L'haute couture di Schiaparelli è una lezione di anatomia (surrealista)

Di Isabella Prisco
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Photo credit: Courtesy Photo Schiaparelli
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From ELLE Decor

Plastico, tonico, anatomico: nella nuova collezione Schiaparelli Haute Couture primavera estate 2021, il corpo si riappropria della sua fisicità primordiale. Con le mani e la forza di un demiurgo contemporaneo e la capacità immaginifica di un visionario, Daniel Roseberry ha presentato infatti una collezione d'alta moda che sfida la progettualità della sartoria d'autore, lambendo i confini dell'arte e dell'architettura. Le silhouette, a tratti aderentissime, a tratti voluttuose, diventano quindi un costrutto da abitare, mentre l'essenza della materia, così duttile e tattile, concede volume e sostanza ad abiti di indubbia meraviglia.

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"Nella mia terza collezione per Schiaparelli, ho voluto sfidare l'idea di ciò che la couture dovrebbe essere, con abiti che rispettano la tradizione di questa maison e dell'arte che c'è dietro, senza cliché associati al genere", ha raccontato Roseberry. "Voglio creare una casa di couture alternativa. Qui la fantasia non è applicata ad abiti da principessa o a capi educati. Qui la fantasia è dentro. Sono abiti che ti rendono consapevole del tuo corpo, che ti fanno pensare a come ti muovi nel mondo. Anche Elsa Schiaparelli creava abiti che torcevano il corpo, però incoraggiando un'esplorazione infantile, non nevrotica, della forma umana. I suoi erano indumenti per celebrare la gioia di pavoneggiarsi, la gioia di mostrarsi". Il disegno del direttore creativo texano, definito dalla stampa del settore "un americano a Parigi", indaga quindi lo spazio corporale attraverso l'anatomia: disseziona i tessuti dirompenti accentuando braccia e busti muscolosi. Gli accessori, d'altro canto, si impreziosiscono poi di elementi ornamentali dorati, dal naso con septum diamantato che chiude la maxi pochette ai grandi pendenti a forma di orecchio.

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"Eppure, per quanto irriverente possa sembrare, tutto questo segue l'eredità della casa e della sua fondatrice", sottolinea Daniel Roseberry. "Elsa era una grande tecnica, amava i materiali e soprattutto le innovazioni. È stata la prima couturier a utilizzare tessuti sintetici; è stata la prima a incorporare cerniere di plastica nel suo lavoro. La sua ambizione era quella di sperimentare, di essere disobbediente, in tutto: fabbricazione, forma, colore, iconografia". Tra le citazioni più chiare al lavoro della grande stilista del Surrealismo appaiono nella lista il velo del Wedding Dress del 1938, il cui cappuccio, tempestato da una pioggia di capelli blu, è oggi un decoro formato da migliaia di perline d'oro applicato a una giacca di lana, il celebre lucchetto trasformato in una minaudière e, infine, il rosa Schiaparelli, quella nuance brillante che, per la prima volta nel 1936, rese famoso il profumo Shocking de Schiaparelli.

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Il risultato della collezione Haute Couture primavera estate 2021 è dunque un défilé di eroine statuarie, terrene e celestiali, che, talvolta, implode nei bustier e nei corpetti seconda-pelle dei vestiti, talvolta, sembra deflagrare nella corporeità del tessuto: "insieme al faille di seta, alla pelle stampata e a un croccante taffettà, c'è anche il velluto di seta legato al neoprene e l'abito a colonna drappeggiato da un sinuoso jersey di seta elastico", dice il couturier. L'alta moda si spoglia quindi di fronzoli delicati, fragili come pizzi e frangibili come la seta, per vestirsi di forza e sostanza.

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