Lena Dunham parla di maternità, infertilità e fecondazione in vitro e arriva al cuore (as usual)

Di Monica Monnis
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Photo credit: Tim Whitby/BFC - Getty Images
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From ELLE

È il 14 febbraio 2018 quando Lena Duhnam, allora 31enne, annuncia di essersi sottoposta a un'isterectomia totale (rimozione di utero e cervice) per risolvere un problema di endometriosi diagnosticatole a 26 anni (patologia dolorosa e invalidante generata dalla presenza di tessuto dell’endrometrio all’esterno dell’apparato genitale femminile, ndr) dopo una dozzina di interventi meno invasivi e "numerosi tentativi più soft come la terapia del pavimento pelvico, la terapia del dolore, la cromoterapia e l’agopuntura". Una scelta necessaria ma che non ha seppellito il suo desiderio di diventare mamma, messo a dura prova, di nuovo, nell'ottobre dello stesso anno, quando torna sotto ai ferri per rimuovere l'ovaio sinistro "ricoperto di tessuto cicatrizzante e fibrosi". L'attrice e sceneggiatrice, una delle menti più brillanti dell'enterteinment, oggi torna a parlare della sua infertilità, e come al solito, arriva diritto al cuore.

Con un editoriale pubblicato su Harper's Bazaar US, Lena racconta con un'autenticità spiazzante il tentativo fallito di fecondazione in vitro a cui si è sottoposta all'inizio di quest'anno, e di come abbia segnato la fine dolorosa della sua ricerca forsennata e "ossessiva" di diventare una "mamma biologica" (tramite surrogata), ma allo stesso tempo come tutte queste lacrime l'abbiano resa più forte e ancora più ferma nella decisione e vocazione di diventare genitore. "L'ironia è che sapere di non poter avere un figlio, la mia capacità di accettarlo e andare avanti, potrebbe essere l'unica ragione per cui merito di essere il genitore di qualcuno", scrive, "penso di avere finalmente qualcosa da insegnare a qualcuno".

"Nel momento in cui ho perso la fertilità ho iniziato a volere un bambino [...] Prima di allora, la maternità mi era sembrata probabile ma non urgente, inevitabile come strabordare dai pantaloncini di jeans, ma nei giorni successivi al mio intervento ne sono diventato profondamente ossessionata". Inizia così il viaggio di Lena, tra trattamenti invasivi, umore altalenante, speranze, disillusioni e gruppi di supporto social di #IVFwarriors. Un viaggio tortuoso che l'ha portata a perdere "se stessa" nel tentativo di ottenere ciò che si desidera. "Quello che era iniziato come voler portare in grembo il figlio dell'uomo che amavo divenne il desiderio di avere un figlio con un uomo che era disposto ad aiutarmi ad averne uno. Presto è diventato assumere un avvocato per redigere un contratto per un amico donatore di sperma e chiamare una surrogata che è stato altamente raccomandato da un'altra celebrità", ammette, "ogni passo ha portato il tutto più lontano dal mio corpo, dalla mia famiglia, dalla mia realtà. Ogni mossa era più costosa, più disperata, più solitaria e ho smesso di essere in grado di immaginare il finale".

L'adozione e l'affidamento sono alternative che Lena oggi sta vagliando: "mi piace l'idea di diventare madre nel modo giusto per me, e mi impegno a farlo", ha detto a People, "mi spingo verso la migliore versione dell'età adulta che conosco, quindi so che entrerò nella maternità con il più grande set di strumenti che posso avere, in modo che Lena 3.0 sia la versione migliore che posso essere, la versione della maternità". La sofferenza, il sacrificio, il dolore: Lena decide di raccontare il suo calvario per essere d'aiuto e di conforto a chi si è trovato inghiottito dalla stessa spirale.

"Quello della fertilità è un argomento complesso, molto facile da ridurre a meccanismi biologici scontati, ruoli di genere, foto e annunci di gravidanza, invidie tra ragazze", ha scritto su Instagram, "ma per me – e per tante donne – aver fallito sia con il tentativo fecondazione in vitro, sia con la biologia, è equivalso a sviluppare un senso di odio verso me stessa, oltre a essere assalita dalla paura dell’ignoto. Chi sarò, se non una madre? Ho scritto questo pezzo pensando a chi, come me, non è riuscita a essere madre e si sente ulteriormente fallita perché la nostra società sembra non poter immaginare un altro ruolo alternativo per noi" (qui trovate l'articolo di Lena, che fidatevi, vale la pena leggere per intero).