L'impressionante video della sonda Osiris-REx che raccoglie rocce dall'asteroide Bennu

Di Simone Cosimi
·3 minuto per la lettura
Photo credit:  NASA/Goddard/University of Arizona
Photo credit: NASA/Goddard/University of Arizona

From Esquire

Un touch and go di successo, almeno per le modalità piuttosto rischiose, per la missione della Nasa Osiris-Rex. Il video che documenta il velocissimo prelievo della sonda dall’asteroide Bennu, che viaggia più o meno a 321 milioni di chilometri dalla Terra ma che nonostante tutto è ritenuto un oggetto “near-Earth” da tenere d’occhio per la sua pericolosità (uno studio avrebbe calcolato otto potenziali impatti otto potenziali impatti tra il 2169 e il 2199), parla chiaro. Realizzato a partire da 82 singole immagini della fotocamera SamCam montate fra loro, la clip mostra infatti un momento storico: nella notte fra il 20 e il 21 ottobre scorsi il braccio robotico Tagsam si avvicina alla superficie di 101955 Bennu, dal diametro di 500 metri e massa da 70 milioni di tonnellate, e preleva dei campioni di diametro inferiore a due centimetri. Tutto questo in contemporanea al rilascio del contenuto di una bombola di azoto compresso, per favorire il campionamento sollevando materiale dalla superficie.

Photo credit:  NASA/Goddard/University of Arizona
Photo credit: NASA/Goddard/University of Arizona
Photo credit:  NASA/Goddard/University of Arizona
Photo credit: NASA/Goddard/University of Arizona

Il prelievo, che è andato a buon fine (anche se con qualche problema che vedremo più avanti) e i cui frutti torneranno sulla Terra nel 2023, è avvenuto sul cratere noto come Nightingale, con grande precisione e appunto per una manciata di secondi. Quanto sarebbe bastato ad “aspirare” almeno 60 grammi di materiali, polveri e forse piccoli ciottoli, che costituiranno un corpus di ricerca importantissimo per le ricerche sulla formazione del sistema solare. Il video, i cui scatti sono stati realizzati ogni 1.25 secondi, immortalano la testa cilindrica del braccio “tamponare” Bennu a 10 cm al secondo e saltare nuovamente a distanza di sicurezza grazie ai suoi propulsori, accelerando a 40 cm al secondo. La raccolta della maggior parte del materiale è avvenuta nei primi tre secondi. L’ultima immagine è stata scattata a circa 13 metri di altezza, 35 secondi dopo il decollo. Un’operazione davvero chirurgica a distanze pachidermiche dal nostro pianeta.

C’è però un piccolo problema: la sonda, lanciata l’8 settembre 2016 e dall’agosto 2018 dalle parti di Bennu per studiarne la superficie, ha raccolto più materiale del previsto e dopo l'operazione la copertura del braccio è rimasta lievemente aperta proprio per il carico in eccesso, tanto da perdersene una parte nello Spazio. Il tappo, insomma, non si è chiuso ermeticamente ma è rimasto aperto di circa un centimetro, col risultato che parte delle rocce si sta disperdendo.

Photo credit:  NASA/Goddard/University of Arizona
Photo credit: NASA/Goddard/University of Arizona

Non sembra che la perdita possa compromettere il successo della missione (a proposito, Osiris-REx sta per Origins, Spectral Interpretation, Resource Identification, Security, Regolith Explorer) e la Nasa sta studiando una serie di manovre per mettere al sicuro polveri e rocce prelevate in un contenitore collocato nella parte centrale di Osiris-Rex, per sottrarle a questa sorta di perdita. Manovre che tuttavia ne impediranno altre previste in precedenza, utili a stimare la quantità prelevata ed eventualmente a provare un secondo o addirittura terzo campionamento che a questo punto paiono del tutto esclusi. Se ne saprà di più nelle prossime ore ma la certezza sulla quantità di materiale prelevato si avrà solo il 24 settembre 2023, quando il viaggio di rientro della sonda, che inizierà il prossimo marzo, terminerà accompagnato da un paracadute sui cieli dello Utah, negli Stati Uniti.