L'iconica libreria Shakespeare and Co. di Parigi stava per chiudere causa Covid, poi il miracolo

Di Elisabetta Moro
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Photo credit: Jean-Didier RISLER - Getty Images
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From ELLE

L'odore polveroso dei libri antichi, gli avventori parigini seduti a parlare fitto con i gestori, le cataste di libri che occupano il piccolo locale tra divanetti, sedie a dondolo e strani oggetti tra cui curiosare. Al piano di sopra c'è anche un vecchio pianoforte, ingiallito e un po' scordato. Ogni tanto qualcuno - forse un turista arrivato da lontano - inizia a suonarlo. Chiunque ci sia stato, sa che la libreria Shakespeare and Company di Parigi è un luogo magico capace di riportarti indietro nel tempo fino al 1919 l'anno in cui Sylvia Beach, emigrata dagli Stati Uniti, decide di istituire nella capitale francese un luogo di ritrovo per scrittori, artisti e esponenti della cultura anglo-americana. Apre così la prima sede della Shakespeare and Co., libreria ma anche sala lettura e punto di ritrovo per intellettuali come Ernest Hemingway, Ezra Pound, Francis Scott Fitzgerald, Gertrude Stein, Man Ray e James Joyce.

Oggi le serrande verdi dell'iconico bookshop parigino sono abbassate a causa della pandemia, ma quando i lettori e gli affezionati hanno saputo che la libreria rischiava di chiudere per sempre, hanno fatto di tutto per provare a salvarla. E per ora (e per fortuna) ci sono riusciti.

"Le vendite sono calate dell'80% già a partire dal primo lockdown a marzo, a questo punto abbiamo già utilizzato tutti i nostri risparmi", ha spiegato la titolare di seconda generazione Sylvia Whitman in un'intervista ad Afar parlando delle condizioni critiche della libreria. Nell'estremo tentativo di riuscire a salvare lo storico negozio, i proprietari hanno deciso quindi di rivolgersi ai lettori, mettere sul tavolo le loro difficoltà e fare un appello per provare a risollevarsi. "Come molte aziende indipendenti, stiamo lottando, cercando di vedere una via da seguire in questo periodo in cui operiamo in perdita", si legge nell'ultima newsletter inviata agli abbonati, "saremmo particolarmente grati per i nuovi ordini sul sito Web da coloro di voi con i mezzi e l'interesse per farlo".

Detto, fatto. I gestori della libreria non si aspettavano certo una reazione del genere, ma nel giro di qualche giorno sono stati sommersi da così tanti ordini online - un record di 5.000 in una settimana, rispetto ai 100 in circostanze normali - che hanno dovuto chiudere temporaneamente il loro sito di e-commerce per aggiornarlo e stare al passo con la domanda. In un periodo così buio, sono queste le good news di cui abbiamo bisogno.

Per rafforzare lo spirito di comunità che da sempre lega lettori e amanti della libreria, i proprietari hanno anche deciso di creare alcuni aventi online per i membri del fondo Friends of Shakespeare and Company. Del resto, non è la prima volta che il piccolo negozio si trova a dover sopravvivere a tempi avversi. Nel 1929, con le vendite in calo a causa della Grande Depressione, la stessa Beach aveva avuto un'idea simile lanciando una serie di eventi a pagamento che davano alla clientela la possibilità di confrontarsi con i giganti della letteratura. Durante l'occupazione nazista, poi, la libreria era stata costretta a chiudere si dice dopo che Beach si era rifiutata di vendere a un ufficiale nazista la sua ultima copia del Finnegans Wake di Joyce.

"Il prossimo anno segnerà sette decenni da quando la nostra libreria ha aperto i battenti", si legge nella newsletter. "Ogni mattina, smontare le persiane di legno, aprire le porte e accogliere lettori e scrittori, viaggiatori da tutto il mondo o parigini, sembra sempre un immenso privilegio. Perché, oltre ad essere una libreria, Shakespeare and Company è una comunità, una comune (spesso letteralmente), di cui tutti voi fate parte. Siamo qui oggi, quasi settant'anni dopo quella prima mattina, grazie a voi". E si spera che rimarrà così ancora per molto tempo.