L'immensa e poliedrica carriera di Stefania Rocca

Di Anna Siccardi
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Photo credit: Courtesy
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From Harper's BAZAAR

Si prospetta una stagione intensa per Stefania Rocca, bellissima e versatile interprete di cinema, teatro e serie tv. La prima uscita che era prevista per oggi, 9 novembre ma slittata per le restrizioni Covid, sarebbe stato il film Dietro la notte, per la regia di Daniele Falleri, che la vede protagonista: un thriller psicologico ambientato in una sola notte, in cui dalla trama principale, che ha a che fare con una valigetta di diamanti e una rapina, germinano più trame che hanno a che vedere con il passato dei personaggi e il delicato rapporto tra madre e figlia. “Una prova intensa”, confessa la Rocca, “che mi ha precipitato nel delicato confronto con l’adolescenza femminile”. Cosa ha imparato? “Che sono contenta di avere due figli maschi…”, scherza.

Poliedrica e vastissima, la carriera di Stefania Rocca ha attraversato tutti i generi e sbancato ai premi nazionali e internazionali. Elencare la quantità di film, serie e piéce teatrali in cui ha lavorato sarebbe impresa ardua, ma basti qui ricordare che ha debuttato nell’iconico Nirvana di Gabriele Salvatores nel ruolo di Naima, la ragazza dai capelli blu, aggiudicandosi il Ciak d’oro nel 1996, per poi recitare in un’altra gemma cinematografica come Il talento di Mr. Ripley (1999) di Anthony Minghella, nominato a 5 oscar. La sua carriera interazionale continua con Pene d'amor perdute (2000) di Kenneth Branagh, Hotel (2001) di Mike Figgis e Heaven di Tom Tykwer al fianco di Cate Blanchett. Corteggiatissima dal cinema italiano, nel 2002 è in Casomai di Alessandro D’Alatri, candidata sia al David di Donatello che al Nastro d'argento e Golden Globe. Seguono la Piazza delle cinque lune di Renzo Martinelli (2003) al fianco di Donald Sutherland e Giancarlo Giannini, e poi film con Carlo Verdone, Stefano Incerti, Abel Ferrara, Carlo Vanzina e, in teatro, lavora con Alessandro Baricco, Gabriele Vacis, Franco Però e Alessandro Gassman.

Photo credit: Cristina Di Paolo Antonio
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Voluta anche da SKY, il prossimo 14 Dicembre tornerà protagonista in Cops insieme a Claudio Bisio, altro esempio di commistione di genere, tra il poliziesco e la commedia. E poi, naturalmente, ci sono le serie tv. Che rapporto ha con la serialità? “Molto positivo”, ammette. “Le serie si strutturano secondo un linguaggio e un tempo diversi rispetto ai film; alla mia prima esperienza (nell’acclamato Tutti pazzi per amore del 2008, ndr), ero un po’ spaventata da questa dilatazione dei tempi, temevo che il lavoro potesse risultarne indebolito visti i nove mesi di riprese; invece ho capito che si ha modo di sviluppare al meglio il personaggio nelle sue sfumature e in tutte le sfaccettature della trama”.

E in effetti solo un progetto di ampio respiro potrebbe raccontare la storia della moda italiana, cosa che farà il fashion movie Made in Italy, in arrivo in primavera su canale 5, in cui Stefania Rocca interpreterà Krizia, affiancata da un grande cast: Bebo Storti, Margherita Buy, Giuseppe Cederna, Marco Bocci, Fiammetta Cicogna e molti altri volti noti per ricostruire la storia del miracolo italiano. Com’è stato interpretare un’icona come Krizia? “È curioso”, dice, “perché mia sorella lavorava per lei e quindi in qualche modo conoscevo già il suo mondo”. Che legame vede, se lo vede, tra il cinema e la moda? “Sono linguaggi identitari importanti e profondamente legati. Sia nella recitazione che nella moda il piano estetico attinge a una dimensione interiore: gli attori lavorano sulle emozioni così come la moda cerca il proprio linguaggio emozionale”.

Photo credit: Cristina Di Paolo Antonio
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Altri progetti in uscita sono il remake televisivo del film Tutta colpa di freud di Paolo Genovese e, restrizioni Covid permettendo, a gennaio 2021 dovrebbe debuttare in teatro la seconda stagione della commedia Il silenzio grande per la regia di Alessandro Gassman, andato sold out ovunque alla prima stagione, che verte sul tema dell’incomunicabilità all'interno della famiglia.

“Ci sarebbe anche in preparazione un progetto da regista”, confessa, “ma i tempi per produzioni e finanziamenti sono difficili”. Ed è così che, inevitabilmente, affrontiamo il tema della pandemia e dell’impatto che le restrizioni decise per arginare il propagarsi dei contagi da Covid sta avendo sul mondo dello spettacolo. Attiva da tempo su questo fronte, Stefania Rocca è parte dell’associazione U.N.I.T.A. che vuole tutelare le professioni dello spettacolo. A proposito delle recenti restrizioni, Stefania Rocca non ci sta a vedere chiudere teatri e cinema: “È un momento drammatico per il Paese, ma la cultura va difesa e tenuta viva. Sono felice che i musei restino aperti al pubblico, ma allora perché teatri e cinema no? Laddove le distanze vengano rispettate, e ci sono tutti i presupposti perché lo siano, le sale teatro e cinema sono luoghi sicuri”. E non è solo un discorso culturale, ma anche economico: “Chiudere i cinema e i teatri non significa solo mettere in ginocchio una realtà già provata dagli scorsi mesi, senza peraltro l’ombra delle tutele o compensazioni che si attuano in altri paesi come la Francia: significa creare un danno a lungo termine: quanto ci costerà l’ignoranza?”

È uno di quei casi in cui l’intervista si chiude con una domanda a cui non si può dare risposta.