L'emozionante cerimonia di inaugurazione dei Giochi paralimpici di Tokyo 2020

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Photo credit: Buda Mendes - Getty Images
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Ci sono gli atleti normodotati e quelli paralimpici, ma alla fine lo sport è uno e la sensazione di unità e continuità si avverte fin da subito nella cerimonia di apertura dei XVI Giochi paralimpici estivi di Tokyo 2020 di oggi (alle 13 ora italiana mentre in Giappone sono le 20, ndr). Non sembra trascorso nemmeno un giorno dalla conclusione della spedizione olimpica azzurra che un nuovo contingente italiano di 113 atleti, il più numeroso di sempre con 61 donne e 51 uomini, marcia sotto lo stesso tricolore, nelle mani dei portabandiera Bebe Vio e Federico Morlacchi. Ma andiamo con ordine.

Photo credit: Tasos Katopodis - Getty Images
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Prima di tutto il saluto del popolo ospitante, il Giappone, il primo nella storia ad accogliere per la seconda volta le Paralimpiadi dopo il 1964. All'epoca gli atleti, che avevano esordito a Roma quattro anni prima, furono appena 278, oggi sono 4537 e a maggioranza femminile, un altro prezioso record per questa edizione così complessa da organizzare e fino all'ultimo messa a rischio dall'aumento dei contagi nel Paese. C'è chi li ha già ribattezzati i Giochi del paradosso perché atleti con una sola gamba saltano più lontano di chi ne ha due e nuotatori ipovedenti gareggiano più velocemente dei normodotati. Ma sono i piccoli miracoli dello sport che avvengono quando il potere della volontà incontra la magia della tecnica, producendo risultati straordinari.

Photo credit: Alex Pantling - Getty Images
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Proprio alle macchine è dedicato il tema centrale dell'inaugurazione dal titolo We have wings, una coreografia colorata e onirica dove ballerini con disabilità fisiche, intellettive e relazionali azionano giganteschi ingranaggi per dare vita al Para-airport, da dove idealmente decolleranno gli atleti dei 163 Paesi partecipanti. Cosa sono infatti protesi, carrozzine e stampelle se non ali per raggiungere i propri obiettivi? Dopo l'inno del Giappone e le esibizioni circensi alla presenza dell'imperatore Naruhito e del presidente del Comitato paralimpico internazionale Andrew Parsons, i ballerini hanno condotto al centro dello stadio di Tokyo le tre gocce simbolo dei Giochi: una rossa, una verde e una blu, che rappresentano i colori più riprodotti di tutte le bandiere del mondo.

Photo credit: Naomi Baker - Getty Images
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Una spettacolare cascata di fuochi d'artificio e tutto è pronto per accogliere le delegazioni degli atleti. Si incomincia con la nazionale dei rifugiati: a tenere alta la bandiera Mohammad Abbas Kharimi, paratleta del nuoto afghano, nato a Kabul, che ci riporta per un attimo al dramma dell'Afghanistan, privo al momento dei suoi due atleti, che ieri sono riusciti a partire dalla capitale alla volta dell'Australia, e che oggi era presente solo con la propria bandiera, portata da un volontario. Seguono l'Islanda, l'Irlanda e tutti gli altri Paesi elencati secondo l'ordine alfabetico giapponese, fino all'Italia, quattordicesima, con i nostri già ricordati Bebe Vio e Federico Morlacchi a tenere alto il tricolore e l'orgoglio italiano anche per Alex Zanardi, il grande assente di questa edizione, con un contingente di atleti che parteciperanno a 16 dei 22 sport rappresentati. A chiudere la parata il Giappone, Paese ospitante.

Photo credit: Christopher Jue - Getty Images
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Come per le Olimpiadi anche qui il pubblico è assente, ma a riempire di gioia ed entusiasmo lo stadio sono i sorrisi degli atleti, che a Tokyo testimoniano il valore dello sport e la gioia della vita. Chiude la cerimonia l'emozionante performance di una bambina in carrozzina con una disabilità al braccio, che si avvicina alla rampa di decollo e, grazie ai custodi del vento prima e a una banda rock coloratissima e psichedelica poi, trova la forza e il coraggio di spiccare il volo anche con un'ala spezzata. Con la fiaccola olimpica accesa il viaggio può davvero cominciare.

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