A lezione di vita, di stile e di musica da Gaia, quintessenza della Gen Z

Di Anna Paola Parapini
·19 minuto per la lettura
Photo credit: Levi's
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L'appuntamento su Zoom è fissato per le 15:30. Sono emozionata, faccio un bel respiro. Gaia entra nella chiamata sorridente e luminosa e mi sembra come se avessi avviato un FaceTime con un'amica. Si sistema al sole e ci presentiamo come fanno due ragazze che si conoscono per la prima volta al parco quando ti presentano gli amici dello stesso gruppo. Ed è così che mi sento per tutta l’intervista. Come un pomeriggio trascorso su un prato, quando il naso e le guance ti diventano rosse, hai solo voglia di stenderti su un telo colorato a parlare e sai già che quando lo ripiegherai per andartene profumerà di erba fresca e sarai un po' cambiato.

Gaia Gozzi (il suo suo nome d'anagrafe) è una cantautrice di origini italo-brasiliane e quando ti parla lo fa con una dolcezza ancestrale, come se cantasse. Ha partecipato a X Factor, ha vinto Amici e quest’anno abbiamo ascoltato il battito del suo Cuore Amaro sul palco di Sanremo. Ha 23 anni, è autoironica, tosta, genuina. E in lei è racchiusa la quintessenza della nostra generazione. Non è un caso infatti che Levi’s abbia deciso di soffiare tra le sue ali nominandola ambassador della nuova linea di capi genderless ed ecosostenibili dedicati alla Generazione Z. “Ho trovato il mio stile proprio quando i vestiti hanno iniziato a non definirmi. Levi’s in questo mi ha teso la mano, mi ha compresa. Ci siamo capiti nella fluidità, nella contaminazione, perché tutti noi, almeno una volta, ci siamo sentiti indefinibili” afferma l’artista.

Levi's con la sua nuova capsule collection ha dato gli strumenti a una intera generazione di ragazze e ragazzi per esprimere la propria essenza. Il concetto di moda genderless è oggi sintonizzato con la continua trasformazione delle esigenze sociali, sovraccaricata da una costante forza per percorrere unicamente una strada mai battuta, alla ricerca di un’identità capace di sentirsi libera con quello che indossa.

Photo credit: Levi's
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Sei la nuova ambassador di Levi’s, come ci si sente? Cosa rappresenta Levi’s per te e quali valori senti di condividere con questo brand?

Levi’s è uno di quei brand statement. Se penso al jeans penso a Levi’s e già questo per me è un grandissimo onore, poter far parte di questo team e di questa famiglia. Levi’s è un evergreen, uno di quei brand che i nostri genitori utilizzavano e che noi poi abbiamo usato. E il fatto che ha vissuto tantissime vite e che sia stato così tante cose, che abbia avuto una molteplicità di “momenti di luce” e di continuità mi fa legare per forza di cose emotivamente a questo brand. Inoltre è un progetto fighissimo perché è legato e dedicato realmente alla nostra generazione. Siamo una generazione che gioca sempre di più con i vestiti, con il gender fluid, con l’effortless perché nel nostro quotidiano ci sentiamo già parte di una community di persone che non si pone più la domanda se è da uomo o da donna. Penso sia un concetto che vada abbracciato in generale a livello culturale e oggi è possibile farlo anche attraverso i vestiti. Certo, i vestiti sono una cosa che in realtà ci ha sempre omologato, ma ora possiamo utilizzarli per capovolgere le cose e lanciare dei messaggi. Trovo che la nuova capsule sia molto interessante perché è anche ecosostenibile è waterless, cioè utilizza delle percentuali bassissime di acqua per la fabbricazione dei capi. Io ora ho iniziato a fare shopping stando più attenta anche a queste cose, soprattutto in un momento storico come questo, non vado più a comprare fast fashion, cerco un capo che mi possa rimanere per sempre.

La nostra generazione si è fatta portavoce di nuove modalità di espressione, del sentirsi liberi attraverso i vestiti e piano piano anche le generazioni successive alla nostra si stanno abituando a queste nuove visioni. Ci sapresti dire cosa significa genderless per Gaia e quanto è importante?

Penso sia uno statement culturale che è necessario abbracciare, perché sennò rimaniamo indietro nell’evoluzione dell’essere umano e nell’evoluzione di tante cose. Credo che a volte sia più potente partire dai piccoli gesti quotidiani, come indossare uno specifico capo di abbigliamento. Un giorno mi sveglio e mi sento più maschile, un giorno mi sento più femminile e posso davvero giocare con questa cosa per esprimere la mia identità, la mia creatività e per scoprirmi anche come essere umano. Ho molto a cuore tutto ciò perché l’ho vissuto sulla mia pelle. Spesso utilizzavo vestiti maschili per nascondere quella che era la mia femminilità, perché a un certo punto mi ha iniziato a dare davvero fastidio che mi guardassero costantemente il seno in metro, ma lo facevo per il motivo sbagliato. Invece adesso sono vestita con una tuta da uomo ma lo faccio per scelta. È questo che realmente differenzia i due approcci nel modo di esprimersi e di vestirsi. Levi’s sta abbracciando appieno questa filosofia, non è semplicemente vendere o comprare dei vestiti e questa è una cosa che oggi come oggi è tanta roba. Ci è sempre stato insegnato che o è bianco o è nero che o è uomo o è donna, in realtà ci sono così tante sfumature e spettri colorati differenti che renderebbero il mondo molto più inclusivo e pieno. Inoltre penso che sia fondamentale e importante trovare dei modi per comunicare con la generazione dei nostri genitori, zii e nonni, o più in generale degli adulti se vogliamo chiamarli così. Dobbiamo cercare di entrare nel loro quotidiano e secondo me il modo più intelligente è farlo con le cose semplici come i vestiti, i film… ci sono tante cose bellissime che possiamo fare per aiutarli a vedere che c’è molto di più oltre a quello che ci hanno sempre insegnato.

Photo credit: Levi's
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Quindi secondo te gli abiti genderless possono effettivamente favorire l’uguaglianza di genere e abbattere certi tabù?

Possono educare e possono aiutare anche a farci sentire liberi. La fase più critica è l’adolescenza, io ho delle sorelle più piccole e cerco sempre di mettermi nei loro panni, è ovvio che sei più insicuro quando sei adolescente, ti vuoi omologare e vuoi essere come gli altri. E la prima cosa che facciamo è vestirci uguali e trovare il gruppo. Ma noi possiamo decidere di destrutturare questa cosa alla radice e dire: “Potete vestirvi come cavolo volete, prendete e giocate con questa cosa perché è divertente, perché anche facendo così scoprirete chi siete o quante persone potete essere”.

Cos’è per Gaia la fluidità?

La fluidità per me è la libertà di potersi scoprire durante un percorso di vita che non deve essere standardizzato e rinchiuso in dei paletti perché sennò è deviato. Io devo poter scoprire chi posso essere nell’intera palette di possibilità. E già la società in cui viviamo è ancora molto retrograda in questo quindi è giusto che chi ha la possibilità e la fortuna di potersi esprimere sotto questo punto di vista, e mi ci metto in mezzo anch’io, lo faccia e dica: “Bello il bianco e il nero ma guardate l’arcobaleno”. Dobbiamo un po’ smussare le cose che ci hanno insegnato le generazioni precedenti alla nostra. Non lo hanno fatto con cattiveria, era quello che hanno insegnato anche a loro, quindi dobbiamo prenderla con dolcezza questa cosa e non con rancore. Ognuno fa il meglio che può e dato che abbiamo molti strumenti emotivi in più per gestire la situazione facciamolo e facciamolo anche in un modo che può sembrare banale come il vestirsi con certi capi ma che può essere invece molto di più.

Il 22 aprile è stata la Giornata Mondiale della Terra e vorrei chiederti qual è la cosa che ti fa più sperare su questo tema e invece la cosa che ti fa assolutamente più arrabbiare.

Mi fa arrabbiare che siamo totalmente disconnessi con il pianeta che ci sta ospitando, che è anche casa nostra. Sembra quasi che la natura e tutto ciò che ci circonda siano qualcosa di diverso rispetto a noi quando in realtà siamo tutti connessi in un grande ecosistema che funziona(va) e che adesso non sta funzionando più di tanto perché ci siamo messi di mezzo noi. Ma confido possa migliorare perché il potere della natura è tanto forte e se non siamo noi a cambiare il corso sarà lui a cambiarlo. Noi come nuova generazione abbiamo fame di vita nonostante la reclusione e dobbiamo essere forti per tanti altri, dobbiamo darci forza e ricordarci che cosa è importante davvero. È difficile perché il mondo in questo momento ha un grande Dio che è il denaro che è gestito da una percentuale bassissima della popolazione ed è distribuito a fortuna e quindi fai fatica ad arrivare ai piani alti e cambiare effettivamente le cose. È triste perché sai cosa mi fa pensare? Che dopo un momento che ci ha messo così tanto in ginocchio, ancora ci si comporti così. La mia speranza è che il popolo in generale si renda conto di questa cosa e si unisca con un moto di amore che sia così potente che realmente tutti quelli che stanno basando la loro esistenza su ciò che è sbagliato e che genera dolore e odio se ne rendano conto. Però è complicato.

Photo credit: Levi's
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Oggi per la nostra generazione i social più che mai sono un mezzo per esprimerci. Vorrei sapere da te che ti rapporti ogni giorno con un pubblico molto vasto se ti senti di poter esprimere al 100% te stessa sui social.

Potrei sicuramente esprimermi al 100% ma a tratti non lo faccio perché non c’è ancora la cultura dell’educazione civica sui social. Tante persone secondo me non hanno gli strumenti emotivi per gestire quello che non comprendono e così nasce l’hating. Per me questo è ancora un problema sostanziale dei social. Io cerco sempre di più di non usare filtri e di non piallarmi la faccia. Pubblico anche cose del mio quotidiano che non vadano a mettermi in una posizione quasi da idolatrare come si faceva un tempo con gli artisti. La cosa secondo me più sincera e bella che io possa fare è condividere la mia musica in maniera molto libera, sbagliando anche ma imparando sempre. Credo ci sia molto timore in questo momento sui social, qualsiasi cosa tu dica può essere davvero messa alla gogna e questo non è un mondo in cui si può crescere. Un mondo in cui puoi crescere è un mondo di comprensione, nel bene e nel male. A meno che non ci siano delle regole per rendere il tutto più civile e più welcoming a chiunque, è tutto un grande pot-pourri di odio. Però c’è anche tanto amore e tante persone che vogliono utilizzare questa piattaforma per cambiare le cose.

Quanto è importante per te l’autenticità e quanto influisce nella tua musica?

È complicato avere un rapporto sincero con se stessi. Non esiste che esci per strada e hai la tua bella maschera e poi torni a casa e te la togli, è complicato perché ti stai esponendo. Però è fondamentale perché ti liberi di tantissimi pesi e vivi una vita molto più felice. Non c’è un giusto e uno sbagliato, c’è un sii te perché non c’è nessun altro che può essere te e questa cosa già ti rende unico e speciale. E se entri in questo mindset emani un’energia differente e così si aprono tantissime possibilità differenti per il tuo percorso di vita che sia lavorativo, umano o di amore. L’ho vissuto sulla mia pelle e ho capito che più mi libero più mi sento anche libera di sbagliare. Perché poi chi è che non sbaglia? Tutti sbagliamo. Siamo qui per questo, no? Sennò saremmo già di fianco a Dio a prendere un bel caffettino. Quindi farlo nella completa libertà è bello. Questa la vita reale non quello che ci voglio vendere.

Sentirti parlare è come fare un pieno di energia positiva. Immagino quanto la musica sia stata per te un mezzo per esprimerti, per raccontare la tua storia. Anche la moda in qualche modo è un mezzo per esprimere se stessi e vorrei chiederti che cos’altro pensi abbiano in comunque questi due mondi.

Musica e moda sono due espressioni artistiche che lavorano benissimo insieme ed è bellissimo perché entrambe sono cose che mi hanno sempre appassionata. La musica è sempre stata il mio big dream e mi ha aiutata a visualizzare la donna super confident che volevo tanto essere. È stata come una preghiera, perché pian piano mi sono messa nei panni di queste idee che mi facevo e più andavo avanti e più questa donna mutava e diventava reale, bella e interessante. E quindi anche la scoperta di me stessa come donna è stata bellissima e totalizzante affiancata alla musica e alla moda che comunque è sempre stata un’altra espressione di me. Ho sempre voluto trovare la mia identità anche sotto questo punto di vista. Ho anche avuto varie fasi, a 17 anni mi vestivo come una segretaria perché nella mia testa era il momento in cui volevo sentirmi più adulta e quindi mettevo il cappottone e cose così. In questo momento invece sono in una fase un po’ confusa, tipo ieri ero vestita come una hippie. Però non dobbiamo limitarci anzi, dobbiamo dare sfogo a tutti i lati di noi stessi.

La fase segretaria ce l’ho avuta anch’io (o forse ce l’ho ancora?)! Ma a proposito di vestiti che ti hanno accompagnata in diverse fasi della tua vita, vorrei sapere da te un capo che ti ricorda la tua infanzia e invece uno a cui oggi non sapresti rinunciare.

Sembra un freaking cliché, ma il jeans è il capo che mi ricorda la mia infanzia. Ero ossessionata dai jeans e dovevano fittare perfetti, se non mi vestivano come volevo io, diventavo matta. Ero molto precisa sui look anche da bambina, mia mamma mi racconta sempre che da piccola facevo scenate isteriche perché sapevo esattamente cosa volevo indossare e lei non poteva mettere bocca: ero una bambina di 3 anni già consapevole della sua identità stilistica (ridiamo ndr). Poi amavo i leggings, ti ricordi che c’erano quelle tute coordinate colorate dal vibe Anni 90? Le adoravo. Un capo che invece adesso non può proprio mancare è la T-shirt bianca oversize, tra l’altro ce ne è una di Levi’s molto figa perché è un’oversize che puoi croppare e io lì la taglio con le forbici. La t-shirt bianca è un must sempre.

Photo credit: Levi's
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A proposito di jeans, i Levi’s sono fatti per durare per sempre. Gli strappi e le scuciture fanno parte della loro storia e raccontano quella di chi li ha indossati. Possiamo paragonarli ai gatti che hanno sette vite e continuano a rivivere. Pensi che in qualche modo sia lo stesso anche per noi?

Sono più fighi addirittura alla settima vita. Io sono propositiva e credo che ognuno di noi si evolva, ognuno fa il suo percorso e la cosa bella del jeans Levi’s è proprio è questa, che ci accompagna nel nostro percorso e che cambia insieme a noi. Il jeans può essere utilizzato in diverse fasi della vita, e il bello è che è per sempre. Però è come lo abbini che cambia tutto, quando ero più piccola lo mettevo con la cintura super stretta e la maglietta infilata dentro. È come se fosse una colonna portante che puoi condire e colorare come ti piace a seconda della tua fase di vita, della tua crescita e del tuo momento.

Se dovessimo fare un’associazione tra la tua canzone Cuore Amaro e un capo Levi’s, quale sarebbe?

Cuore Amaro potrebbe essere la giacca di jeans perché anche quello è un capo che più tempo passa e più diventa bello. Il mio cuore amaro è un po’ quella cosa lì bitter sweet che ne ha vissute tante però ci vede chiaro ed è fedele a se stesso.

Ci sapresti definire il tuo stile?

Quando lavoro ad un progetto che sia un singolo o un album, il mio lavoro estetico è maniacale. Finisco sempre col fare delle dietrologie a livello di influenze artistico-culturali. Parto magari dai santi della religione candomblé (una religione afrobrasiliana ndr) e dal colore di uno dei santi che prendo e trasformo in qualcosa di più astratto che però è sempre legato al mio styling, magari in chiave più contemporanea. Fondo le due cose e faccio questi viaggi. Quando faccio musica mi piace molto giocare culturalmente con lo styling e fondere la mia visione della moda e di come mi sento attualmente con quelle che sono le mie radici e le mie influenze. Mentre nel mio day by day è tutto molto più libero. Mi sveglio e vado a sentimento, tant’è che comunque il mio armadio è molto diversificato. Poi ci sono giorni in cui rubo i vestiti al mio fidanzato, io e lui ci passiamo tantissime cose. Recentemente gli ho preso dei sandali che ricordano quelli della Melissa di un tempo, quelli in gomma e silicone che solitamente utilizzano i bambini.

Stai affrontando un nuovo periodo della tua vita dal punto di vista artistico?

Assolutamente. Ma perché inevitabilmente cresci anche con le esperienze che fai. Purtroppo non ho ancora potuto fare dei live e questa cosa mi manca tantissimo perché è come se chiudesse un cerchio e non sto avendo l’opportunità di farlo. Ovviamente nessuno può in questo momento ma mi piacerebbe tantissimo fare il tour così da incrementare anche a livello di scrittura e di studio un’altra verità che io non ho ancora vissuto propriamente aldilà della promozione che ho fatto o di qualche concerto a se stante dove canti una canzone e te ne vai.

Il Covid purtroppo ha annullato totalmente la fisicità. Aldilà dei nostri affetti anche per gli artisti fare musica e rapportarsi con i fan è stato completamente diverso e vorrei sapere da te come lo hai vissuto.

Io sono stata fortunatissima e lo dirò sempre, ho avuto un anno fortunatissimo ma intenso perché comunque ho avuto la possibilità di poter lavorare e di poter condividere la mia musica e questa è una cosa di cui sarò sempre grata perché il mondo della musica ha sofferto tantissimo. Volevo davvero rendere fiere le persone che non hanno potuto continuare il loro percorso lavorativo nell’ultimo anno e mezzo con un messaggio ben preciso che è quello appunto di cercare di ripartire nel miglior modo possibile. Però ho un pubblico che non ho mai conosciuto e questa cosa è stranissima, l’amore arriva tutto anche tramite i social e questa è una grande fortuna però io non vedo l’ora di abbracciare quelle persone e di avere un reale scambio vis à vis ai concerti. Di poterci divertire insieme e condividere quell’energia. Non vedo l’ora di poterlo fare, sono molto emozionata per il prossimo futuro.

Photo credit: Levi's
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A proposito del periodo che abbiamo vissuto, c’è un qualche aspetto che la pandemia ha cambiato di te, sia interiormente che esteriormente?

Mi ha cambiata tantissimo, ho fatto un sacco di introspezione e mi sono scoperta. Ho fatto dei viaggi quasi con Caronte traghettandomi tra le mie diverse anime e devo dire che ne sono uscita molto bene. Mi sento molto più centrata con me stessa nonostante ci siano stati dei momenti davvero hardcore e difficili come li abbiamo passati tutti. Oltre a questo, anche esteriormente ho imparato ad amarmi di più. Quindi se all’inizio c’era la me che cantava di questa donna a cui voleva tanto aspirare ora cerco di esserlo davvero in prima persona. Mi sto prendendo cura di me, mi sto amando di più e cerco anche di fermare i pensieri negativi quando posso anche se a volte è difficile. Dal punto di vista fisico ho iniziato ad allenarmi di più, a mangiare più sano e a truccarmi di meno. Per me l’acne è sempre stata un tasto dolente invece in quest’ultimo periodo ho imparato anche a farmi vedere senza trucco e questa cosa mi rende molto fiera di me.

Ti andrebbe di dirci qualcosa che la gente non conosce di te ma che ti farebbe piacere sapesse?

Che sono molto insicura e quindi ogni volta che mi espongo e che dico la mia è un atto di coraggio. Spero che questo possa essere un po’ uno stimolo per le persone che sono insicure e timide che stanno affrontando la loro vita con i mezzi che hanno. Ognuno ha il suo percorso e vorrei non farle sentire sole perché ognuno di noi ci sta provando.

Ricordo che la prima volta che ho ascoltato Chega ero in macchina con i miei genitori e stavamo andando al mare. I miei già la conoscevano e questa cosa mi fece sorridere. Come ci si sente a sapere che ogni giorno entri nelle radio, nelle playlist e nelle vite di tantissime ragazze e ragazzi della nostra generazione?

È bellissimo, se posso essere sincera non mi sembra vero. Non so come sia entrare nella vita delle persone. Mi arrivano spesso dei messaggi di amore folle che mi dico: “Ma cavolo mi merito davvero ‘sta roba?”. Io all’inizio facevo musica per connettermi con le persone perché non ci riuscivo da sola ma era molto egoistico perché lo facevo per me, per stare meglio. E pensare che questa cosa ha aiutato anche altre persone, che possa averle aiutate anche solo nel farle svagare e non pensare per forza alla loro esistenza o al loro futuro mi rende felice. Ma anche solo il fatto che abbia fatto sorridere o che tu Anna l’abbia scoperta andando al mare con i tuoi e ti ricordi questa cosa per me è già un regalo immenso. Prende tutto senso.

Il cambiamento che vorresti essere?

Io vorrei essere semplicemente Gaia. Gaia che fa il suo percorso e che sta avendo il coraggio di condividerlo con gli altri. Perché magari la mia storia può aiutare qualcuno o banalmente far ballare, piangere, cantare o sorridere. E voglio esserlo raccontando ciò che per me è sbagliato della società, raccontando che per me ci sono tanti più colori nello spettro che ci è sempre stato venduto. Con la consapevolezza che ho 23 anni, ho il mio percorso da fare, sono una ragazza e ho ancora tantissimo da vivere. E sì, certe cose me le dico ogni giorno per ricordarmele perché so che è un lavoro costante. Ho certe consapevolezze perché le ho vissute sulla mia pelle ma è un lavoro quotidiano. Quindi quello che voglio fare realmente è condividere questa sfida che è stata lanciata a ognuno di noi e vivere al meglio delle mie possibilità. Perché ognuno di noi ha il potere di vivere in questo modo, di vivere la migliore esistenza che possa vivere.