L'elogio alla paura di Jamie Lee Curtis a Venezia 2021 vale (ancora di) più del suo meritatissimo Leone d'Oro

·3 minuto per la lettura
Photo credit: Pascal Le Segretain - Getty Images
Photo credit: Pascal Le Segretain - Getty Images

"Vi dispiace se resto senza scarpe?". L'anticonformismo di Jamie Lee Curtis inizia con una camminata disinvolta a piedi scalzi alla Mostra del Cinema di Venezia 2021, dove l'attrice ha ricevuto ieri il Leone d'Oro alla carriera, ritirato dalle mani del presidente della Biennale Roberto Cicutto. Avvolta in un abito rosso maculato con mascherina d'ordinanza en pendant, la diva di Hollywood, dal 1978 protagonista della saga horror cult Halloween nei panni di Laurie Strode, ha attraversato con passo sicuro la Sala Grande del Palazzo del Cinema per ritirare l'ambito premio, riconoscimento al suo ruolo di indiscussa regina del brivido, ma anche al suo talento performativo in classici della commedia come Una poltrona per due di John Landis e Un pesce di nome Wanda di Charles Crichton.

Photo credit: Alessandra Benedetti - Corbis - Getty Images
Photo credit: Alessandra Benedetti - Corbis - Getty Images

Figlia d'arte, nata dall’unione di Tony Curtis e Janet Leigh, famosa per il suo ruolo in Psyco di Hitchcock, Jamie ha ammesso di essersi avvicinata al mestiere di attrice per pura fortuna e senza alcuna formazione accademica, portando sul set le proprie personali paure. "Sullo schermo mi vedete impaurita e mi capita di esserlo per davvero. Sono capitate cose terribili anche a me" – spiega l'attrice al Corriere della Sera, riferendosi a quando era dipendente da antidolorifici oppiacei. Per uno strano gioco del destino è stato proprio il genere horror, da sempre odiato dalla Curtis, a farla conoscere al grande pubblico grazie all'intuizione di John Carpenter, che 43 anni fa la scelse per Halloween - La notte delle streghe, consacrandola a regina dell'urlo. Da quel momento Jamie non ha mai dismesso i panni della terrorizzata final girl che cerca di sfuggire alla follia omicida di Michael Myers, pur continuando a evolversi come personaggio, sia nel fisico che nel carattere. Nell'ultimo episodio della saga, "la sua rabbia coincide con quella delle donne che subiscono traumi e violenze" e proprio a loro l'attrice dedica il suo Leone d'Oro. "Grazie per questo grande onore – ha detto emozionata la Curtis –, lo dedico alle vittime e ai sopravvissuti alla violenza di qualsiasi tipo: fisica, politica, spirituale, sessuale, psicologica, culturale, emotiva, domestica e alla violenza e all’odio che proviene dalla discriminazione contro coloro che osano pensare in maniera indipendente. Accetto con orgoglio questo premio, con la mente chiara e sobria e con il cuore aperto e incredibilmente grato”.

Photo credit: Alessandra Benedetti - Corbis - Getty Images
Photo credit: Alessandra Benedetti - Corbis - Getty Images

Da anni impegnata attivamente a favore delle donne, dei bambini e delle persone affette da Aids, il suo messaggio di verità e libertà Jamie lo porta avanti anche attraverso il suo ultimo film, che mostra come "siamo tutti esseri umani che combattiamo contro i demoni della nostra vita. Siamo tutti sulla stessa barca". "Il film – sottolinea l'attrice in un discorso che è elogio alla paura e alle fragilità umane – si relaziona con il tempo attuale, con un mondo diviso, gli Usa divisi. In molti luoghi del mondo non c'è molta speranza. Ma la bellezza di noi esseri umani è che cambiamo, andiamo avanti, ci facciamo male, ci rialziamo. E per fortuna ci sono anche delle vittorie contro il male". "Gli horror mi piacciono proprio perché servono ad urlare e sfogarsi insieme a tanti sconosciuti di fronte alle nostre angosce" – le fa eco David Gordon Green, regista del film fuori concorso Halloween Kills.

Photo credit: Ron Galella, Ltd. - Getty Images
Photo credit: Ron Galella, Ltd. - Getty Images

Prendendo in prestito una famosa frase di Chrissie Hynde, della storica rock band The Pretenders, la Curtis spiega di essere "una persona che vuole morire per qualcosa". "So che alla fine dobbiamo morire tutti e non puoi certo programmare come, ma se potessi programmarlo vorrei morire per qualcosa – confessa a SkyTg24 –. Mi piacerebbe pensare che è quello il nostro fine ultimo, lottare per qualcosa". "Non sono una combattente ma sto cercando di impegnarmi sempre di più per lottare a favore della verità, della giustizia e per la libertà del pensiero umano” – aggiunge Jamie, che ammette di essersi liberata dai suoi demoni. "C’è un modo di dire nel gergo della riabilitazione: quando ti svegli al mattino e guardi nello specchio stai guardando il problema. Io invece mi sveglio sobria, guardo allo specchio la mia faccia sobria. E la accetto. E tutto il resto è semplicemente… bellissimo".

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli