L'incredibile storia di Aicha, la 17enne migrante sopravvissuta in mare 22 giorni senza acqua né cibo

·3 minuto per la lettura
Photo credit: Alexander Walker - Getty Images
Photo credit: Alexander Walker - Getty Images

Aicha ama il calcio, la musica e uno dei suoi eroi è l'ex capitano della nazionale della Costa D'Avorio, il giocatore del Chelsea Didier Drogba. Ha diciassette anni (il cognome non è stato reso pubblico) e qualche settimana fa in Mauritania è salita a bordo di una barca di legno per attraversare l'Oceano Atlantico verso le Isole Canarie spagnole. Aicha è stata soccorsa in mare dopo 22 giorni trascorsi senza né acqua né cibo. Intorno a lei, fatta eccezione per altre due persone, gli altri passeggeri erano tutti morti. "Non avevamo neanche più la forza di buttare i corpi in mare" ha raccontato in un'intervista alla BBC: una "fossa comune in mezzo al mare", ha descritto la scena il caporale Juan Carlos Serrano. Ora Aicha sta meglio ma la sua storia testimonia la più grave tragedia registrata su questa rotta migratoria: 56 persone sono morte prima che arrivassero i soccorsi.

Questo contenuto non è disponibile a causa delle tue preferenze per la privacy.
Per visualizzarlo, aggiorna qui le impostazioni.

Il 26 aprile scorso l'equipaggio di un elicottero dell'aeronautica spagnola ha avvistato la piccola imbarcazione di legno a 500 km a sud-ovest dell'isola di El Hierro, nell'arcipelago delle Canarie a bordo c'erano 27 corpi, si sarebbe calcolato in seguito. Gli altri 32 erano già finiti nell'oceano. "Siamo scesi a 500 piedi e abbiamo scoperto che c'erano tre persone ancora coscienti", ha spiegato alla BBC il capitano Alex Gomez dell'equipaggio militare spagnolo. Secondo il racconto di Aicha il barcone era partito dalla Mauritania tra il 4 e il 5 aprile con 42 litri d'acqua a bordo, meno di mezzo litro a testa e cibo sufficiente al massimo per i tre o quattro giorni necessari per raggiungere l'isola di Gran Canaria. Qualcosa però non è andato secondo i piani e l'imbarcazione era ormai completamente fuori rotta quando è stata trovata. "Due giorni dopo la partenza non avevamo più né acqua né cibo", ha raccontato la ragazza, "A bordo c'erano uomini che non riuscivano più a stare in piedi e gridavano per la sete".

Così parte dei migranti sono morti di fame e di sete, mentre altri si sono gettati in mare per la disperazione. Secondo i media spagnoli i corpi non sono ancora stati seppelliti: il tribunale vorrebbe tentare di mettersi in contatto coi familiari per evitare che finiscano in delle fosse comuni. L'anno scorso più di 23.000 persone sono arrivate alle Isole Canarie dalla costa dell'Africa occidentale e le cifre per i primi quattro mesi di quest'anno, "mostrano che la tendenza sta accelerando" commenta Bruno Boelpap, autore del servizio per la BBC. Di conseguenza anche il numero di persone morte nel tentativo di attraversare l'Atlantico è in continuo aumento rendendo questa rotta verso l'Europa una delle più pericolose. Aicha fortunatamente ora si è ripresa (almeno fisicamente) e ha anche incontrato uno dei suoi soccorritori, il caporale Serrano che si è offerto di ospitarla nella casa dove vive con sua moglie e sua figlia. Per ora potrà rimanere in Spagna fino alla maggiore età e sta iniziando a imparare lo spagnolo. Più avanti si vedrà, ma la sua storia, così come quella dei suoi compagni di viaggio, non può e non deve essere dimenticata.