L'Italia candida il caffè espresso a patrimonio Unesco, e non potremo essere più d'accordo

Di Redazione Digital
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From ELLE

Dopo la dieta mediterranea, i paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato, la vite di Zibibbo e la pizza napoletana, la prossima eccellenza della tradizione italiana riconosciuta come patrimonio dell’Unesco potrebbe essere il caffè espresso. Un prodotto a metà tra rito e socialità che vale circa 5 miliardi di euro, dà lavoro a quasi 10 mila addetti e di cui si consumano 3 miliardi di tazzine al giorno, secondo i dati rilasciati dall'Istituto Espresso Italiano (Iei). Quello del caffè è un vero culto per noi italiani e in particolare per i napoletani, un’arte radicata nella nostra tradizione al punto da aver convinto il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Stefano Patuanelli a candidarlo a patrimonio culturale immateriale dell'umanità.

Photo credit: © eleonora galli - Getty Images
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Dopo l’appello lanciato dai principali attori protagonisti della filiera del caffè che chiedevano la candidatura del Rito del Caffè Espresso Italiano a patrimonio immateriale dell'Umanità, il Gruppo di lavoro Unesco del Mipaaf ha deciso all'unanimità di proporre la candidatura e di inviare la documentazione alla Commissione Nazionale dell'Unesco, che dovrà decidere se avallare o meno la richiesta per un prodotto dagli importanti risvolti culturali, sociali e storici per il nostro Paese.

Photo credit: lechatnoir - Getty Images
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Secondo gli esperti si tratta di uno dei settori più brillanti del food & beverage, rispetto al quale l’Italia rappresenta il terzo Paese al mondo, dopo Germania e Belgio, per volumi di esportazione di caffè in tutte le sue forme, con oltre 800 torrefazioni. Non dobbiamo aggiungere altro, per noi l’espresso è semplicemente unico e più ci allontaniamo dall’Italia più ne sentiamo la mancanza. Forti della nostra identità racchiusa in quella concentratissima tazzina di caffè rigorosamente amaro, non ci resta che attendere il giudizio dell’Unesco, che si pronuncerà sulla candidatura dopo il 31 marzo.