A lezione di vita (e creatività) da Alessandro Michele, super ospite del podcast di Fedez e Luis Sal

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Photo credit: Emma McIntyre - Getty Images
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Blazer verde e T-shirt bianca. Un modo di sedere composto ma non austero né autoritario. Capigliatura (iconica), occhiali e tanti anelli alle dita: è il ritratto perfetto di Alessandro Michele, direttore creativo della maison Gucci, ospite ai microfoni di Muschio Selvaggio aka il podcast di Fedez e Luis Sal. Una conversazione a tre sullo sfondo verde prato (anzi, meglio dire verde muschio) dello studio radiofonico che quasi richiama a sé l’autenticità delle chiacchiere da bar tra amici che (finalmente) si ritrovano. E che di cose da dirsi – sulla moda, la creatività e l’arte di essere sé stessi – ne hanno davvero molte.

La chiacchierata inizia con la simpaticissima gaffe di Fedez che ignorava – fino ad oggi, perché gli è stata spiegata in diretta – la differenza tra designer e direttore creativo, due concetti tanto cari quanto utili ad Alessandro Michele nell’esemplificazione dello sviluppo della sua stessa carriera. “Un caffè mi ha cambiato la mia vita – spiega il direttore creativo Gucci per parlare del colloquio informale in cui gli fu proposta l’attuale carica (che ricopre dal 2015). – Ero sull’orlo delle dimissioni, e invece poi è andata così”. Facciamo un passo indietro: Alessandro Michele lavorava già da quasi 20 anni nell’ufficio stile della casa di moda italiana, ma è con il passaggio di testimone (prima di lui c’era stata Frida Giannini) che inizia per Gucci quella che lui stesso definisce “una vita nuova, una nuova gioventù”. “Tutte le cose che voi avete visto dopo arrivano dalla mia pancia – spiega ai microfoni di Muschio Selvaggio. - Ho fatto cose veramente strane, mi hanno permesso di farle e stranamente sono avvenute in libertà, producendo cose interessanti. Siamo tanti a lavorare [in Gucci]: io sono nel mio studio, viaggio, nessuno mi costringe a fare ciò che non voglio fare, vivo una condizione di privilegio, è un lavoro che ho scelto”.

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Ma cosa nutre la creatività di Alessandro Michele? Definita da Luis Sal come una forma di “urgenza espressiva” – ottima definizione, concependola applicata a Gucci oggi – l’attuale direttore creativo approfondisce il concetto commentandolo così: “La creatività sei tu che crei qualcosa intorno a te stesso”. Una forma di espressione individuale dunque che vive e si nutre di ciò che abita dentro di noi, oggetti (che ci circondano) compresi. Uno degli hobby di Alessandro Michele è infatti propri il collezionismo (ritratti inglesi di epoca Tudor, miniature del 400, carlini in porcellana “che sono come giocattoli”): “Vivo ospite delle mie cose – spiega a Fedez e Luis. - Io sono ospite loro, loro mi ospitano e andiamo d’accordo”. Che sia questo l’opposto contrario del minimalismo? Assolutamente no: “Sono amante delle forme, degli oggetti, sono un adoratore delle cose e il minimalismo va molto d’accordo con le cose, le fa risuonare in modo fortissimo, io faccio un po’ da direttore d’orchestra”.

Photo credit: NurPhoto - Getty Images
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La libertà e l’ampio respiro con cui Alessandro Michele vive la vita gli consente inoltre di superare ogni definizione estetica, di andare oltre ogni canone preimpostato che sfidi ciò che è consentito da ciò che non lo è. “Non ci sono colpe nel creare”, dice a tal proposto il direttore creativo Gucci che – proprio in occasione dei 100 anni della maison italiana – ha voluto celebrare il grande traguardo con la collezione Aria e una forma di collaborazione – che collaborazione teoricamente non è (anche se poi lo è nella sostanza) - con Demna Gvasalia aka direttore creativo di Balenciaga.

Photo credit: Jacopo Raule - Getty Images
Photo credit: Jacopo Raule - Getty Images

L’idea di presentare la collezione come forma di hackeraggio e di non parlare quindi di collaborazione in senso stretto? “L’hackeraggio l’ha inventato Demna in una telefonata – chiarisce Alessandro Michele. - Io ero un po’ più rubacchiante, lo concepivo più come un prestito”. Fatto sta che il risultato è stato un grande successo: “La collezione è stata accolta bene, mi sembra che le persone abbiano voglia di cose diverse e apparentemente vietate… non si sa da cosa. Per festeggiare i 100 anni di Gucci, andava detto bene cosa io avessi iniettato all’interno del brand, perché l’ho fatto rinascere nutrendolo anche di cose anche degli altri. L’ultima quindi è stata un furto d’amore nei confronti di una cosa che avevo vissuto, le cose che mi piacciono di Demna”.

Photo credit: COURTESY GUCCI PRESS OFFICE
Photo credit: COURTESY GUCCI PRESS OFFICE

Quanto all’Alessandro Michele del futuro, l’invito del direttore creativo è quello di restare ben radicati nel presente: “Non c’è niente che non farei e niente che farei, sarei stupido a dire di non voler fare qualcosa. Nella vita è bello non ipotizzare niente. Non progetto quasi mai il futuro. Mi sento come una volpe che corre in un prato: l’unica cosa che mi interessa è godere del prato e correre”. Un concetto etico e molto zen, con cui Alessandro Michele ci esorta a riconcepire anche eventuali idealizzazioni della sua stessa figura all’interno della maison fiorentina: “Sono appassionato di presente. Spesso invece mi legano al passato. Anche essere ricordato nel futuro non mi interessa, perché non voglio condizionare questo presente. Fare le cose per il futuro ti rovina il presente”. E presente sia.

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