I libri per spiegare la Shoah ai ragazzi sono classici della letteratura che tutti dovremmo leggere

Di Alessia Musillo
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Photo credit: NurPhoto - Getty Images
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Il 29 gennaio 2020, giusto un anno fa, Liliana Segre si presentava davanti al Parlamento Europeo con un discorso nobile sul ricordo della liberazione di Auschwitz, partendo dall'immagine che Primo Levi racconta ne La Tregua. "Ci guardammo a vicenda, quasi smarriti. Avevamo resistito, dopo tutto: avevamo vinto. Dopo l’anno di Lager, di pena e di pazienza; dopo l’ondata di morte seguita alla liberazione; dopo il gelo e la fame e il disprezzo e la fiera compagnia del greco; dopo le malattie e la miseria di Katowice; dopo i trasferimenti insensati, per cui ci eravamo sentiti dannati a gravitare in eterno attraverso gli spazi russi, come inutili astri spenti; dopo l’ozio e la nostalgia acerba di Staryje Doroghi, eravamo in risalita, dunque, in viaggio all’in su, in cammino verso casa". Per poi passare al racconto personale.

"Il 27 gennaio, io avevo 13 anni ed ero operaia schiava presso la fabbrica di munizioni Union, fabbrica che esiste tuttora, dove si facevano bossoli per mitragliatrici. Di colpo, dopo che avevamo sentito scoppi lontani - lavoravamo nella città di Auschwitz, sapevamo e sentivamo delle cose che stavano succedendo a Birkenau -, venne il comando immediato dalla fabbrica stessa di cominciare quella che fu chiamata "la marcia della morte". Io non fui liberata il 27 gennaio dall'armata rossa, io facevo parte di quel gruppo di più di cinquantamila prigionieri ancora in vita, che eravano stati obbligati in quelle condizioni fisiche, senza parlare di che cos'erano quelle psichiche, di cominciare quella marcia che durò mesi e di cui si parla pochissimo. (...) Come si fa? Come si fa in quelle condizioni ad andare avanti? Perché la forza della vita è straordinaria. E' questo che bisogna trasmettere ai giovani". La Segre di un anno fa di fronte al Parlamento Europeo è la stessa che settimana scorsa ha collezionato il plauso del Senato alle prese con la crisi di Governo, la stessa che si mette a nudo in Scolpitelo nel vostro cuore (Piemme, 2018): un libro-racconto sulla sua adolescenza da profuga, clandestina, rifugiata. "La memoria di Liliana Segre cerca il suo approdo nel presente", inizia così. Ed è una testimonianza da leggere d'un fiato e da arricchire con l'ultimo testo che la Senatrice ha pubblicato con il saggista Gherardo Colombo: La sola colpa di essere nati

Tutti quelli che ne parlano, della Shoah, tutti quelli che ne hanno scritto, ne scrivono e ne scriveranno lo fanno per un motivo: ricordare. Anche perché, a partire dai dati 2020 Eurispes Italia, pubblicati recentemente da Einaudi Editore, il 15,6% della popolazione italiana crede che la Shoah non sia mai esistita. Eppure Il Diario di Anna Frank, L'amico ritrovato di Fred Uhlman (che insieme ai due volumi Un'anima non vile e Niente resurrezioni, per favore fa parte della Trilogia del ritorno) e Una luce quando ancora è notte di Valentine Goby sono solo alcuni dei classici (per ragazzi e per adulti) da conoscere sull'Olocausto - per non parlare poi di tutta la produzione firmata Primo Levi, il chimico che ha vissuto i campi di concentramento e che li ha raccontati nei suoi libri, di cui, fra i tanti, non è possibile non citare Se questo è un uomo o Se non ora, quando?

"Gli ebrei hanno sei sensi. Tatto, gusto, vista, odorato, udito… memoria", scrive Jonathan Safran Foer nel suo romanzo d'esordio Ogni cosa è illuminata. "Brod scoprì seicentotredici tristezze, ciascuna assolutamente unica, ciascuna una singola emozione, non più simile a qualunque altra tristezza di quanto fosse simile all’ira, all’estasi, ai sensi di colpa e alla frustrazione. Tristezza dello Specchio. Tristezza degli Uccelli Addomesticati. Tristezza di Esser Triste di fronte a un Genitore. Tristezza dell’Umorismo. Tristezza dell’Amore senza Scioglimento". Così l'autore viaggia per l'Ucraina sulle tracce del nonno sopravvissuto ai campi di concentramento. Fra i tanti volumi, testimonianza di un passato di dolore ed eredità storica da trasmettere ai posteri, è impossibile non inserire nella rosa dei romanzi da leggere il capolavoro di Bassani del 1962, Il giardino dei Finzi-Contini. Il libro, ispirato alla storia vera di Silvio Magrini, Presidente della comunità ebraica di Ferrara dal 1930, e alla sua famiglia è un racconto di isolamento - al di là di un muro di cinta a protezione degli orrori della Seconda Guerra Mondiale. Insieme a tutti gli altri titoli, va letto almeno una volta nella vita perché “più del presente contava il passato, più del possesso il ricordarsene. Di fronte alla memoria, ogni possesso non può apparire che delusivo, banale, insufficiente”.