Lino Guanciale e l'arrivo del figlio: «Ha cambiato le mie priorità»

Da questa settimana in onda su Rai2 con la terza e ultima stagione della seri tv «La Porta Rossa», Lino Guanciale deve dire addio al suo amato personaggio, il protagonista Cagliostro, un fantasma che aggiunge un tocco di paranormale alla fiction in chiave poliziesca.

«La risposta che abbiamo avuto già con la prima stagione, poi anche con la seconda, è un risultato straordinario e questo ha sorpreso per primi noi. Si trattava di una scommessa a tutti gli effetti, nonostante i personaggi fossero bellissimi, come la costruzione narrativa. Carlo Lucarelli e Giampiero Rigosi (ideatori della serie, ndr) hanno dato un sapore letterario e non soltanto di mestiere alla scrittura, fortissimo e ricco. Siamo stati felicemente sorpresi dalla capacità del pubblico di affezionarsi a una novità come questa. L'intento, con la terza e ultima stagione, è quello di non tradire le aspettative di chi ha tanto aspettato e sta aspettando questo lavoro», dice Lino Guanciale ai microfoni di Today, aggiungendo che calarsi nei panni di Cagliostro è stata una sfida.

«Sì. Io non avevo assolutamente idea di come sarebbe andata, però ho cercato sempre di fare le mie scelte partendo dall'innamoramento che scattava o meno nei confronti del personaggio da interpretare. Soprattutto da un certo punto in poi del mio percorso. Di Cagliostro era veramente impossibile non innamorarsi, sia per il personaggio in sé, per il carattere, sia per la sua particolarissima condizione. La sfida di interpretare un fantasma, con tutto quello che ne consegue, era troppo ghiotta per non essere colta».

Il merito del successo va a tutto il team di produzione e attoriale.

«C’è stato un bel lavoro di squadra. Abbiamo cercato di fare il nostro meglio, concentrandoci sull'idea, e questo ha molto compattato il cast tecnico e quello artistico. Volevamo consegnare agli spettatori e alle spettatrici un progetto nuovo, un'incognita, ma la migliore incognita possibile. Non credo di sbagliare a dire che ci siamo riusciti».

Da quando è diventato papà, però, anche gli obbiettivi di Lino sono cambiati.

«In qualche modo sì. Adesso è prioritario riuscire ad essere il più possibile presente nella vita della mia famiglia e questo cambia il modo in cui costruisci il tuo percorso. E poi - ed è la parte più bella - ha portato un arricchimento forte al mio vissuto emotivo, che è quello che bisogna portare in dote quando si fa il mio lavoro. Quindi anche sotto questo punto di vista mi ha migliorato».