L'educazione sessuale è ancora un tabù per la scuola italiana

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Photo credit: Alexmia - Getty Images
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In Italia abbiamo un grosso problema con l'educazione sessuale nelle scuole, e non perché sia maldestramente insegnata, ma magari, no, abbiamo un problema perché è quasi del tutto assente dai programmi o se presente, affrontata in modo sbrigativo, per non dire imbarazzato. L’Italia è infatti uno dei pochi Paesi nell’Unione Europea, insieme a Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia e Romania, in cui l’educazione sessuale non è obbligatoria nelle scuole. Eppure l’Agenzia di salute sessuale e riproduttiva delle Nazioni Unite riconosce l’educazione sessuale nel novero dei diritti umani e ha stilato delle linee guida per le scuole da rispettare, che includono, oltre alle nozioni di anatomia e fisiologia, anche educazione all’affettività, alle relazioni e alle differenze di genere. Perché anche di questo si tratta, non solo di "come fare per evitare una gravidanza indesiderata", ma anche, e ne abbiamo scritto, educare alla parità, partendo dall'eliminazione di stereotipi sulla falsa riga della risposta standard che si usa (va) dare alle bambine, tormentate da maschi, ovvero l'osceno "ti prende in giro perché gli piaci". Ce l'abbiamo fatta con l'educazione civica, ad impronta green e digital, ma non non riusciamo ad abbattere il tabù del sesso. Nel 2021. E che non riusciamo a farlo, non siamo noi a dirlo non siamo solo noi, ma, per esempio, un sondaggio dell’Istituto Superiore di Sanità, condotto su oltre 16mila studenti di 16-17 anni, secondo il quale meno di uno studente su cinque si informa a scuola sui temi legati all’educazione sessuale.

Photo credit: SCIENCE PHOTO LIBRARY - Getty Images
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Poi è vero che negli ultimissimi anni diversi istituti, tra scuole medie e superiori, stanno cercando di attrezzarsi in autonomia, invitando attivist* ed espert* per parlare di prevenzione, ma anche revenge porn e violenza di genere, ma sono casi isolati, non inseriti in linee guide comuni a tutti. Ed è lì, ad una programmazione condivisa che si dovrebbe arrivare, non fosse, tra le altre cose, per l'ingerenza del Miur che continua ad opporsi con forza all'introduzione dell'educazione sessuale nei programmi scolastici è un ostacolo che impedisce un reale cambiamento dell'Italia, secondo quelle che sono, ormai, linee guida approvate persino dalla UE. Nel 2010, infatti, l’Ufficio Regionale per l’Europa dell’Oms e il BZgA hanno pubblicato gli Standard per l’educazione sessuale in Europa, un elaborato sotto forma di documento di consenso redatto un gruppo di esperti europei di educazione sessuale. Come viene indicato negli Standard, "nell’educazione di bambini e ragazzi alla sessualità, il sistema scolastico costituisce la via più opportuna per raggiungere la maggioranza di essi, per affrontare in maniera sistematica il complesso tema dell’educazione sessuale concepito come argomento relativo alla crescita personale". E non pensate che sia pura utopia, perché nei soliti paesi illuminati del Nord Europa le cose vanno esattamente così da decenni. La Svezia, per esempio, è stato il primo paese al mondo ad includere l’educazione sessuale nella didattica scolastica.

Photo credit: vadim-design - Getty Images
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I primi modelli svedesi di insegnamento scolastico sulla sessualità risalgono al 1933 e già dal 1956 questa materia è diventata obbligatoria all’interno della scuola pubblica, con 15 anni di anticipo rispetto alla Germania e circa 30 anni rispetto alla maggior parte degli altri paesi nel mondo. Il modello svedese è preso ad esempio sia per il ruolo di avanguardia avuto in questo campo, sia per la sperimentazione (ancora attuale) di pratiche di insegnamento e scelta dei contenuti. Perché? Perché, come riporta il sito di psicologia e sessualità Cosìcomeviene.it, "i primi piani didattici relativi allo scorso secolo, come nella maggior parte dei paesi anglosassoni, erano focalizzati sull’insegnamento di aspetti biologici, l’aborto e i metodi contraccettivi, il tema del piacere e della riproduzione. Successivamente, sono state man mano incluse tematiche quali l’affettività, l’orientamento sessuale ed i concetti di normalità e devianza nella sessualità. A partire dagli anni 2000, la Svezia ha perseguito specifici percorsi di politica e pratica dell’educazione sessuale volte all’inclusione, nel senso di giustizia sociale e diritti per individui e gruppi, e alla consapevolezza dei processi di discriminazione.

Ma non esiste solo la Svezia: In Danimarca, i bambini hanno diritto ad avere informazioni chiare e oneste sul corpo e sul sesso a cominciare dai 4 anni. Ogni anno, un’intera settimana, viene dedicata all’educazione sessuale. I danesi la chiamano "La settimana del sesso", durante la quale i bambini di tutte le età, i genitori e gli insegnanti vengono incoraggiati ad affrontare l’argomento.Perché, dunque, opporsi a tutto questo? La psicologa Adele Fabrizi lo scorso gennaio ha risposto proprio a questa domanda, dicendo come "gli oppositori dell’introduzione dell’educazione sessuale nelle scuole ritengono che sarebbe un incentivo per i giovani a praticare la sessualità in età molto precoce. Invece gli studi condotti in Italia e nel mondo hanno dimostrato che avere l’opportunità di beneficiare di un’educazione sessuale olistica precocemente e in maniera informata e consapevole non soltanto rende il giovane in grado di fare scelte più mirate e consapevoli, ma, contrariamente alle aspettative, concorre a posticipare l’età delle prime esperienze sessuali". Chi si oppone, per lo più, fa tornare alla mente il momento in cui scattò il panico da "gender", con tanto di associazioni cattoliche terrorizzate dall'idea che a scuola si cercassero di "orientare i bambini alla fluidità". Ha scritto sempre Fabrizi che, al contrario, "per maturare un atteggiamento positivo e responsabile verso la sessualità, i ragazzi hanno bisogno di conoscerla sia nei suoi aspetti di rischio che di arricchimento. Si tratta di costruire un approccio positivo alla sessualità, oggi meglio conosciuto col termine di sex positive, che vuol dire avere un atteggiamento positivo in cui la sessualità viene considerata un’attività condivisa e in grado di incrementare la conoscenza di se stessi e dei propri partner. In questo modo i giovani saranno in grado di agire responsabilmente non solo verso se stessi ma anche verso gli altri". Sottoscriviamo tutto, perché la sessualità non sarà un tematica realmente sdoganata fino a che non esisterà un’educazione alla sessualità.