avvertito prepotentemente per la prima volta il bisogno intenso di avere una casa “sua”, e inoltre, una casa con certe caratteristiche minime (“deve avere almeno il balcone!”).

Dover stare in casa ha fatto all’improvviso percepire la difficoltà di non avere possibilità come balconi o cortili in cui potersi giovare di un mimino di svago. La convivenza forzata con altri, tra le esigenze di tutti (DAD, smartworking) molto difficili da conciliare, ha acuito il bisogno di avere spazi propri ed esclusivi in cui potersi concentrare, oppure rilassare. Molti miei pazienti, dagli adolescenti ai giovani di 25, 30 anni, esprimono la fantasia di una casa tutta per sé e in un ambiente nuovo e diverso, esasperati da una convivenza forzata che non avevano mai sperimentato e che costringe a mettere in discussione anche i più piccoli gesti quotidiani, che all’improvviso devono essere “patteggiati” con altri membri della famiglia tenendo contro delle esigenze altrui, nonché un bisogno di trovarsi finalmente da soli, senza la continua presenza fisica di altri che può portare a maggiori tensioni, insofferenza e irritabilità anche in famiglie dove i rapporti tra i membri sono normalmente caratterizzati da affetto e reciproco sostegno".